Un giusto
epitaffio sulla sua tomba potrebbe essere il seguente:
"Politico di grandissima dirittura morale, radicato negli ideali di giustizia propri
della dottrina sociale cristiana, Amintore Fanfani, a differenza di tanti politici
enunciatori di mega progetti, ai quali fanno spesso seguire inconcludenti commissioni di
studio, cio' che diceva... faceva".
Parlò di case, e le fece ("Piano Fanfani", "Case Fanfani"; anni '50);
parlò di rete autostradale e dette all'Italia la piu' bella rete di autostrade (anni
'60); giustamente convinto che l'economia non poteva essere gestita dalla sola logica del
profitto, incremento' l'intervento dell'I.R.I.; assecondò la grande managerialità di
Enrico Mattei alla guida dell'E.N.I.; sostenne che l'energia non poteva restare solo nella
logica privatistica: creo' l'E.N.E.L. (quanti paesini o borgate, anche dalle nostre parti,
non avevano la corrente elettrica!); sostenne il decentramento amministrativo e creo' le
regioni; fece la riforma agraria, creando le condizioni per far scomparire il medievale
istituto della mezzadria; fece una politica estera di grande apertura (pur nella fedeltà
atlantica) al mondo arabo e mediterraneo (poi proseguita egregiamente da Moro e Andreotti)
meritandosi ampiamente la prestigiosa carica di Presidente dell'Assemblea dell'O.N.U.
E' stato il più grande Segretario Politico della D.C., dandole una struttura operativa,
organizzativa e capillare tale da poter competere efficacemente con il grande partito
storicamente avversario, il P.C.I.
Quando ritenne che l'alleanza di centro fosse ormai storicamente superata, fu determinante
nell'apertura al Partito Socialista e quindi nelle formazioni dei vari Governi di
centro-sinistra.
Dai tanti politici attaccati alla "poltrona" si è distinto per insegnare e
praticare l'istituto delle dimissioni; fu uomo di vero e grande potere che gestì
unicamente al servizio dei suoi ideali e del Paese; fu molto antipatico ai trasformisti,
ai grandi burocrati, alla destra economica: per questo mi è stato sempre simpatico.
Il nome di Amintore Fanfani non e' mai entrato in tangentopoli e non mai stato sfiorato da
"mani pulite".
Nella triste e confusa diaspora democristiana, fino alla morte, è stato fedele agli
autentici valori del cattolicesimo democratico, collocandosi insieme a Leone, Scalfaro,
Andreotti, Colombo, De Mita e tanti altri, nel Partito Popolare Italiano.
Ora si è beatamente riunito a tanti altri democristiani che hanno concepito la politica
unicamente come servizio disinteressato alla comunità, in grande e trasparente coerenza.
Tra questi mi piace ricordare i nostri Lino Bartolucci, Sergio Menghini, Peppe Caprini,
Giunio Orfei e Gigino Ceccarelli. |