Dal capitolo1,
versetto 24, della lettera ai Colossesi al capitolo 2, versetto 5, San Paolo parla della
lotta sostenuta con coraggio e con grande sofferenza per il servizio del Vangelo.
"Per questo mi affatico e lotto, con la forza che viene da lui (Cristo) e che agisce
in me con potenza" (1, 29).
È molto importante questa dichiarazione dell'apostolo che rivela la chiara consapevolezza
di essere posseduto da Cristo ("Cristo vive in me", ha scritto nella lettera ai
Galati 2, 20; "Per me il vivere è Cristo", ha affermato nella lettera ai
Filippesi 1, 21) e di agire in suo nome e per la sua potenza. L'unione con Cristo spiega
il valore salvifico delle sue sofferenze apostoliche: "Completo nella mia carne
quello che manca ai patimenti di Cristo, a favore del suo corpo che è la chiesa" (1,
24). La croce di Cristo si rende presente nella storia attraverso la croce dei cristiani e
di quanti faticano per la verità, per la giustizia, per la concordia universale. Dove
c'è la croce, c'è il Signore con la sua potenza salvatrice e santificante.
"Perciò sono lieto delle sofferenze che sopporto per voi" (1, 24): è il
paradosso cristiano (gioire per la sofferenza), testimoniato da Gesù, vissuto dai
martiri, fatto proprio da chi cordialmente aderisce al Cristo crocifisso e risorto. Nella
"Vita prima" di Tommaso da Celano si narra che, dopo la conversione, S.
Francesco d'Assisi, ricercato dal padre minaccioso nei suoi confronti, "gli va
incontro spontaneamente, gioioso, dichiarando di non aver più paura delle catene e delle
percosse, e di essere pronto a sopportare ogni male per il nome di Cristo" (Fonti
francescane, n. 342). Non è masochismo, ma amore traboccante!
San Paolo spiega la ragione di fondo, che lo sostiene nel suo ministero e nel suo impegno
sofferto e generoso: la chiamata di Dio che gli ha affidato il compito "di realizzare
la sua parola, cioè il mistero nascosto da secoli e da generazioni, ma ora manifestato ai
non santi
, cioè Cristo in voi, speranza della gloria" (1, 25-27).
Del Cristo crocifisso e risorto Polo è costituito apostolo e servitore: del Cristo che
ora vive nella Chiesa e noi cristiani; del Cristo che deve essere annunziato a tutti,
perché è lui la speranza dell'umanità. In lui, infatti, "sono nascosti tutti i
tesori della sapienza e della scienza" (2,3).
Ecco il cuore del Cristianesimo: Gesù Cristo, sapienza e potenza di Dio, incontrato,
riconosciuto, accolto, vissuto, proclamato al mondo. Tutto il resto è contorno e
conseguenza, quando non è impaccio e freno. "Dico questo, perché nessuno vi inganni
con argomenti seducenti" (2, 4). Questo avvertimento è ripetuto più avanti, al
versetto 8 dello stesso capitolo 2°: "Badate che nessuno vi inganni con la sua
filosofia e con vuoti raggiri ispirati alla tradizione umana, secondo gli elementi del
mondo e non secondo Gesù". È possibile tradurre il verbo "ingannare" con
"ridurre in schiavitù". Questa è la condizione di coloro che, pur battezzati,
non trovano in Cristo il riferimento decisivo della propria vita. Esistono modi falsi e,
comunque, non costruttivi di esprimere la propria religiosità. Esistono battezzati, anche
praticanti, che si lasciano fuorviare da "argomenti seducenti", secondo le
proprie voghe, ma non conformi al Vangelo o addirittura in netto contrasto con esso.
Sta per iniziare il giubileo, con il quale vogliamo fare particolare memoria del mistero
della incarnazione del Figlio di Dio. Primo ed essenziale frutto di questa grande
celebrazione è la riscoperta gioiosa del Cristo, è la sincera conversione a lui, è il
lasciarsi coinvolgere dalla sua mentalità e dai suoi sentimenti, è il testimoniare con
la vita personale ed ecclesiale l'accoglienza del Signore Gesù e la profonda comunione
con lui.
Tutto deve condurre a questa scoperta, a questa esperienza, a questo annunzio chiaro e
coraggioso all'umanità che attende un riscatto e cerca pace e libertà. |