Quando gli
chiesi di recente come stesse in salute e soggiunsi, prevenendo la risposta e consapevole
di esagerare, di trovarlo in buona forma - lucidissimo comunque, come sempre -, mi guardò
da sopra gli occhiali, forse presago del suo destino prossimo e, a voce sommessa,
ricordò, pressappoco, che "non hic habemus manentem civitatem"; e così poi
inopinatamente è stato.
Ora che Valerio Volpini ha lasciato il mondo, in uno dei momenti più bui ed affannosi, ed
è passato nell'immortalità della storia, resta vivo per noi il suo ammaestramento,
capace di fertilità; un punto alto e fermo di riferimento per chiunque "a egregie
cose" voglia dirigere il proprio impegno.
Valerio è stato davvero un buon maestro, così lontano e diverso dai tanti imbonitori che
infestano la società, giacché non ha mai imposto la sua pedagogia, non si è mai
accodato alle mode fatue ed effimere, bensì ha manifestato, soltanto nell'ethos la sua
autenticità.
Ha guardato ai giovani con la sua bonomia sorniona e talora sottilmente ironica, non
preoccupandosi di guadagnare comunque il consenso, concedendo sconti sui valori nei quali
credeva. Oggi tanti giovani non sanno nemmeno di lui; eppure ormai iscritto com'è, a
pieno titolo, nella migliore tradizione umana, culturale e civile della nostra terra,
Valerio anche per loro irradia la luce quale solo proviene dagli spiriti liberi che hanno
cercato la Verità.
Altri si cimenteranno con diversa competenza a spiegare le sue virtù di scrittore e
letterato; a me, amico, discepolo ed ammiratore, su queste pagine preme tratteggiare un
aspetto della forte personalità di Valerio che può ben rappresentarsi nell'esortazione
dell'avo Cacciaguida al suo più illustre discendente: "ma nondimen, rimossa ogni
menzogna, tutta tua vision fa manifesta e lascia pur grattar dov'è la rogna".
Tre lezioni evinco da questo lato: anzitutto la capacità dello sdegno, vieppiù
preclara quando la caduta rovinosa del senso morale priva la società degli indispensabili
criteri del giudizio e l'assuefazione alla decadenza travolge ogni distinzione ed induce
alla piattezza ed al grigiore dell'indifferenza.
In secondo luogo, la "solitudine" nell'impegno politico, da intendersi
come partecipazione, ma con il proprio carattere, al confronto democratico, oltre ogni
opportunistico appiattimento e contro ogni massificazione, di tipo plebiscitario o
aziendalistico, al presente straordinariamente diffusa.
In terzo luogo, ma non per importanza, l'assoluta onestà intellettuale che vuol
dire un pensiero orientato su valori radicati - ancorché spesso non confessati - nella
coscienza dell'uomo, una sua manifestazione coerente ed azioni conformate.
Valerio mi assicurava che la fedeltà esige prezzi pesanti nel tempo storico e pagano
molto di più le vanità irrequiete, le aspirazioni avventuristiche, i contorcimenti dei
giullari, i trasformismi dei politici protesi alla conquista e soprattutto al mantenimento
del potere laddove evapora anche il ricordo delle tante povertà che attendono di essere
alleviate e difese "contro il fischio gelido del vento di morte" che spira.
E tuttavia proteggere la propria identità, conservare la tradizione di verità e di
libertà, l'intransigenza sui valori d'un costume civile che esalta l'uomo sarà per
sempre e in ogni luogo l'emblema "che tanto ci sublima".
L'opera dei viventi è sempre in bilico tra la miseria e il cielo, ma l'amico estinto ci
ha insegnato, a ben vedere, a scommettere, in ogni caso, sulla speranza della Redenzione. |