Caro Don Lino,
mi riferisco all'increscioso
discorso delle lettere anonime. Mi consenta un "discorso tra amici". Io non
scomoderei la religione, anche perché qualcuno potrebbe dire: in fondo, perché si
concede al peccatore l'anonimato davanti al confessore? Ma via là.
L'anonimo è una smagliatura nel tessuto sociale.
Esiste l'uomo dabbene e l'uomo malvagio. L'uomo dabbene non si sottrae alla sua identità
in quanto non teme il giudizio dei suoi simili.
L'uomo malvagio è, in fondo, il primo censore di se stesso: teme i suoi giudizi e, per
questo, sfugge alla sua identità.
E sì, nel nostro "paesello" il vizietto c'è e rappresenta una qualche
turbativa alla armonica crescita della nostra società, peraltro doviziosa di buoni
principi e comportamenti.
Io vedo l'anonimo nudo, alla gogna, appeso alto sopra la gente che non lo guarda.
Cordialmente. |
All'amico
Alarico non si nega risposta
Trovarmi d'accordo con un amico
"laico" mi fa molto piacere, perché, certamente, i motivi semplicemente umani,
"di ragione" qui non mancano. Anzi
Ma chi ha scritto a me mi ha scritto come "a prete" e, quindi, io ho risposto
"da prete", prima di tutto.
E non credo sia solo deformazione professionale la mia, perché su certi argomenti la
religione ha il suo da dire, e quanto! Ma l' "anonimato davanti al confessore"
qui, mi creda, non c'entra proprio niente. Ora sarebbe troppo lungo spiegarlo
A uno spirito "sdegnoso e netto", qual è lei, può bastare non guardare il
povero appeso lassù.
Per un prete, invece, lo creda, si tratta sempre di una pecora smarrita, che si può
ritrovare, cercando di aprirle gli occhi sul "vuoto" che ha sotto i piedi. Il
vuoto fa sempre paura. |