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"WIND OF CHANGE"
Scorpions - 1990

Non vedo momento migliore del mese di gennaio del 2000 - anche se per l'inizio del Terzo millennio occorrerà pazientare per altri dodici mesi - per parlare di una canzone dal contenuto epocale: "Wind of change", traduzione "il vento del cambiamento", degli Scorpions.
Il gruppo musicale in questione canta in inglese, ma è tedesco e si è formato nel 1964 ad Hannover, nell'allora Germania Federale.
Nonostante una discografia contenente anche musica heavy metal, gli Scorpions hanno fatto del rock melodico il proprio principale cavallo di battaglia: tale buonissimo genere musicale, di cui fa parte "Wind of change", ha permesso loro di divenire il maggior gruppo tedesco a livello internazionale, grazie soprattutto alle straordinarie doti vocali del leader Klaus Meine.
I migliori brani melodici degli Scorpions sono riuniti nella raccolta "Still loving you", pubblicata nel 1992, che costituisce un insieme di ritmi lenti e di arpeggi di chitarra assumenti spesso i caratteri della ballata. In questa raccolta, oltre a "Wind of change", troviamo tra gli altri, gli splendidi remix di "Still loving you"(1984) e "Always somewhere" (1979).
Tuttavia, ciò che fa colpo nello scorrere l'elenco delle canzoni contenute in "Still loving you" è la presenza di "Living for tomorrow", registrata dal vivo nel 1988 nell'ex URSS, un anno prima della fine della guerra fredda, quando la cronica crisi del collettivismo sovietico raggiungeva il punto di non ritorno. I versi di "Living for tomorrow" - traduzione "vivendo per il domani" - rappresentano l'invito ad ognuno di noi a rinunciare all'egoismo e all'odio, riscoprendo la donazione e il perdono, al fine di creare un mondo più vivibile; il tutto accompagnato, nella stessa canzone, dall'avvertimento per cui la forza del male è in grado distruggere il genere umano.
Gli Scorpions possono così vantarsi di essere stati il primo gruppo rock occidentale ad essersi esibito nell'ex Unione Sovietica, peraltro alla presenza del presidente Gorbaciov, il quale aveva appena deciso di aprire le frontiere alla musica occidentale, considerata in passato sovversiva.
Proprio questa esperienza russa del 1988 ispirava la composizione del singolo "Wind of change", lanciato nel 1990, che finalmente commentiamo dopo una lunga ma indispensabile presentazione.
Il brano è introdotto da una suggestiva melodia fischiata - che ritroveremo anche al termine della canzone - carica di speranza e di gioia, e molto efficace nel rendere all'ascoltatore l'idea di quel "vento del cambiamento" avvertito dagli Scorpions a Mosca - passeggiando lungo le rive della Moskva fino a raggiungere il Gorky Park - nel 1988, quando la Russia cominciava finalmente a porre termine al totalitarismo e ad aprirsi al resto del mondo, fenomeno impensabile fino a pochi anni prima. I versi tradotti di "Wind of change" recitano infatti verso la fine della canzone: "Il vento del cambiamento soffia forte in faccia al tempo, come un vento di tempesta che suonerà la campana della libertà".
Era un vento che dava speranza in vista del superamento delle divisioni Est-Ovest. Era nell'aria un mutamento che si riteneva avrebbe condotto ad un apprezzamento vicendevole tra i popoli fino a quel momento divisi dalla "cortina di ferro". Il tutto poi a vantaggio anche delle generazioni future.
Lo stesso cantante Klaus Meine si fa in proposito portatore di pace rivolgendo a un russo suonatore di balalaika, l'invito a unirsi a lui nella musica.
Da annoverare poi l'inciso-ritornello di "Wind of change" in cui si canta di una notte di gloria, presumibilmente quella della riunificazione della Germania, paese d'origine degli Scorpions, avvenuta da un punto di vista morale con la caduta del muro di Berlino il 9 novembre 1989: non a caso lo stesso brano è stato da loro eseguito sotto la Porta di Brandeburgo durante i festeggiamenti per il decennale di quell'evento.
Tuttavia il gruppo tedesco, pubblicando "Wind of change" nel 1990 all'interno di un LP intitolato "pazzo mondo" ("Crazy world"), non si faceva per niente vincere dall'illusione per cui la fine della guerra fredda sarebbe stata la panacea di tutti i mali del nostro pianeta. Infatti, nonostante l'inevitabile crollo del regime sovietico, la Russia e l'Est europeo trovano ancora forti difficoltà interne e nei rapporti con l'Occidente. Si sono inoltre sviluppate altre forme di divisione che continuano a rendere precari gli equilibri globali. I sentimenti d'odio, le diffidenze reciproche e le disuguaglianze sono ancora lungi dall'essere debellati.
Quanti venti del cambiamento dovremo ancora sentire?

Marco Cingolani  

  

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