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Ma io non sono il passatore!

E non sono più neanche un cercatore di funghi da quando le mie ossa hanno dichiarato lo sciopero generale permanente. Nonostante ciò… "la volpe perde il pelo, ma non il vizio", alcune sere fa, senza dire niente ai familiari per non farli stare in pensiero, ho voluto fare la mia scappatella e, zitto zitto, sono andato sul monte di Bellisio. Senza dare ascolto alle ossa scricchiolanti mi sono inginocchiato, come una volta, davanti ad ogni fungo buono, e per due motivi: il primo per raccoglierlo senza danneggiarlo, con l'apposito coltello da funghi; il secondo lascio indovinarlo al lettore.
Il tempo è passato in un baleno e sull'imbrunire ho raggiunto la macchina. Stavo rientrando pienamente soddisfatto, anche se un po' stanco, quando in prossimità del ponte sul Cinisco, sulla strada che scende da Montaiate, mi capita un imprevisto. All'improvviso il motore si spegne e non riesco più a farlo ripartire.
Dopo qualche minuto, ci tengo a precisare che ancora era giorno bene, scende dalla strada di Montaiate una bella macchina con dentro due persone che non conoscevo. Faccio un cenno per chiedere un passaggio. A fianco dell'autista c'era una donna, forse la moglie, che tutta allarmata per quel mio cenno, sollecitava l'uomo, in modo molto evidente, a non fermarsi. L'autista ha rallentato un poco per darmi il tempo di farmi da parte, anche perché la strada è stretta, ed ha continuato, come se non mi avesse visto.
Dopo un plausibile momento di sconcerto, mi è uscita spontanea questa espressione: "Ma io non sono il passatore!". Né il re della strada, né della foresta. Eh, Sant'Iddio, non avevo mica il trombone spianato da incutere tanta paura!
Il pensiero di risolvere in qualche modo il problema del ritorno a casa, mi ha fatto dimenticare momentaneamente quello strano comportamento.
Mi è venuto subito in mente di avere un amico e mio ex alunno - Ubaldo Vennarucci - a qualche centinaio di metri, il quale, molto gentilmente, lasciati i suoi impegni, mi ha riaccompagnato a casa.
A mente serena, ritornando sull'accaduto, mi si sono affollate tante sconcertanti domande: "Ma è possibile che, oggi, tanta gente della città viva con lo stesso stato d'animo di quella signora? Che se uno sconosciuto le si avvicinasse per chiedere una semplice informazione, scapperebbe terrorizzata pensando ad un drogato o ad un ladro che voglia rapinarla, oppure ad un assassino? Che se in una strada trafficata si imbattesse in un incidente, trovando il modo di sgusciare via, scapperebbe senza prestare soccorso? Ma dov'è il prossimo? Ha ancora un significato il termine "socializzare" di cui sono piene la scuola e la politica? A tal punto di inumanità e di barbarie è pervenuta la società che vive nella civiltà tecnologica?
Allora mi domando: Siamo sulla vetta, o piuttosto siamo già ricaduti, senza esserci accorti, nel fondo della valle dei ricorsi storici teorizzati dal nostro Vico?

  Mario Beci     

 

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