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"E PROGENIE SCENDE DA CIEL NOVA"

 

"Magnus ab integro saeclorum nascitum ordo": nasce daccapo una lunga serie di secoli.
Non ci sembra esagerato, nel salutare l'alba del nuovo Millennio, ricorrere a un testo famoso di duemila anni fa. Così Publio Virgilio Marone (70 - 19 av. Cristo), circa 40 anni prima dell'inizio dell'era cristiana, cantava nella IV egloga del suo poema "Bucoliche" a riportare, una volta tanto, nella nostra lingua madre questo verso solenne consente anche a chi non conosce il latino, di gustare l'armoniosa bellezza degli esametri virgiliani.
Chiunque fosse il personaggio che ha ispirato la IV egloga di Virgilio, proprio nel periodo storico in cui l'imperatore Augusto stava instaurando un'era di pace universale - l'era in cui nacque Gesù -, il tono con il quale il poeta esprime l'esultanza per la nascita di un fanciullo è così al di sopra di ciò che si può dire per qualsiasi mortale, che non a torto chi l'ha riletta nell'alto medioevo ha creduto di poter mettere il mite poeta mantovano nel numero dei profeti che annunciarono la venuta del Figlio di Dio. Dante Alighieri proprio per questo sceglie Virgilio quale maestro e guida nella prima parte del viaggio ultraterreno, che nell'anno del primo Giubileo cristiano, il 1300, lo conduce nel giorno di Pasqua a incontrarsi con il Sommo Bene, Uno e Trino, nella gloria dell'Empireo.
Anche Dante (canto XXII del Purgatorio) legge in senso cristiano i versi di quell'egloga:

"Iam nova progenies coelo demittitur alto":
                                 "Secol si rinova;
torna giustizia e primo tempo umano
e progenie scende da ciel nova".

La progenie "nuova", cioè straordinaria, è quella di cui Virgilio scrive: "Ille deum vitam accipiet: avrà la vita degli dei". Par quasi di sentire le parole dell'angelo a Maria: "Sarà chiamato figlio di Dio".

"Nasce daccapo una lunga serie di secoli".
Per chi si affaccia, come noi, sul terzo millennio, l'intuizione virgiliana non è priva di suggestione. Il poeta preannuncia un cambiamento radicale, un'era nuova di giustizia, di operosità, di pace; resteranno, è vero - ammette con equilibrato realismo - alcune manifestazioni dell'antico male, ma la strada nuova imboccata porterà gli uomini verso la totale liberazione.
Volgiamo gli occhi al passato: i venti secoli trascorsi tracciano un complesso cammino, segnato da vette gloriose e da miserie drammatiche, ma nel bene o nel male portano il sigillo della presenza di quel Bambino "che ci è nato". E il bene o il male, se valutiamo con onestà, è contraddistinto dalla maggiore o minore attuazione del messaggio che egli ci ha consegnato: la "Buona notizia", il Vangelo. Accettare e promuovere o dimenticare e respingere la proposta che Cristo ci offre coincide con i vertici o le depressioni dell'umana civiltà.
Il primo millennio cristiano è contraddistinto da un Cristianesimo che, perseguitato, plasma profondamente l'anima della nuova società; il secondo è caratterizzato da un Cristianesimo, che, allargandosi a tutto il mondo, sperimenta anche la difficoltà di rimanere saldo nella sua purezza e nella sua unità; ma lo Spirito lo rinnova continuamente, purificandolo da errori e da peccati...

Come sarà il terzo millennio?
La storia dell'uomo, singolo e società, è come modellata sulla vicenda di quella "progenie discesa dal cielo": umiltà e grandezza, contraddizione e forza, sofferenza e gloria, croce e risurrezione.
L' "uomo nuovo" si forma e si sviluppa, a poco a poco, attraverso una consapevole e libera trasformazione dell' "uomo vecchio", l'uomo del peccato, nel figlio di Dio.
Come a dire: dipende da noi, ma il progetto divino si realizza infallibilmente, sicuramente. Tante volte ormai, in questi venti secoli, si è visto che la vittoria è nata dalla sconfitta, la risurrezione dalla morte.
E' questa prospettiva, sicuramente innegabile, ma la cui lettura è legata alla fede, che rende umilmente sicuro l'ottimismo cristiano vero.
Il papa di oggi ci dà un'esalatante e, insieme, drammatica testimonianza.
Il Natale che apre l'anno Giubilare, l'ultimo del Millennio, ne è profezia e auspicio.
"Incipe, parve puer, risu cognoscere matrem", conclude, dolcemente, l'egloga più bella il mite Virgilio. "Comincia, piccolo fanciullo, a soddidere a tua madre". Sì, c'è in questo Natale, come sempre, il sorriso di una Madre. Il Bimbo che sorride a Maria nel Presepio è garanzia che Egli, grazie a lei, sorride ancora a questo nostro mondo...

Auguri a tutti i lettori: il Natale di quest'anno sia per tutti conversione, serenità e pace. Lo sarà se troveremo o ritroveremo Cristo!

                                                                         La Redazione      

  

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