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INAUGURATO A PERGOLA IL 9 OTTOBRE
il Museo dei Bronzi dorati e della Città di Pergola

 

Dedichiamo a questo avvenimento civico il primo articolo de "La nostra valle", nella convinzione che si tratta di un fatto che coinvolge tutto il nostro entroterra e, in specie, la Valle del Cesano.
Il nome ufficiale del Museo è quello che abbiamo messo sopra e crediamo che occorra spiegarlo, perché non passi inosservato.
Certo il ritorno a Pergola dei Bronzi dorati è motivo di gioia. Lasciamo perciò per ora da parte ogni tipo di polemica, alla quale il modo di questa restituzione – ambiguo e insicuro – darebbe spazio e ragione. Ma non è il caso di rendere triste un evento, che di per sé è già un riconoscimento del buon diritto di questa comunità e che perciò deve dare ai pergolesi e a tutti gli abitanti della zona non solo gioia, ma incoraggiamento a operare in spirito di unione e di concordia.
Vorremmo dire che il Museo, di per sé, va oltre la stessa importanza dei Bronzi dorati, in quanto rappresenta un’affermazione di storia, di civiltà, di cultura. Pergola ha finalmente quello che, indipendentemente dai Bronzi, avrebbe già dovuto avere da molto tempo. I Bronzi hanno, caso mai, operato il miracolo di far accadere quanto doveva accadere.
Ci pare quindi intelligente il nome del Museo, che, pur mettendo al primo posto i Bronzi, fa riferimento insieme alla "Città di Pergola". È come dire: Pergola merita un Museo, perché Pergola è un Museo. Lo scriviamo non ironicamente, quasi a sottolineare pesantemente che Pergola si presenta per molti aspetti quale una città in declino, fatta di pensionati e di vecchi. Lo scriviamo invece con l’intenzione di risvegliare nei pergolesi stessi il senso della ricchezza artistica e culturale del loro paese, perché, una volta consapevoli, si mettano all’altezza di tale posizione.
L’inaugurazione avviene in un momento particolare della storia di questa città: è stata colpita pesantemente, due anni or sono, dal sisma che ha sconvolto città e paesi dell’Umbria e delle Marche. Proprio questo doloroso evento ha fatto emergere quanto prima a stento emergeva: Pergola ha un patrimonio sconosciuto ai pergolesi stessi; Pergola ha un patrimonio non apprezzato – spesso messo a rischio – dai pergolesi stessi. La bellezza del paesaggio, tra i monti e i colli che degradano verso l’Adriatico, la posizione scenografica e tutta sua della cittadina, che, ai piedi della Rocca, emerge e si allunga nel pianoro delimitato dalla confluenza del Cesano e del Cinisco, è già elemento che conferisce a Pergola una fisionomia inconfondibile.
Ma è poca cosa, se non si mettono nel conto palazzi, scorci caratteristici, chiese, che arricchiscono il centro storico di luoghi nei quali si sono accumulati tesori sconosciuti di arte.
E sono tornati alla luce capolavori ignoti e abbandonati e questo nonostante che per decenni Pergola sia stata saccheggiata da antiquari senza scrupoli.
Le chiese, le tante chiese, gioielli di architettura; le tante statue lignee, oggetto magari di sola devozione, ma non conosciute quanto ad autore, bellezza, finezza artistica, valore intrinseco; le innumerevoli tele, delle quali solo ora, con i restauri, si ravvivano colori, grazia, paternità (chi conosceva Giov. Antonio Scaramuccia, Lavinia Fontana o Jacopo Piazzetta o Jean Boulanger o un Claudio Ridolfi di uno stupendo stendardo bifronte, inchiavato e inchiodato dentro un cassone di S. Vitale o gli Ercole Ramazzotti chiusi in episcopio o i tanti e validi discepoli del Barocci?); i tanti lavori in legno dorato: altari, baldacchini, glorie, cornici; le stupende panche dipinte; lo stesso reliquiario tardogotico del capo di S. Secondo, ora fulgente nella sua bellezza restaurata…
Il terremoto, tra tanti danni e paure, ha costretto a ricercare; ha cominciato a creare una collaborazione, in passato quasi inesistente, tra Amministrazione Comunale e Soprintendenze di Ancona e Urbino; ha fatto nascere rapporti tra Amministrazione e Curia Vescovile per quanto riguarda la collocazione provvisoria di opere. Queste poi dovranno tornare nelle chiese e ridare vita a un centro storico che è, nel suo insieme, la vera ricchezza di Pergola, perché i visitatori non si fermino fugacemente al Museo, ma si accorgano che Pergola è tutta da vedere, da visitare, da gustare… Però occorre che i pergolesi capiscano per primi quanto la storia e l’attività intelligente del passato ha donato loro e incomincino ad apprezzare, a curare, a rispettare, a tener pulito: insomma apprendano non solo i diritti o i vantaggi, ma anche i doveri di una "città d’arte"

                                                                         La Redazione      

  

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