E'
iniziato il nuovo Anno Liturgico e si è così concluso il terzo anno di preparazione
immediata al Giubileo del Duemila, l' "Anno del Padre". Ma non vogliamo
trascurare di portare a termine il discorso iniziato in quella quarta tappa del nostro
cammino, che avevamo intitolato "Preghiera". Presentiamo dunque
la seconda parte del "Padre nostro".
La dimensione orizzontale del
"Padre nostro"
La dimensione verticale riguarda
Dio, quella orizzontale riguarda noi uomini; se la prima parte del "Padre
nostro" è tutta rivolta a Dio e chiede la sua gloria (Dio sia Dio), la seconda si
volge a noi e chiede ciò che abbiamo bisogno di ricevere da lui. Ma insistiamo, prima di
tutto, su un rilievo essenziale:
Il "Padre nostro" è espressione di quella verità di fede che si chiama
"comunione dei santi".
Come il Padre è "nostro", così ci rivolgiamo a lui in quanto "noi".
Dio ci vuole suo popolo, sua famiglia: nessuno prega mai da solo, nessuno chiede mai solo
per sé. Quello che chiedo al Padre per me, lo chiedo con gli altri, come
"Chiesa" e lo chiedo anche per gli altri. E questo grazie al fatto che tutti
siamo uno nel Figlio che si è fatto uomo.
Che cosa domandiamo, insieme, al Padre?
L'essenziale è espresso in forma semplice, lineare; ma il contenuto è pieno e
profondissimo.
- Il "pane": il termine ha una estensione ideale straordinaria. E'
"quotidiano", anzitutto, nel senso di "necessario", indispensabile
("sostanziale" traducevano gli antichi Padri); è necessario per vivere: dunque
non è solo materiale, ma anche spirituale, cibo dell'anima. Pane è la verità (la Parola
di Dio), è la Grazia (la partecipazione gratuita alla vita divina), è l'Eucaristia, è
Cristo Gesù. Ma "pane" è anche quello che nutre il nostro corpo, il cibo, la
bevanda, il vestito, l'aiuto necessario... Non possiamo dimenticare che lo chiediamo per
tutti e che quindi ci impegniamo a far sì che basti per tutti: ci impegniamo alla
condivisione, all'equa ripartizione, alla rinuncia al sovrappiù, se questo è un togliere
il necessario agli altri.
La richiesta è urgente: quell' "oggi" deve dissuaderci dai buoni propositi mai
tradotti in atto, dalle opere sociali programmate per un futuro che non arriva mai... C'è
"oggi" chi rimane senza mangiare, senza bere, senza vestire, senza soccorso per
causa mia?
- La remissione dei debiti che abbiamo con Dio. Questi "debiti", è
chiaro, sono i nostri peccati: il perdono ci è necessario per essere riammessi in
comunione con il Padre e con i fratelli o, se si tratta di piccole colpe, per rafforzare e
rendere più bella la nostra amicizia con lui e con gli altri. Chiediamo che il Padre ci
apra la strada a ottenere questo perdono e anche quello "sconto" misericordioso
sulla pena che dobbiamo pagare a causa dei nostri peccati, l' "indulgenza"
plenaria o parziale...
Anche questa richiesta la facciamo insieme: ecco perché possiamo rivolgerla al Padre a
una sola condizione, che è quella di concedere, a nostra volta, la remissione dei debiti
che i nostri simili hanno con noi. Attenti, ché dicendo il "Padre nostro" può
accaderci di darci la zappa sui piedi!
- Il "non essere indotti in tentazione". A prima vista la domanda può
lasciarci perplessi, tanto più che anche qui ci viene fatto usare non l'ottativo, ma
l'imperativo. Dunque Dio potrebbe farci dei tranelli per farci cadere nella tentazione? Se
però riflettiamo che "tentazione" vuol dire "prova" ci accorgiamo che
il domandare che il Signore non ci lasci soccombere nella prova altro non è che esprimere
a lui la nostra fede su quanto ci ha promesso: "Dio è fedele e non permetterà che
siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e
la forza per sopportarla" (1 Corinzi 10,13). Non è quindi da cambiare il testo del
versetto del "Padre nostro", ma solo da spiegare...
La preghiera poi si completa nella richiesta conclusiva:
- La liberazione dal male. Tradurre "male" o "Maligno" è la
stessa cosa, dato che nel testo greco le due parole si identificano. Il male ha la sua
personificazione nello "spirito del male", che è Satana: quello che conta è
ricordare che Satana non è una divinità del male, un dio: è solo una creatura angelica,
che è diventata "male", perché liberamente ha voluto staccarsi da Dio,
ribellandosi a lui.
Un rilievo interessante: la Preghiera per eccellenza, sintesi e modello di ogni preghiera
dell'uomo, comincia con "Padre!", si conclude con "Male". Tra questi
due poli si giuoca ogni nostro rapporto con Dio: Dio è l'unico salvatore dell'uomo.
Amen. Ancora un attimo: dobbiamo intendere
il senso pieno di questa brevissima parola. E' stata conservata nella sua lingua
originaria, l'ebraico, perché ogni traduzione potrebbe renderla meno efficace. Amen è
un'affermazione, un "sì", una firma. Non vuol dire, come poteva sembrare nella
infelice traduzione usata prima che le lingue parlate fossero elevate al rango di
"lingue liturgiche", "Così sia!", quasi fosse espressione di un
desiderio.
L'Amen completa ottimamente la serie di imperativi rivolti al Padre, perché significa
"Così è", "Non può non essere così", "Ti chiediamo quello che
ci occorre, perché sappiamo che tu, come Padre, lo vuoi per noi", "Te lo
chiediamo come figli che hanno il diritto di avere dal Padre quello di cui hanno
bisogno".
Quindi: "Crediamo in te, ci fidiamo di te, ci mettiamo nelle tue mani, perché non
può non essere così!". |