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GENTE SENZA STORIA
Arte povera o povera arte?

 

 

 

Vero è che come forma non s'accorda Molte fiate all'intenzion dell'arte,
perché a risponder la materia è sorda...
(Dante, Paradiso)

Eritreo Barigazzi si definisce un "grosso artista seguace dell'arte povera".
E c'è indubbiamente del vero in quanto afferma: è veramente grosso per quanto riguarda la sua stazza fisica e la sua arte è veramente povera.
I materiali che adopera sono i più umili: rottami di ferro, terrecotte, brandelli di stoffa, paglia, ciottoli e quant'altro.
Proprio come teorizza la land-art (arte povera) americana.
Dall'assemblage di questi materiali dovrebbero nascere oggetti artistici.
Tutto il percorso creativo richiede, come sostiene il nostro artista, "interventi con azioni effimere sul paesaggio, per cercare di stabilire un nuovo rapporto con l'ambiente naturale".
Chiaro, no?
Purtroppo quegli oggetti buffi e strani che Barigazzi compone, non hanno per ora né ammiratori né, tantomeno, compratori.
Del resto Carmina non dant panem.
E neanche altre attività artistiche lo danno.
Meno male che Barigazzi, che viene da una famiglia agiata, non ha il problema di sbarcare il lunario con i proventi delle sue opere.
Nel futuro, chissà?
Magari l'artista potrebbe assurgere al rango di maestro e fondatore di una nuova corrente.
Che, dopo la post-avanguardia e la trans-avanguardia, si potrebbe chiamare trans-trans-avanguardia.
O giù di lì.
Se non dovesse accadere, qualche considerazione va fatta.
Pare che, ai suoi tempi, Caligola avesse il vezzo di far gettare nel Tevere i poeti mediocri.
Se questa paradossale usanza fosse attuale e valesse per ogni genere di artisti, Barigazzi farebbe bene a cautelarsi, imparando a nuotare.
E nel Tevere si sarebbe un bell'affollamento.

Enzo Bartolucci

  

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