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Caro Don Lino,

mi riferisco all'increscioso discorso delle lettere anonime. Mi consenta un "discorso tra amici". Io non scomoderei la religione, anche perché qualcuno potrebbe dire: in fondo, perché si concede al peccatore l'anonimato davanti al confessore? Ma via là.
L'anonimo è una smagliatura nel tessuto sociale.
Esiste l'uomo dabbene e l'uomo malvagio. L'uomo dabbene non si sottrae alla sua identità in quanto non teme il giudizio dei suoi simili.
L'uomo malvagio è, in fondo, il primo censore di se stesso: teme i suoi giudizi e, per questo, sfugge alla sua identità.
E sì, nel nostro "paesello" il vizietto c'è e rappresenta una qualche turbativa alla armonica crescita della nostra società, peraltro doviziosa di buoni principi e comportamenti.
Io vedo l'anonimo nudo, alla gogna, appeso alto sopra la gente che non lo guarda.
Cordialmente.

Alarico Albertini     

 

All'amico Alarico non si nega risposta

Trovarmi d'accordo con un amico "laico" mi fa molto piacere, perché, certamente, i motivi semplicemente umani, "di ragione" qui non mancano. Anzi…
Ma chi ha scritto a me mi ha scritto come "a prete" e, quindi, io ho risposto "da prete", prima di tutto.
E non credo sia solo deformazione professionale la mia, perché su certi argomenti la religione ha il suo da dire, e quanto! Ma l' "anonimato davanti al confessore" qui, mi creda, non c'entra proprio niente. Ora sarebbe troppo lungo spiegarlo…
A uno spirito "sdegnoso e netto", qual è lei, può bastare non guardare il povero appeso lassù.
Per un prete, invece, lo creda, si tratta sempre di una pecora smarrita, che si può ritrovare, cercando di aprirle gli occhi sul "vuoto" che ha sotto i piedi. Il vuoto fa sempre paura. 

Don Lino      

 

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