Or
non è gran tempo, è apparsa la proposta di lavorare la Domenica, non solo nel commercio,
ma anche nell'industria.
La concezione cristiana (e direi anche umana) del lavoro esclude tale prospettiva. Il
riposo settimanale, infatti, è legge fin dall'antichità. Durante la Rivoluzione francese
la Convenzione nazionale (1792) volle distruggere il calendario gregoriano e la divisione
settimanale. La decade sostituì la settimana, ma l'improvvida innovazione durò poco. Il
ciclo ebdomadario (molti lo ritengono di diritto divino) lo troviamo ben radicato anche
oggi nelle tre grandi religioni monoteiste. Per noi cristiani la Domenica è il
"Giorno del Signore" e va vissuto con Lui a tipo sponsale. Il riposo giova al
fisico, favorisce gli affetti familiari, richiama alla preghiera e al culto divino.
Quanto al lavoro, in particolare, si deve dire che l'uomo è signore delle cose, non
suddito; che la necessità di lavorare dipende dal fatto che le cose non sono pronte a
"servire", ma hanno bisogno di essere trasformate, così Dio associa l'uomo
all'opera creativa; che il lavoro non è fine a se stesso, ma mezzo al benessere
spirituale e materiale del singolo e della società; che dopo il peccato originale il
lavoro ha un'impronta di fatica, per quanto le moderne tecnologie riescano ad alleviarla.
Il sistema economico non sviluppato fissa il tempo del lavoro (o magari lo prolunga), per
aumentare la produzione. Al contrario, il sistema sviluppato fissa la produzione e riduce
gradualmente i tempo del lavoro. In tal maniera si dà maggiore spazio alle attività
così dette liberali (del "tempo libero").
I sistemi economici ancora in auge creano bisogni sempre nuovi; tutto è subordinato alla
produzione che non viene mai bloccata, per cui l'uomo, anziché fine di essa, ne diventa
mezzo. Così, paradossalmente, l'eccesso di produzione è causa di infelicità. Occorre
cambiare il modello: non più l'uomo per il lavoro (stacanovismo), ma il lavoro per
l'uomo.
L'idolatria del lavoro, fondata su una visione materialistica dell'uomo, induce a
sbarazzarsi della Domenica e del suo significato spirituale-religioso, e costituisce un
grave pericolo per la sua dignità.
L'esito del referendum del 1995 che ha conservato alla Domenica la fisionomia di sacertà,
ha segnato la vittoria della ragione e della buona tradizione.
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