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PACIFICO NON E' PACIFISTA

 
Sull'obiezione di coscienza ci sono posizioni diverse e spesso contrastanti. A scanso di equivoci, dico subito che affermare l'obiezione di coscienza come se fosse l'esclusiva identificazione col vangelo, è almeno imprudente. La pace a tutti i costi, può significare addirittura atto criminoso.
La guerra suppone sempre un aggressore e un aggredito. Dei due chi fa la guerra? Non certo l'aggredito, il quale ha il diritto e, talora, il dovere di difendersi, usando sì il minimo mezzo ("cum moderamine inculpatae tutelae"), purché efficace. Se l'aggressione è personale, posso sì decidere di lasciarmi anche uccidere, senza reagire. Qualcuno dirà che sono un cretino, altri che sono un eroe. Ma se sono posto a capo di una famiglia o di una nazione, non posso privare i familiari e i cittadini di una proporzionata azione di difesa. Chi si difende - ripeto - non fa la guerra. Sono in armonia con la parola di Gesù: "Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, tutti i suoi beni stanno al sicuro" (Lc 11, 21). Lo stesso Gesù ammette realisticamente la possibilità di una guerra e il dovere di evitarla, mettendo in campo la diplomazia (Lc 14, 31-32).
Si sente dire da certi pacifisti che ogni struttura militare è "struttura di peccato". Di grazia, anche quella interna ad una nazione? Chi ci difenderà dai rapitori e rapinatori, dagli omicidi, dai terroristi? Se c'è l'ingiusto aggressore all'interno di una società, non può esserci anche all'esterno, proveniente magari da un Paese confinante? Chi regge le sorti di un popolo non ha il sacrosanto dovere di difenderlo, apprestando mezzi efficaci contro un aggressore sempre possibile? O vogliamo negare il peccato originale? Pensare a una pace eterna e universale è pura utopia. E l'utopia è il sonno della ragione. Lavoriamo con tutte le forze per la pace, ma non dimentichiamo che una guerra (= aggressione) può sempre scoppiare. La storia da Caino a Milosevic sta lì a dimostrarlo. Nel giugno 1995 il Papa ha rivolto all'aggressore serbo Karadzic il rimprovero di Dio al fratricida (Gen 4, 10).
Saddam Hussein ha tentato una seconda invasione del Kuwait; ma gli USA gli hanno posto un severo e convincente alto là, e il dittatore ha "obbedito"; se fossero andati i pacifisti a Bagdad con numeroso corteo e bandiere iridate garrenti alla brezza del Golfo, avrebbero ottenuto lo steso risultato? Cortei del genere sono avvenuti in vari modi e più volte nella martoriata Jugoslavia, ma gli effetti (salve le lodevoli intenzioni) sono stati…molto modesti.
Oggi si rimprovera all'ONU la sua debolezza, le incertezze, i ritardi. Il Papa stesso dice che occorre "fermare l'aggressore"; parla di "ingerenza umanitaria". Non precisa il mezzo e il modo, ma è facile immaginarlo.
Bella cosa l'obiezione; ma se un giorno tutti i giovani fossero obiettori? Il sinodo delle diocesi di Milano, a proposito dell'obiezione di coscienza, parla di "adeguate motivazioni limpide e autentiche". Succede sempre così? Da 5.000, quando l'obiettore doveva prestare servizio civile 18 mesi, le domande sono passate oggi a 33.000. Il che fa un po' dubitare della "limpidezza e dell'autenticità delle motivazioni".

Don Fiorenzo Carbonari      

 

Gentilissimo don Fiorenzo,

la ringrazio per aver posto all'attenzione dei lettori un tema interessante quale quello dell'obiezione di coscienza. Lo ha fatto, inoltre, come suo stile, senza peli sulla lingua. Mi consenta però di dissentire, ciò aiuterà anche chi ci segue a farsi un'idea. Almeno spero.
Non so se, come lei dice, essere pacifisti può essere un atto criminoso, di certo ritengo sia sbagliato voler identificare l'obiezione di coscienza come unica scelta giusta per il cristiano. Vero è però che nel vangelo - non dovrei essere io a insegnarglielo - vige ed impera la legge dell'amore e quest'ultimo mal si sposa con la guerra. Ne è, semmai, la sua negazione. Non è forse il vangelo ad insegnare che se uno ti schiaffeggia tu devi porgere anche l'altra guancia? Altro che guerra!
Non è sempre del vangelo l'insegnamento di non fare agli altri ciò che non vorresti fosse fatto a te?
Le piacerebbe che qualcuno la torturasse solo perché lei ha avuto la sventura di nascere in Bosnia anziché in Austria? La guerra, caro don Fiorenzo è anche questo e lei, che di capelli bianchi in testa ne ha qualcuno più di me dovrebbe saperlo bene.
Nel vangelo non mi risulta che vi siano versetti che invitino alla guerra e nemmeno quello da lei citato lo fa.
Ma veniamo all'obiezione di coscienza che è un tema di grande interesse per i giovani che ci seguono.
L'obiezione di coscienza è una scelta rispettabilissima e, se motivata da profondi convincimenti di fede, è un gesto nobile.
Purtroppo però in Italia spesso accade che le cose serie diventano panzane.
Così è successo che l'obiezione di coscienza è diventata una scappatoia per i lavativi e quindi, ormai spesso, una buffonata. Prima serviva per svolgere mansioni di servizio che comunque formavano l'individuo - si pensi a quanti hanno prestato servizio tra i malati o facendo assistenza ai portatori di handicap - ora si risolve spesso ad essere imboscati in un ufficio sotto casa anziché andare a marciare con gli alpini.
Insomma da una scelta coraggiosa (gli anni di servizio erano due anziché uno e rischiavi pure la galera) si è passati ad una scelta di comodo.
Una delle cose più difficili che un giovane deve imparare è quella di assumersi le proprie responsabilità, perché sta qui la chiave di volta per diventare adulti. Lo stato creando una facile scappatoia al servizio di leva, non ha da questo punto di vista aiutato i ragazzi. Anzi gli ha insegnato a svignarsela e forse - me lo conceda - a diventare più italiani.

Paolo Fadelli      

 

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