Torna all'indice! Pagina 13        

L'EQUIPOLLENTE non si trova al BAR

 

Era capitato a Pergola dal profondo sud un professore di matematica che non poteva passare inosservato in un ambiente paesano come il nostro.
Passeggiava sempre solo con cappello scuro e cappotto: un cappotto demodé, abituato a restare nel fondo di un armadio in attesa di viaggi in continente.
Il giornale e la borsa di pelle sgualcita gli davano il tocco dell'uomo di cultura che ama il distacco dalla gente.
Suscitava tristezza e mistero.
È inutile dire che i pergolesi, pur assecondando la sua palese scelta di solitudine, lo guardassero con curiosità e lo facessero oggetto di salaci considerazioni.
Una sera il professore capitò in un bar per la solita tazza di caffè.
Fu colpito dal vociare di alcuni clienti raccolti attorno al biliardo e, con meraviglia degli astanti, si avvicinò per rendersi conto di quel che accadeva. Era il tempo che precede il Natale e nei bar, anche allora, si usava giocare alle "Tombole" con la posta di panettoni, torroni e bottiglie di spumante.
Comprò anch'egli le cartelle e partecipò alle numerose estrazioni. Rimase a lungo concentrato sulle carte, senza lasciarsi andare alle battute con cui gli altri concorrenti commentavano le fasi del gioco.
Vinse l'ultima tombola.
Informatosi della vincita e di quanto gli spettava chiese alla barista:
- MI DIA UN EQUIPOLLENTE
La barista guardò sorpresa la rastrelliera su cui brillavano tutte le bottiglie di liquori esposte e poi con evidente tono di persona dispiaciuta:
- Professore mio, non ce l'ho.
Il professore rimase serio e, senza manifestare disappunto o stupore, afferrò il pacco già preparato e guadagnò la porta.
Non c'era ombra di ironia sul suo viso.
Il fatto non passò inosservato nel Paese.
Il giorno dopo molti burloni si presentarono al bar e chiedere un EQUIPOLLENTE.
La barista, ormai resa edotta del significato di quell'aggettivo, fece buon viso al dileggio generale, ma non mancò di osservare: "Quel beccamorto poteva di' l'equivalente…sono una contadina…ma l'avria capito anch'io".

peppe lombardi     

    

Pagina PRECEDENTE

Pagina SUCCESSIVA