I primi versetti
del capitolo 3° della lettera ai Colossesi vengono proclamati nella liturgia del giorno
di Pasqua. I cristiani, risorti con Cristo a vita nuova, sono chiamati ad essere "creature
pasquali", testimoni della potenza dell'amore divino, che vince cattiverie,
violenza, morte.
Questi medesimi versetti illuminano anche l'inizio dell'anno liturgico, il tempo di
avvento, in cui la Chiesa fa viva memoria:
- della prima venuta di Gesù nella storia, quando il suo ingresso nel mondo
ha dato la giusta direzione alla vita umana, orientandola verso Dio. Gesù ha condiviso
tutto di noi, eccetto il peccato, per dare il giusto peso e il vero valore alle "cose
della terra", di fronte alle quali l'uomo non può essere uno "schiavo
idolatra", giuocandosi la sua dignità. Non pensare alle cose della terra, ma a
quelle del cielo, significa vivere la vita di ogni giorno con cuore libero, con intenti
solidali, nell'obbedienza alla parola di Dio che ha affidato all'uomo la terra, perché la
costodisca e la perfezioni.
- della seconda venuta del Cristo nella storia, quando tornerà alla fine
dei tempi, al compiersi del piano di Dio sull'uomo, sul mondo, su tutto il creato.
L'avvento è il tempo dell'attesa del Signore, che, essendo andato a prepararci un posto,
tornerà per prenderci con sé, per farci condividere la gioia e la gloria della sua
risurrezione. I cristiani guardano alle "cose di lassù" come alla meta, allo
scopo, al traguardo, alla pienezza, "Quando si manifesterà Cristo, la vostra
vita, allora anche voi sarete manifestati con lui nella gloria" (Lettera ai
Colossesi, capitolo 3°, versetto 4).
- della presenza di Gesù nel mondo. Il Signore è con noi tutti i giorni: ci viene
incontro attraverso i segni e i modi più diversi. Essere vigilanti significa accorgersi
di lui, essere pronti a fargli spazio, lasciarlo entrare nella propria vita perché la
rinnovi, la trasformi, la renda bella, dignitosa, libera. San Paolo spiega che cosa
concretamente voglia dire per i cristiani cercare e pensare alle cose di lassù, non a
quelle della terra:
1- rimuovere tutto quello che appartiene "all'uomo vecchio", cioè "fornicazione,
impurità, passioni, desideri cattivi, avarizia, ira, malizia, maldicenze, parole oscene,
menzogna" (vedi Lettera ai Colossesi, capitolo 3°, versetti 5-9).
2 - prendere coscienza della novità portata da Gesù e della pari dignità di
uomini e di donne, senza eccezioni, senza alcuna discriminazione. "Qui non c'è
più greco o giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o scita, schiavo o libero,
ma Cristo è tutto in tutti" (Lettera ai Colossesi, capitolo 3°, versetto 11).
3 - rivestirsi della novità che viene da Dio in Cristo: "misericordia,
bontà, umiltà, mansuetudine, pazienza, sopportazione, perdono, amore, pace"(Lett.
ai Colossesi, cap. 3°,versetti 12-15).
Perché questo avvenga, è necessario assumere uno stile di vita caratterizzato dalla
gratitudine, condividere con gli altri i doni del Signore, utilizzare i mezzi che sono
alla nostra portata. Leggiamo le parole dell'apostolo Paolo: "La parola di Cristo
dimori tra voi abbondantemente. Ammaestratevi e ammonitevi con ogni sapienza, cantando a
Dio di cuore e con gratitudine salmi, inni e cantici spirituali. E tutto quello che fate
in parole ed opere, tutto si compia nel nome del Signore Gesù, rendendo per mezzo di lui
grazie a Dio Padre" (Lett.ai Coloss.cap. 3°, versetti 16-17). |