La
riflessione sul "Padre nostro", iniziata con la scheda del mese precedente, vuol
completare il tragitto percorso durante l' "Anno del Padre" con un'ultima tappa
significativa: la Preghiera .
Nel "Padre nostro" Gesù ci ha dato la sostanza di ogni nostra preghiera. Ne
abbiamo già fatto una lettura globale.
Ora prendiamo in esame la prima delle due parti nelle quali la preghiera è evidentemente
strutturata: la dimensione verticale e la dimensione orizzontale.
La dimensione verticale del
"Padre nostro"
Dio al primo posto
Più che preghiera vocale il
"Padre nostro" è meditazione. Ti dà gli spunti su cui riflettere: è preghiera
silenziosa, anche quando la pronunci ad alta voce con gli altri.
La sublimità di essa sta innanzi tutto nell'evidenziare che Dio è Dio; Dio è
l'unico; non c'è altro dio all'infuori di lui.
Il vertice, il punto nel quale si condensano tutto il pensiero e tutto il sentimento
dell'intera preghiera, sta nella parola con la quale si apre: Padre!
Sta qui la novità, l'intuizione divina, l'unicità di questa preghiera. Possono esserci
anche altre preghiere nelle quali Dio è chiamato con questo appellativo, ma ti accorgi da
tutto il contesto che qui esso ha una significazione tutta sua: c'è la tenerezza, c'è la
fiducia, c'è l'abbandonarsi a Colui che è Amore.
Dio è grande, Dio è onnipotente, Dio è tutto; ma questo Dio è Amore, amore infinito,
che racchiude in sé ogni aspetto dell'amore: paternità, maternità, amore sponsale,
amicizia, perdono. Dio è Colui che si dona. Ed è "Persona", essere
intelligente e libero, al quale mi rivolgo, ci rivolgiamo, come a un "tu" che ci
ha fatti a sua immagine e somiglianza.
Questo Dio è "nei cieli". La Bibbia gli dà una dimora: "i cieli dei
cieli", al di sopra e al di fuori del cielo e della terra che Egli ha creato. Così
la "trascendenza" di Dio è assoluta e, con la trascendenza, la sua realtà
"spirituale". Nulla ha a che fare con questo Dio ciò che da Lui è stato
creato. C'è l'abisso che separa necessariamente la natura divina e la natura creata. La
prima "è" da sola. L'altra "è" solo perché c'è la prima. Dio è
l'infinito, è l'eterno. L'universo, il cosmo, può essere incommensurabile, ma Dio che
l'ha creato non si confonde con esso: il suo essere infinito e il suo essere eterno è
d'altro genere: Lui può creare l'infinito,
Lui può creare l'immortale; ma Lui è l'infinito, è l'immortale. E questo
Dio è Padre, cioè è Amore!
Il creato è in funzione di
Dio
L'impiego dell'imperativo nelle
invocazioni che costituiscono la prima parte del "Padre nostro" è, a
rifletterci, logica conseguenza. Sta a dichiarare: "Non può non essere così; è
così".
- Dio è "Santo, Santo, Santo", cioè infinito nelle sue perfezioni. Per
questo il suo nome è santo. Il "nome" nel linguaggio biblico esprime la realtà
di una persona. Dio è la santità, la pienezza di vita e di perfezione. Ebbene Dio
dev'essere riconosciuto come tale: santificarlo vuol dire "riconoscerlo Santo".
Non può non essere così, perché è così. "I cieli cantano la gloria di Dio,
l'opera delle sue mani annuncia il firmamento". Spetta alla creatura intelligente e
libera riconoscere questa gloria.
- Dio è il Re dell'universo. Quanto più le creature rispondono al progetto del
creatore, tanto più si manifesta il bene che scaturisce dal suo progetto, per la gioia di
tutti, per la piena realizzazione nel bene di tutti e di tutto. Chiedere a Dio che venga
il suo regno è chiedergli che si realizzi in pieno il suo progetto, che è quello di
formare tra gli uomini una famiglia unita nella fede e nell'amore. Conoscere questo
progetto deve voler dire collaborare alla sua attuazione, sapendo che si attuerà. Il
"regno di Dio" è in mezzo a noi; è in noi. Il "regno di Dio" è
venuto, viene, verrà. La storia è tutta un Avvento.
- Dio è il bene. Chiedere a Dio che sia fatta la sua volontà è chiedergli che le
creature intelligenti e libere accettino che si compia il bene che egli ha programmato e
volere con Lui che si compia in tutto il creato. Dio ha creato "il cielo e la
terra", le realtà invisibili e quelle visibili, ha creato gli angeli, gli uomini, il
cosmo... Tutto deve rispondere "sì" a quanto egli ha voluto.
L'imperativo delle nostre
domande diventa così un imperativo per noi.
Lo Spirito Santo grida al Padre
nel cuore degli uomini, figli nel suo Figlio: grida con "gemiti inesprimibili"
che Dio sia Dio e che tutti lo riconoscano per quello che è. |