Questa
previsione o profezia, attribuita a Padre Pio, dotato, tra diversi carismi di uno spiccato
senso umoristico, si è puntualmente realizzata in occasione della sua Beatificazione,
avvenuta a Roma, in Piazza S. Pietro la domenica mattina del 2 maggio, quando Giovanni
Paolo II ha presieduto il solenne rito dell'iscrizione del Cappuccino nell'albo dei Beati.
L'evento della Beatificazione, per sua natura alieno dal clamore e dalla mondanità, è
stato invece preceduto da un profluvio di immagini, parole, commenti, interviste,
reportages, che hanno riempito pagine e pagine di giornali, ore e ore di trasmissioni
televisive.
Già nella settimana precedente la beatificazione, giorno dopo giorno, si sono susseguiti
speciali giornalistici radiotelevisivi, volti ad indagare ogni piega della vicenda umana e
spirituale del Frate di Pietralcina, definito a ragione "il Santo più popolare
dell'Italia nel XX secolo".
A noi più che il clamore delle manifestazioni e il fatto reclamistico, interessa tentare
di conoscere il profilo umano e spirituale di Padre Pio, con gli ovvi limiti consentiti
dalla brevità di un articolo.
Il Papa Paolo VI, ricevendo in udienza il vicario generale dell'Ordine dei Cappuccini, il
20 febbraio 1971, parlando di Padre Pio disse: "Guardate che fama ha avuto! Che
clientela mondiale ha adunato intorno a sé! Ma perché forse era un filosofo? Perché era
un sapiente? Perché aveva mezzi a disposizione? La ragione è un'altra. Attirava gente
perché diceva la messa umilmente, confessava dal mattino alla sera, perché portava le
stigmate che lo facevano rassomigliare a Gesù. Era uomo di preghiera e di
sofferenza".
Queste parole di Paolo VI offrono la chiave spirituale, per accostare una figura lineare e
complessa nello stesso tempo, proprio perché si tratta di un personaggio poliedrico,
dalle molte sfaccettature umane, spirituali e carismatiche. Per queste sue caratteristiche
fu ammirato e quasi venerato in vita da decine di migliaia di devoti in tutto il mondo,
sottoposto a indagine e anche a censura, esaltato e calunniato.
Per rassomigliare a Gesù, doveva anche lui soffrire molto e percorrere la via del
Calvario. Portò le stigmate per oltre 50 anni: erano ferite aperte, sanguinanti e
dolorosissime, perché interessavano la nervatura delle mani. Soffriva inoltre di
"broncoalveolite doppia", una malattia che lo ha tormentato per tutta la vita.
Soffrì molto anche per le indagini, le accuse, i provvedimenti restrittivi a cui fu
sottoposto dal S. Ufficio. Sono prove a cui Dio sottopone le anime a lui particolarmente
care.
Tra le opere da lui compiute ne
ricordo due:
1. La Casa sollievo della sofferenza, un'opera assistenziale e sanitaria divenuta
ormai di prim'ordine per la qualità del servizio ospedaliero, e per lo spirito di amore e
di carità con ci gli ammalati vengono curati.
2. I Gruppi di preghiera oggi diffusi in tutto il mondo. Ispirandosi alle parole di
Pio XII "Non temiamo, ma preghiamo", Padre Pio ripeteva "non
stanchiamoci mai di pregare. La preghiera fa violenza al cuore di Dio, ottiene le grazie
necessarie. Senza la preghiera, la nostra Casa sollievo della sofferenza è un po' come
una pianta priva di aria e di sole".
Circa l'eroicità delle virtù da
lui praticate nella sua vita ascetica e mistica i teologi consultori danno le seguenti
fondamentali indicazioni:
1. Somiglianza anche fisica con il Cristo;
2. Celebrazione della S. Messa rivivendo in sofferenza la Passione di Cristo (per questo
la sua Messa durava fino a tre ore);
3. Devozione singolare tenera e filiale alla Madonna;
4. Amore filiale verso Dio e carità totale verso il prossimo;
5. Obbedienza super-eroica alla sacra gerarchia in ogni suo ordine e grado.
Morì alle ore 2,30 del 20
ottobre 1968, dopo aver ricevuto il Sacramento dell'Unzione degli Ammalati, tenendo in
mano il Rosario e pronunciando le ultime parole "Gesù
..Maria".
Padre Pio, figlio dell'Italia e di S. Francesco, ha lasciato a noi tutti uno splendido
esempio di un uomo che ha saputo imitare Cristo nella sofferenza e nella santità. |