In una fredda e
piovosa mattina di Dicembre, tale 16 dicembre 1999, i Bronzi Dorati di Cartoceto di
Pergola ci hanno lasciato per intraprendere la loro personale transumanza verso pascoli
più floridi (?): Ancona.
E sì, cari amici, e la vostra intrepida reporter era lì, anche per Voi.
Il museo era pressoché triste e funereo, mentre i "nostri Bronzi",
impacchettati in casse di legno, pezzo per pezzo, venivano caricati su di un camioncino
anonimo, con una gru. Un camioncino scoperto, la cui unica protezione dalle intemperie
consisteva in un semplicissimo telone incerato.
Su ogni cassa c'era scritto il contenuto e a me sembravano tristi epitaffi.
Gli operai, ad essere sincera, avevano facce torve ed erano visibilmente innervositi dalle
continue foto che scattavo lì sul posto come documentazione, ma io non potevo non
esserci!
E mi sono ritrovata a pensare, e ad immaginarmi la scena, di una cassa che cade
dall'imbracatura, per aria - come in un film fantastico, sulle maledizioni egiziane, tipo
"Indiana Jones e il Bronzo maledetto", insomma - che si spacca e ne esce, che
so, Livia, con uno scintillio di luce accecante, e come un oracolo che proferisce parola e
dice: "Ecco, la maledizione si è compiuta! Guai a chi trafuga i Bronzi
Dorati!!!" e nello stupore generale e nel terrore tutti scappano per mettersi in
salvo tranne noi, i pochi Pergolesi presenti che trepidamente ci facciamo avanti e
chiediamo: "E dove volete restare?" e Livia che ci pensa un po' e poi con aria
un po' più addolcita e sorniona: "...qui va bene...".
Ma la pioggia continuava a cadere come se - lo dico? - il cielo piangesse con noi, e le
casse ad una ad una venivano issate e sistemate su quel camioncino fradicio d'acqua; le
macchine sfrecciavano lungo la strada; i pochi passanti infreddoliti si affrettavano a
raggiungere le loro destinazioni e... tutto taceva. "Sembra un funerale"
qualcuno disse.
Dopo il baccano e la pompa con cui erano stati accolti al loro arrivo, con furgoni
blindati, scorte armate a vegliare sul tragitto e sulla loro incolumità, la folla
festante e tutto il resto, vederli andar via così, come un qualsiasi pacco postale...
c'era da stringere il cuore.
E come, dico come, a farlo apposta, per quel saluto di arrivederci, non c'era nessuno,
nessuno lo sapeva, nessuno lo sospettava. Come, e ripeto come, se si dovesse compiere il
tutto furtivamente, per paura...
E già, cari amici, per paura di un'altra epica rivolta pergolese, una di quelle che ci
piacciono tanto; ma sono sicura che se fossimo stati tutti presenti, civilmente, li
avremmo lasciati andar via... per `sta volta! Infatti lì, sia i tecnici che gli operai
temevano una sommossa popolare, da un minuto all'altro, poi però, quando si diede inizio
all'operazione e tutto procedette tranquillamente, a parte me s'intende, un tecnico
telefonò ad Ancona: "Qui va tutto bene, state tranquilli, non si è visto
nessuno".
Pergola, uno scricciolo che alza la voce!
E così, per dovere di cronaca, e non, anch'io ho dato il mio piccolo contributo
all'evento, raccontandolo a Voi, a modo mio, e sì che un tecnico avvicinandomi mi chiese:
"Per quale giornale scrive?". Ed io, con la mia insolita faccia tosta: "Per
La nostra Valle!!" ovvio.
Perché, detto fra noi, non c'era nemmeno un giornalista... vero. |