Nell'universo
musicale italiano esistono artisti meno considerati dal pubblico, ma non per questo meno
validi di molti altri più famosi; tra essi troviamo una nostra conterranea, la fermana
Tania Montelpare, in arte Lighea, la quale da diversi anni compone e pubblica canzoni,
spesso collaborando con importanti autori; al suo attivo troviamo anche un primo posto al
Festival di Castrocaro del 1993.
In questo numero faremo un revival del '95, anno in cui la cantautrice marchigiana
pubblicava un LP dal titolo riportante il suo stesso nome, realizzato in collaborazione
con altri autori tra i quali troviamo Michele Pecora, artista di discreto successo negli
anni Settanta.
Nell'album "Lighea" vi sono tre brani che rappresentano delle autentiche
"perle" dal punto di vista melodico... e non solo.
La canzone di punta è "Rivoglio la mia vita", pezzo eseguito al Festival
sanremese del '95, quando ottenne un apprezzabilissimo sesto posto finale, scavalcando
molti big della nostra canzone. Riguardo ai versi si può parlare di brano semiserio,
aggettivo riferito a quelle opere in cui l'autore, dopo averci intrattenuto a lungo su un
dato concetto, arriva alla fine - spesso servendosi di poche parole - ad esprimere
tutt'altro, magari anche il contrario di quanto avesse trasmesso sino a quel momento, allo
scopo rendere più penetrante il proprio pensiero.
Le strofe del singolo "Rivoglio la mia vita" danno infatti l'idea della
volontà di troncare una relazione amorosa per darsi alle pazze gioie. I versi
dell'inciso, in cui il tono di voce si fa altissimo e grintoso, sono poi intrisi di parole
del tipo: "Porta via il tuo cuore, il nostro futuro / prima che lo schiacci lì
contro quel muro / porta via l'amore", espressioni che nessuno vorrebbe mai
sentirsi rivolgere dalla persona amata; l'inciso stesso però, in contraddizione con
quanto precedentemente detto, termina con "e dammi qualcosa di più":
siamo quindi di fronte al desiderio di non volersi accontentare di un amore certamente
sincero ma, nonostante tutto, ancora abitudinario e superficiale.
Il secondo motivo è intitolato "E basta" ed è un brano che Lighea
definisce autobiografico, poiché rievoca un periodo di crisi, paragonato ad una
situazione descritta in un film di Charlie Chaplin, dal quale riuscì fortunatamente ad
uscire grazie ad uno sforzo di volontà sintetizzato nei versi: "E basta con il
tempo ad aspettare niente / perché qualcosa avvenga per gioco o per caso / se non è
facile riuscire a sognare non mi addormenterò". Il rifiuto di uno sterile
ripiegamento su se stessa è efficacemente espresso dall'esclamazione "oh no"
più volte ripetuta alla fine delle strofe cantanti il disagio; la stessa espressione
conferisce inoltre al pezzo un buon andamento melodico.
La terza ed ultima "perla" è costituita da "Sono viva", motivo
veloce e dai connotati rock, in cui la cantante ci presenta nuovamente l'uscita dal
periodo buio prima descritto, cercando anche di spingere un'amica in difficoltà a trovare
il coraggio di andare avanti proprio come aveva già fatto lei. Il verso "guardami
in fondo negli occhi e rileggimi pagina su pagina" è quasi una testimonianza
della propria esperienza passata. Inoltre, facendo leva sulla realtà per cui la chiusura
in se stessi e il non voler mettersi in discussione - spesso dovuti al rifiuto di tirar
fuori il coraggio - non migliorano affatto quel genere di situazioni, giunge ad avvertire
la sua interlocutrice con parole del tipo: "Hey, stai così che non parli e non
vedi / mentre i sogni ti cadono ai piedi / e ripeti che non ne puoi più. / Spara anche
tu, spara in aria e non farti fregare / apri gli occhi e comincia a pensare / che se voli
puoi dire anche: sì sì sì sono viva!".
Credo proprio che ogni ulteriore commento si riveli superfluo. |