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"L'anno di Grazia del Signore"

 

Il Duemila è comparso sull'orizzonte della nostra storia e lo abbiamo salutato con emozione e con gioia: abbiamo sentito che si trattava di un avvenimento grande, soprattutto perché segno di una svolta epocale nella vita dell'umanità.
Nello stesso tempo abbiamo sperimentato impressioni di timore e di sfiducia. La storia del terzo millennio sarà ancora intrisa di lacrime e sangue come quella del passato? E gli uomini non sono sempre i medesimi con la loro grandezza, debolezza e miseria? La cronaca locale, nazionale e mondiale non ha fatto, naturalmente, che riproporci in questi primi giorni dell'anno, attraverso i mezzi di comunicazione, avvenimenti uguali a quelli di prima nel loro miscuglio di bene e di male, nella contraddittoria coesistenza di feste e lutti, di vita e di morte. Né sono mancati episodi di disgrazie e di drammi improvvisi a rattristare giorni di baldoria e di evasione.
La storia dell'uomo sembra andare avanti, sostanzialmente, uguale a se stessa, pur nel cambiamento di gusti, mode, comportamenti e pur nel progresso dei mezzi che la ricerca scientifica mette a nostra disposizione.

A ben guardare, la scadenza del Duemila ha solo un significato: quello di una grande speranza, che duemila anni fa si è accesa tra gli uomini e dalla quale dipendono, in maniera essenziale, le letture diverse che possono essere fatte della vicenda umana.
La grande speranza, che duemila anni fa si è accesa tra gli uomini e dalla quale dipendono, in maniera essenziale, le letture diverse che possono essere fatte della vicenda umana.
La grande speranza si riassume in una piccola frase: "Ci è nato un bambino". Questo bambino è il figlio di Dio, salvatore dell'uomo: lui solo è capace di aiutare gli uomini a superare i loro limiti e le loro miserie. La salvezza non consiste nel cambiare l'uomo con un tocco di bacchetta magica, il che vorrebbe dire privare l'uomo di quanto ha di più grande nella sua natura: intelligenza e libertà; la salvezza consiste nel dare all'uomo la possibilità di accogliere e realizzare liberamente un progetto di vita, nel quale l'uomo scopra la rispondenza prima, totale, alle esigenze vere e profonde della propria natura. Questa è la salvezza portata da Cristo.
Per questo l'Anno Duemila ha un'importanza capitale, segnalata dal fatto che la Chiesa Cattolica lo proclama: Anno Santo, Anno del Grande Giubileo, Anno del grande ritorno e del grande perdono.
Dal punto di vista storico sappiamo come è nato, nella Chiesa, l'uso di contraddistinguere con un "anno santo" lo scadere di ogni secolo: risale al 1300. Sappiamo che poi, ben presto, la scadenza è stata abbreviata a cinquanta e a venticinque anni.
Dal punto di vista religioso sappiamo che l'iniziativa è stata idealmente collegata con l' "anno giubilare" (50° anno) proposto dalla Bibbia, e che per questo ognuna di tali scadenze viene chiamata "Giubileo".
Dal punto di vista teologico sappiamo che l' "anno santo" è stato arricchito da quella particolare espressione della fede cattolica che si chiama "Indulgenza plenaria", per cui è particolarmente legato a promessi di "condono di pena" e di più abbondante misericordia.
E' chiaro che l'anno Duemila aggiunge a tutta questa ricchezza di pensieri e di riferimenti l'importanza di un millennio, che, nella storia dell'umanità, ha sempre un peso assai rilevante.
Il senso dell'Anno Duemila sta dunque soprattutto nel suo significato religioso: nel cammino, per sé indifferente e sempre uguale della storia, c'è stato un fatto che ha rotto la monotonia di un andare senza meta e senza vero e proprio "perché". Infatti, anche il perché del "progresso" o del "benessere" pone un'altra domanda imbarazzante: "Per arrivare dove?".
Cristo ha una risposta precisa e non si tratta di una sola promessa, che potrebbe essere anche un illusorio "miraggio". Che si tratti di una verità lo dimostra il fatto innegabile che solo quando si scopre la sua dottrina, che ha nome "Vangelo", si realizza un bene anche terreno che fa intendere come lì e non altrove sta la via da seguire.

Il papa ha preso come testo ufficiale di questo Anno giubilare quello del Vangelo di Luca, che fa riferimento al passo messianico di Isaia (Lc 4, 18-19): "Lo Spirito del Signore è sopra di me: per questo mi ha consacrato con l'unzione e mi ha mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio, per proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista: per rimettere il libertà gli oppressi e predicare un anno di grazia del Signore".
E' chiaro l'invito agli uomini del nostro tempo.
L'Anno Giubilare vuol essere quello di un "ritorno" a Cristo.
Il terzo millennio sarà quello della vera liberazione dell'umanità dal male dell'ingiustizia e dell'odio, dell'egoismo e della discriminazione, della disuguaglianza e della guerra, della prepotenza e della divisione, della sofferenza senza senso e del vivere senza scopo?
Lo sarà, se di nuovo gli uomini di antica tradizione cristiana e gli uomini che solo di recente hanno conosciuto Cristo prenderanno sul serio il suo messaggio e lo tradurranno in concrete norme di vita: sono norme severe, ma gratificanti, difficili talvolta, ma pacificanti, dure anche, in alcune circostanze, ma necessarie come le medicine amare, perché da esse promanano la giustizia, l'ordine, la serenità e la pace, cioè il bene comune.
Con una promessa: che questi beni saranno pieni ed eterni nella vita dell'aldilà.

                                                                         La Redazione      

  

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