Il ritorno del
famoso reperto archeologico di Cartoceto di Pergola ha segnato una data storica per la
zona dell'alto Cesano.
Evitando inutili e pericolosi trionfalismi si è organizzata una manifestazione di
spessore culturale elevato con l'intelligente coinvolgimento dell'associazionismo locale.
Il discorso del sindaco Conti al Capitol incredibilmente affollato è stato improntato
alla moderazione dei toni sui motivi di contesa che hanno caratterizzato gli undici anni
dalla prima esposizione. Anche l'attribuzione dei meriti e l'indirizzo dei ringraziamenti
hanno toccato con precisione o hanno zumato a distanza su enti e persone secondo le
convenienze del momento. Conti su questo è stato maestro e del resto tutti sappiamo
quanto sia abile nello smussare le punte e nel temporeggiare quando le decisione sono
impegnative e contrastate.
Conti non ha avuto bisogno di autoincensarsi poiché la festa organizzata per l'apertura
del museo magnificava di per sé i suoi meriti di uomo di mediazione e di compromesso.
Ma ora l'attende il lavoro della verifica e qui "si parrà la sua nobilitate".
Bella manifestazione dunque, appannata solo dall'ombra di un manifesto ds (democratici di
sinistra) che ha messo in luce quanto sia inutile cambiare le etichette se il prodotto è
sempre quello.
Ma ci sono stati silenzi di
troppo.
A questo punto mi pare giusto
ricordare gli assenti e i dimenticati per diplomazia o per cattiva memoria.
Eccoli.
Non avremmo avuto il problema dei
Bronzi se nel lontano 1987 lo storico pergolese Sandro Sebastianelli non avesse sussurrato
all'orecchio dell'assessore Droghini Giuliano che a Firenze stavano ultimando il restauro
del reperto archeologico e se l'assessore stesso non si fosse "messo in
agitazione", com'è suo costume, con la complicità di tutta la giunta di
centrosinistra del dott. Latella.
Mettendo a frutto amicizie e conoscenze, l'appoggio incondizionato della Provincia, degli
Istituti di Credito e delle Associazioni locali ottennero la stupenda mostra del 1988.
Eventualità allora ritenuta impossibile.
Come dimenticare i "muratori" che scongiurarono l'asporto dei Bronzi
dall'ex convento di S. Giacomo? Determinante fu la fermezza dei cittadini che si opposero
ai rappresentanti della sovrintendenza dei Beni Culturali marchigiani e alle forze
dell'ordine presenti in numero eccessivo.
E che dire del contributo decisivo dei parlamentari Tornati e Rubinacci (muratori
eccellenti) avvantaggiati dalla loro immunità?
Ma si possono dimenticare i Lions del Cesano che, con il prof. Marra di Serra
Sant'Abbondio, tanto contribuirono con convegni, interventi giornalistici e pubblicazioni
mirate a divulgare in Italia e nel mondo il valore dell'opera archeologica e ad affermare
la convinta appartenenza della stessa alla custodia dei Pergolesi?
In questo filone non può essere dimenticato il dott. Veschi, vero amico dei
Pergolesi, che nella sua veste di Direttore Generale del Ministero delle
Telecomunicazioni, si è inserito con Mostre Filateliche e Annulli che hanno diffuso nel
mondo l'effige e la fama dei Bronzi Dorati.
Ma un merito particolare va al Ministro Ronchey che ebbe il coraggio e la
determinazione di decretare in favore di Pergola alla luce di giudizi e sentenze del TAR e
del Consiglio di Stato.
Al ministro Bono Parrino va attribuito il merito di aver rotto per la prima volta
nella storia dell'amministrazione dei Beni Culturali il dogma dell'accentramento dei
reperti nei musei nazionali e regionali secondo l'interpretazione della legge del 1939. La
Bono Parrino fu antesignana del museo diffuso nel territorio lasciando aperto il discorso
sul museo pergolese con un decreto di istituzione che aprì una breccia nella mentalità
conservatrice di politici e di funzionari ministeriali e periferici.
Ho ricordato alcuni
dimenticati, forse non tutti.
E nel libro nero chi dobbiamo
mettere?
Ce ne sono purtroppo molti, a
cominciare dal Sindaco di Ancona Galeazzi, caricato di malavoglia dal prof.
Zampetti.
E c'è anche la Regione Marche per la sua assenza protratta per troppi anni, come se il
problema non la riguardasse.
L'ex ministro Veltroni, palesemente legato ad amicizie ed interessi di bottega,
interprete principale di un "regime" sordo al diritto dei deboli e colpevole
recidivo di omissione di atti di ufficio nei confronti di un decreto ministeriale
inequivocabile e perentorio.
L'attuale ministro Melandri ha seguito, fin che ha potuto, le orme del suo
predecessore, e, quando è stata messa alle strette dalla ultimazione del museo pergolese,
ha scelto la via pilatesca di passare al suo sottosegretario la soluzione del compromesso
che non risolve il problema ma, alla distanza, rischia di minare alla base un progetto di
valorizzazione dei Bronzi stessi e di vanificare le attese di tanta popolazione.
La transumanza sarà nociva per tutti, soprattutto per noi pergolesi che, a motivo dei
Bronzi dorati, stiamo rinascendo a una vita culturale purtroppo inficiata da troppi
compromessi e da tante incertezze deleteria. |