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FURIA :
una cagnetta...anche troppo intelligente |
Mimmo Battistini, appassionato
cacciatore, tenne per parecchi anni, una cagnetta bravissima e tanto affettuosa verso il
padrone da commuovere chi avesse indugiato ad osservarla.
La bestiola era di una vivacità e di una sensibilità sorprendenti: capiva il padrone
dagli sguardi e dalle sfumature della voce. Non era grossa: poco più di un batuffolo, ma
di una incredibile disponibilità e prontezza.
In compagnia di questo animale, una mattina di ottobre, Mimmo andò a caccia alle palombe
in una località molto nota detta "Pianella dei Rai".
Più mattiniero di lui, trovò sul posto un certo Biondi Marco ed il figlio, suoi
conoscenti della campagna pergolese, che avevano già occupato la posizione più
favorevole.
Mimmo si era dovuto piazzare in un altro riparo ad un centinaio di metri.
Fu una mattinata deludente. Mimmo non sparò un colpo. Verso le 11 passò un branchetto di
palombe, ma fuori tiro per il Battistini. I Biondi invece riuscirono ad allentare due
colpi che andarono a segno. Due palombe andarono a cadere lontano giù nella vallata,
dove, a causa della macchia fitta, non era facile ritrovarle.
Il ragazzo, stimolato dal padre, dopo qualche esitazione, si accinse a scendere per
recuperare la selvaggina.
Furia, impaziente, guardò il padrone, quasi aspettasse un cenno di assenso ad un suo
desiderio.
Mimmo capì, la guardò, si limitò a sorridere senza dire una parola. La bestiola partì
come un razzo e dopo qualche minuto era di ritorno con una palomba in bocca.
La mise in terra dentro il riparo, scodinzolò tutta felice intorno al padrone
aspettandosi una carezza, poi ripartì per la seconda missione. Con lo stesso ritmo, dopo
pochi minuti, eccoti Furia con la seconda palomba.
Per lei il problema era risolto; per il padrone invece si poneva in quel momento. Che
fare?
Chiamare il Biondi e restituire le due palombe oppure continuare sulla strada
dello scherzo (da prete) che la cagnetta aveva così brillantemente iniziato? Piuttosto
imbarazzato, non parlò subito, poi si trovò ad accettare il fatto compiuto.
Sistemò le due palombe dietro l'ampia sacca della sua giacca da cacciatore e aspettò gli
eventi.
Dopo quasi una mezz'oretta il figlio del Biondi, dal vallone, incominciò a gridare al
padre che gli indicasse la giusta direzione, perché le due palombe non si trovavano.
Il padre, che non vedeva il figlio, regolandosi sulla direzione della voce lo faceva
spostare ora iù a destra, ora più a sinistra, ma inutilmente. Allora anche Mimmo fece
finta di interessarsi alla vana ricerca consigliando il ragazzo a scendere più in basso,
aggiungendo così il cotto al bollito.
Poiché mezzogiorno era ormai suonato da un pezzo, Mimmo salutò lasciando i due
cacciatori in una vana quanto affannosa ricerca.
Il Biondi, esperto cacciatore, escluse, dal modo come i due volatili erano caduti, che
avessero subito l'effetto della "passata", cioè rimasti soltanto tramortiti o
leggermente feriti si fossero ripresi e allontanati dal luogo della loro caduta.
Rimasero così per parecchio altro tempo: il figlio a protestare che le palombe non si
trovavano, il padre ad insistere che guardasse con maggiore attenzione. Sconcertato da
questo fatto, il Biondi-padre ebbe il dubbio che fosse stato il Sor Mimmo a fargli sparire
le due palombe. Ma come se non si era mosso dal capanno? Pensa e ripensa gli venne in
mente che aveva anche il cane. Sì, ma, pur ammettendo che questo fosse arrivato sul posto
prima del figlio, ne avrebbe presa una, non tutte e due. Domandò al figlio se si fosse
accorto della presenza di qualche cane nella zona, ma il ragazzo non si era accorto di
niente. Biondi ci passò un paio di notti di dormiveglia per venire a capo di quel
mistero.
La terza mattina dopo l'accaduto, si alzò presto e venne a Pergola: aspettò la Rosina,
la donna di Battistini, che uscisse di casa per andare a fare la spesa, la seguì e
l'abbordò mentre usciva dal mercato coperto di Via Foro Valerio.
I due si conoscevano bene; sembrò un incontro casuale.
"Buongiorno signora Rosina: come state?". Poi, guardando la borsa della spesa
"ma che bella insalata avete comperato! Che fa, cucina le palombe, oggi?"
La Rosina, non pensando minimamente a domande interessate, ingenuamente risponde:
"No, le due palombe le ho cucinate ieri."
"Eh, già, mica tutti i giorni si può mangiare le palombe!"
Conclude amareggiato il Biondi.
Così se ne ritornò a casa con il sangue in tumulto, pensando a come avrebbe potuto fare
per ributtargliela sui denti.
Non passarono molti giorni che i due si incontrarono di nuovo a caccia; Mimmo aveva con
sé quell'argento vivo della cagnetta.
"Ma che bella cagnetta che avete Sor Mimmo!"
Il padrone, accarezzandola, incominciò a lodarne la bravura, la fedeltà, l'intelligenza.
"Lo so, lo so, riprese Biondi, è capace di far miracoli; riesce a far portare a casa
le palombe al padrone, senza fargli consumare le cartucce!"
Mimmo, divenuto improvvisamente serio, accusò il colpo; poi, vedendo la faccia compunta e
quasi mortificata dell'uomo che gli stava davanti, gli venne tanto da ridere.
La cosa finì allegramente con un bell'invito a pranzo: padre e figlio. Anche Furia si
dimostrò molto ospitale: non era colpa sua se non gli era stato insegnato il settimo
comandamento. |
Mario
Beci
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