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VIENI AL PADRE
Schede di Catechesi di Don Lino Ricci

12a SCHEDA

 

E' iniziato il nuovo Anno Liturgico e si è così concluso il terzo anno di preparazione immediata al Giubileo del Duemila, l' "Anno del Padre". Ma non vogliamo trascurare di portare a termine il discorso iniziato in quella quarta tappa del nostro cammino, che avevamo intitolato "Preghiera". Presentiamo dunque la seconda parte del "Padre nostro".

La dimensione orizzontale del "Padre nostro"

La dimensione verticale riguarda Dio, quella orizzontale riguarda noi uomini; se la prima parte del "Padre nostro" è tutta rivolta a Dio e chiede la sua gloria (Dio sia Dio), la seconda si volge a noi e chiede ciò che abbiamo bisogno di ricevere da lui. Ma insistiamo, prima di tutto, su un rilievo essenziale:

Il "Padre nostro" è espressione di quella verità di fede che si chiama "comunione dei santi".

Come il Padre è "nostro", così ci rivolgiamo a lui in quanto "noi". Dio ci vuole suo popolo, sua famiglia: nessuno prega mai da solo, nessuno chiede mai solo per sé. Quello che chiedo al Padre per me, lo chiedo con gli altri, come "Chiesa" e lo chiedo anche per gli altri. E questo grazie al fatto che tutti siamo uno nel Figlio che si è fatto uomo.

Che cosa domandiamo, insieme, al Padre?
L'essenziale è espresso in forma semplice, lineare; ma il contenuto è pieno e profondissimo.
- Il "pane": il termine ha una estensione ideale straordinaria. E' "quotidiano", anzitutto, nel senso di "necessario", indispensabile ("sostanziale" traducevano gli antichi Padri); è necessario per vivere: dunque non è solo materiale, ma anche spirituale, cibo dell'anima. Pane è la verità (la Parola di Dio), è la Grazia (la partecipazione gratuita alla vita divina), è l'Eucaristia, è Cristo Gesù. Ma "pane" è anche quello che nutre il nostro corpo, il cibo, la bevanda, il vestito, l'aiuto necessario... Non possiamo dimenticare che lo chiediamo per tutti e che quindi ci impegniamo a far sì che basti per tutti: ci impegniamo alla condivisione, all'equa ripartizione, alla rinuncia al sovrappiù, se questo è un togliere il necessario agli altri.
La richiesta è urgente: quell' "oggi" deve dissuaderci dai buoni propositi mai tradotti in atto, dalle opere sociali programmate per un futuro che non arriva mai... C'è "oggi" chi rimane senza mangiare, senza bere, senza vestire, senza soccorso per causa mia?
- La remissione dei debiti che abbiamo con Dio. Questi "debiti", è chiaro, sono i nostri peccati: il perdono ci è necessario per essere riammessi in comunione con il Padre e con i fratelli o, se si tratta di piccole colpe, per rafforzare e rendere più bella la nostra amicizia con lui e con gli altri. Chiediamo che il Padre ci apra la strada a ottenere questo perdono e anche quello "sconto" misericordioso sulla pena che dobbiamo pagare a causa dei nostri peccati, l' "indulgenza" plenaria o parziale...
Anche questa richiesta la facciamo insieme: ecco perché possiamo rivolgerla al Padre a una sola condizione, che è quella di concedere, a nostra volta, la remissione dei debiti che i nostri simili hanno con noi. Attenti, ché dicendo il "Padre nostro" può accaderci di darci la zappa sui piedi!
- Il "non essere indotti in tentazione". A prima vista la domanda può lasciarci perplessi, tanto più che anche qui ci viene fatto usare non l'ottativo, ma l'imperativo. Dunque Dio potrebbe farci dei tranelli per farci cadere nella tentazione? Se però riflettiamo che "tentazione" vuol dire "prova" ci accorgiamo che il domandare che il Signore non ci lasci soccombere nella prova altro non è che esprimere a lui la nostra fede su quanto ci ha promesso: "Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d'uscita e la forza per sopportarla" (1 Corinzi 10,13). Non è quindi da cambiare il testo del versetto del "Padre nostro", ma solo da spiegare...
La preghiera poi si completa nella richiesta conclusiva:
- La liberazione dal male. Tradurre "male" o "Maligno" è la stessa cosa, dato che nel testo greco le due parole si identificano. Il male ha la sua personificazione nello "spirito del male", che è Satana: quello che conta è ricordare che Satana non è una divinità del male, un dio: è solo una creatura angelica, che è diventata "male", perché liberamente ha voluto staccarsi da Dio, ribellandosi a lui.
Un rilievo interessante: la Preghiera per eccellenza, sintesi e modello di ogni preghiera dell'uomo, comincia con "Padre!", si conclude con "Male". Tra questi due poli si giuoca ogni nostro rapporto con Dio: Dio è l'unico salvatore dell'uomo.

Amen. Ancora un attimo: dobbiamo intendere il senso pieno di questa brevissima parola. E' stata conservata nella sua lingua originaria, l'ebraico, perché ogni traduzione potrebbe renderla meno efficace. Amen è un'affermazione, un "sì", una firma. Non vuol dire, come poteva sembrare nella infelice traduzione usata prima che le lingue parlate fossero elevate al rango di "lingue liturgiche", "Così sia!", quasi fosse espressione di un desiderio.
L'Amen completa ottimamente la serie di imperativi rivolti al Padre, perché significa "Così è", "Non può non essere così", "Ti chiediamo quello che ci occorre, perché sappiamo che tu, come Padre, lo vuoi per noi", "Te lo chiediamo come figli che hanno il diritto di avere dal Padre quello di cui hanno bisogno".
Quindi: "Crediamo in te, ci fidiamo di te, ci mettiamo nelle tue mani, perché non può non essere così!".

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