Dopo aver
interpretato film come "Mediterraneo", "Puerto Escondido",
"Nirvana" , "La Tregua" e partecipato con successo a trasmissioni come
"Mai dire Gol", Claudio Bisio decide di esordire nella doppia veste di
protagonista e autore nel film "Asini".
Il film, diretto da Antonello Grimaldi, è la storia di Italo, milanese, insegnante
disoccupato che, cacciato dalla sua squadra di rugby (la sua unica ragione di vita),
decide di accettare un lavoro in uno strano collegio immerso nella campagna romagnola,
guidato da padre Anselmo (interpretato dal bravissimo Renato Carpentieri). Lì, oltre a
tredici ragazzini e un pugno di frati, trova quattro asini e una giovane veterinaria
(Giovanna Mezzogiorno) che li cura e gli accudisce.
Come spiega lo stesso Bisio: "Il mio film nasce da una vera passione per il rugby,
uno sport fatto di pochi soldi, ma tanto fango e passione,. Insomma uno sport da veri
asini".
Ma sarà proprio il rugby, poco ricco ma con grandi valori di cameratismo, a legare questi
due mondi, a trovare un punto d'incontro tra due realtà completamente diverse.
Ricordiamo che buona parte del film è stato girato in Carpegna. "Abbiamo cercato un
posto da contrapporre alla frenetica Milano", dice Bisio. "Volevamo trasmettere
la sensazione di un posto sperduto, lontanissimo dai tempi e dai ritmi cittadini. Un luogo
che avesse in sé una propria musicalità".
A distanza di un anno dal trionfo
agli Oscar di "La vita è bella" di Roberto Benigni, esce nelle sale di tutta
Italia un nuovo film che ha come sfondo l'Olocausto: "Jacob il bugiardo".
Tratto dall' omonimo romanzo di Yurek Becker, il film, interpretato magistralmente
dall'eclettico Robin Williams, possiede in effetti molti elementi simili a quelli
dell'opera cinematografica del regista toscano.
Ambientato nel ghetto di una città polacca durante l'occupazione tedesca, il film narra
di Jacob, che "invitato" al comando della temibile Gestapo ascolta per caso una
trasmissione radio sull'imminente arrivo dell'esercito russo.
Il semplice personaggio diventa così un profeta della speranza sulla possibile
liberazione sovietica donando, alla comunità ebrea, nuova forza per sopravvivere. Ma
tutto questo è solo frutto dell'immaginazione umana, a volte l'unica arma per sconfiggere
l'orribile realtà.
Un film sull'umorismo della sopravvivenza, tipico della letteratura yiddish, che unisce
risate e tragedia, affidato ad un attore spesso sottovalutato nelle parti drammatiche. Lo
stesso Williams afferma che ad attirarlo in questa avventura a lui più che estranea, sono
state, più che l'ambientazione, le caratteristiche del personaggio: "Un uomo
qualunque, non un eroe. Che però fa qualcosa di veramente eroico. Questo non è
necessariamente un film sullo sterminio degli ebrei".
Insomma se vogliamo proprio trovare una posizione, "Jacob, il bugiardo" lo
possiamo inserire tra il capolavoro di Spielberg (Schindler's list) e "La vita è
bella", forse più sbilanciato verso quest'ultimo.
Antonio Banderas non è solo un
bravissimo e affascinante attore spagnolo; infatti ora scopriamo che è anche un discreto
regista.
"Pazzi in
Alabama", tratto dall'omonimo romanzo di Mark Childress e sceneggiato
dallo stesso autore, è la storia di una bella casalinga americana che, schiava delle
violenze del marito, decide di ucciderlo per realizzare il sogno di diventare una star di
Hollywood.
Attraverso gli occhi di un ragazzino e di sua zia Lucille, la vedova felice, Banderas ci
offre un ritratto dell'America degli anni Sessanta, attraversata da contraddizioni e
scontri sociali tra i quali spiccano le lotte razziali e per l'emancipazione femminile;
nel film riescono così ad esistere finzione e realtà storica: la follia lucida e allegra
della protagonista e le intolleranze razziali vissute dal nipote come testimone.
Afferma il regista: "In fondo, questa è la società americana, capace di
riciclare i drammi e di trasformarli in show. Lucille è una criminale, ma questo non le
impedisce di conquistare una grande popolarità".
Dall'altra parte della macchina da presa Melanie Griffith confessa il suo compiacimento
verso il personaggio di Lucille: "Una donna dall'aspetto drastico e
selvaggio" e inoltre: "I personaggi che di solito mi attraggono sono solo
quelli che fanno qualcosa di diverso, fuori dal comune; donne delle quali non sospetti mai
l'intelligenza, l'imprevedibilità e la forza".
Ricordando poi i trascorsi di Antonio Banderas come attore nelle numerose commedie di
Almodovar, il Banderas regista ci appare aver acquisito dal madrileno l'originalità, la
trasgressione e la meticolosità nella ricostruzione delle scene. Insomma, chi era
abituato a pensare Banderas solo come sex symbol, forse di dovrà ricredere, tanto
che lo stesso Almodovar è giunto ad ammettere spiritosamente: "Banderas regista?
Mi preoccupa come rivale! Lui è molto più simpatico di me ed è più bravo nel
comunicare".
Un ultimo consiglio ai nostri
lettori. "Balla la mia canzone" di Rolf De Heer è un film molto toccante
sulla meravigliosa storia di vita di Julia, una ragazza handicappata, che, nonostante le
grosse difficoltà, riesce a trasmettere al prossimo una straordinaria voglia di vivere.
Veramente emozionante la scena in cui la protagonista danza accompagnata dalla canzone
della sua vita.
Buona visione. |