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                   a cura di Giuseppe Milito

 

"LA VALLE DELLA PAURA"
di Arthur Conan Doyle (1859 - 1930)

Nell'antico castello del villaggio di Birlston ("un piccolo e vecchissimo agglomerato di case, per metà di legno") abitano due sole persone: John Douglas, "un uomo notevole sia per la persona, sia per il temperamento" e sua moglie, "una donna bellissima, alta, snella e più giovane del marito di circa vent'anni".
Unico ospite, un certo Cecil James Barker, che una notte d'inverno entra agitatissimo nella piccola stazione di polizia per avvertire il sergente Wilson che una orribile tragedia era accaduta al castello: il signor John Douglas era stato assassinato.
Inizia così un romanzo che nella prima parte si presenta come un giallo, ma in realtà è molto di più; è una grande avventura, una storia "così singolare e terribile che forse durerete fatica a credere che sia veramente accaduta". La morte di John Douglas è un rompicapo pazzesco che viene risolto dal più grande detective del mondo, vale a dire il signor Sherlock Holmes, accompagnato dal fedelissimo dottor Watson.
Ma quando Holmes troverà la soluzione del mistero saremo solo a un terzo del romanzo.
A quel punto Watson, narratore ufficiale delle avventure del geniale investigatore, inviterà il lettore a un viaggio nel tempo, fino a vent'anni prima. E' un viaggio necessario per capire gli avvenimenti che sono accaduti nel castello e per dare una logica alla soluzione trovata da Holmes. Watson conduce il lettore nella "valle della paura" dove imperversa la banda dei "vendicatori".
Non avete capito niente? Per forza, si tratta di uno dei romanzi più appassionanti e più intricati di Conan Doyle. Ma state tranquilli, alla fine del viaggio i protagonisti si ritroveranno nel castello e tutto sarà chiaro. Certo la situazione è piuttosto ingarbugliata. La vicenda appare subito inspiegabile se si considera che il volto del signor Douglas è completamente sfigurato, come se fosse stato colpito con un martello (e questo esclude il suicidio. Chi si suiciderebbe prendendosi a martellate in faccia?) e che dal cadavere è stato tolto l'anello nuziale, un oggetto di scarso valore commerciale. Ancora più assurdo è il fatto che Douglas portasse l'anello nuziale sotto un altro anello che è regolarmente al suo posto.
Riepilogando: l'uomo ucciso portava al mignolo della mano sinistra due anelli, uno con una piccola pepita. La fede nuziale si trovava sotto questo anello. Ebbene: l'assassino ha tolto l'anello con la pepita, ha preso quello nuziale e ha rimesso a posto il primo anello. All'apparenza, un comportamento folle: se voleva rubare, perché non ha preso tutti e due gli anelli? E se voleva prendere proprio la fede nuziale, perché si è preso il disturbo di rimettere a posto l'altro anello?
Solo un fuoriclasse dell'investigazione come Sherlock Holmes poteva sbrogliare una matassa così intricata.

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