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Italiani: funny people...
anche a Pergola non siamo da meno

 

Nei confronti degli italiani gli anglosassoni usano l'espressione Funny People, gente buffa. E' difficile dar loro torto.
A Serradifalco piccolo comune di 6.500 abitanti in provincia di Caltanissetta il signor Butera, comandante dei vigili urbani, imbocca un senso unico al contrario. Subito si ferma, accosta l'auto a destra, estrae dal taschino il blocchetto e la penna e multa se stesso per l'infrazione commessa. La mattina seguente si reca in ufficio e concilia la contravvenzione pagando 60.500 lire.
Negli stessi giorni dalla parte opposta dell'italico stivale un finanziere che rientra da un viaggio in Olanda viene fermato con la famiglia alla frontiera. Nella valigia, al posto dei consueti souvenir, ha 30.000 pasticche di stupefacenti pronte per essere distribuite ai giovani nelle discoteche. Lo stesso militare aveva già commesso il medesimo reato a Roma, ma anziché essere allontanato dalle Fiamme Gialle era stato mandato ad Udine a controllare se i barbieri e gli altri poveri cristi, che lavorano onestamente dalla mattina alla sera, emettono la ricevuta fiscale. Due modi diversi di interpretare il proprio ruolo.
Anche a Pergola siamo funny e in materia non temiamo rivali. Lo scorso anno l'Amministrazione Comunale ha cambiato tutti i lampioni dell'illuminazione pubblica con altri in stile, tutti uguali tra loro. L'iniziativa, assieme alla sistemazione delle facciate dei palazzi e al rifacimento del selciato, ha ridato al centro storico un certo lustro. La gente ha approvato. Ora però l'illuminazione, a distanza di un anno, è già cosa vecchia. Le lampadine che si sono nel frattempo bruciate sono state sostituite da altre di colore diverso. Nella piazza principale ce ne sono quattro: una è di colore bianco, una rosa, e due arancione. Lo stesso vale per quelle di fronte al palazzo comunale. Il degrado della cosa pubblica inizia presto e chi pensava un giorno di poter vedere il centro storico in ordine è meglio che cambi speranza. Oppure città.
In piazza Ginevri e lungo corso Matteotti aspettiamo ormai da anni l'arrivo di Tarzan. Nella zona abbondano liane di ogni genere e tipo. Ci sono i cavi elettrici usati dalle bancarelle nell'ultima fiera, ma anche quelli che sono serviti in occasione della scorsa campagna elettorale (li lasciamo lì per la prossima). Dai palazzi scendono i fili di ferro delle luminarie dello scorso natale (tra poco tornano utili) e fa bella mostra di sé anche qualche altoparlante che veniva usato ai tempi delle battaglie per i Bronzi, 10 anni fa (quelli è bene non toglierli perché sono ormai cimeli storici). Casca invece la lapide dedicata a Garibaldi (peggio per lui). Viene il dubbio che si stia per adibire la piazza a Luna Park: le luci multicolori ci sono e il gioco delle corde pure; manca solo il cartello lampeggiante che a questo punto si potrebbe mettere al posto dell'iscrizione dedicata all'eroe dei due mondi. D'altra parte i tempi cambiano e certi aulici ricordi risorgimentali non vanno più nemmeno di moda. Viva l'Italia.

Paolo Fadelli     

 

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