Martin Scorsese
con "Al di là della vita"
ritorna alla sua New York ma non quella di Taxi Driver o di Mean Street; una New York
sofferente, folle e oscura rappresentata qui dall'anima e dall'interpretazione di Nicolas
Cage. Frank Pierce, un paramedico, gira per le strade della città con la sua
autoambulanza alla ricerca di qualche vita da salvare ma notte dopo notte il suo unico
scopo diventa solo quello di colmare il vuoto che è nella sua vita, il male che lo
circonda e che gli penetra dentro. Incubi e fantasmi lo accompagnano per tre notti insieme
ai tre compagni di lavoro, gli ottimi John Goodman, Ving Rhames e Tom Sizemore, fino a
quando non incontra Mary, figlia di un uomo vittima di un infarto.
Girato, alla fine del 1998, per le strade della grande metropoli americana e in
particolare a Hell's Kitchen, il film è dedicato soprattutto agli abitanti di questo
quartiere, vagabondi e senzatetto fatti "sparire" proprio alla fine degli anni
novanta, quasi per magia, dalla politica attuata dal sindaco Giuliani. Che New York,
ultimamente, sia cambiata non vi è dubbio - afferma con polemica il regista della grande
mela - ma è solo un cambiamento di superficie, questa città è ancora piena di povertà.
Scorsese ammette di aver subito pensato a Nicolas Cage per la parte di Frank Pierce,
all'espressività del suo volto e alla notevole esperienza accumulata grazie al lavoro
svolto con registi come Coppola e De Palma. Anche per Cage questo film è stata una tappa
molto importante per la sua carriera: lavorare per il suo idolo Martin Scorsese ed
innamorarsi sulla scena di chi, nella vita, è realmente la sua compagna. Scorsese
rappresenta lo standard dell'eccellenza - si confessa l'attore americano - non è
difficile lavorare con lui, Martin è un uomo dolce, un vero esempio di umanità. Al di
là della vita, tratto dal romanzo di Joe Connelly , è un film sulla sofferenza umana, ma
anche sulla bontà, sulla solidarietà e sulla speranza che è presente in ognuno di noi.
Luc Besson, il regista di
pellicole come "Leon" e il "Quinto Elemento", nel film "Giovanna d'Arco" doveva avere solo il
ruolo di produttore esecutivo, ma a metà della lavorazione di questo kolossal varie
discrepanze con Kathrin Bigelow, regista dell'attualissima pellicola Strange Days, lo
hanno costretto a rimettersi letteralmente dietro la macchina da presa. Meno travagliata
è stata la scelta di chi doveva interpretare la giovane pulzella d'Orleans. Per Luc
Besson non vi sono stati dubbi sin dall'inizio, Milla Jovocic è così diventata l'ultima
incarnazione della più famosa guerriera della storia francese. Milla possiede la stessa
passione e le stesse reazioni di Giovanna - afferma il regista- lei riesce a sentire
tutto, non ha la pelle dura e in questo senso sono molto simili.
Besson, attraverso la sua personalissima regia, ci accompagna in tutta la storia di
Giovanna: da quando bambina assiste al massacro della propria famiglia, all'impeto e al
coraggio nel comandare l'esercito francese contro quello inglese, cadere ferita e poi
rialzarsi quasi come un automa, fino a quando, tradita ed ingiustamente incarcerata, non
gli rimane altro da fare che confidarsi con la propria coscienza, magistralmente
interpretata da un sempre ottimo Dustin Hoffman. Lo stesso Besson spiega che tanti sono
stati i tentativi di riportare in vita, dal punto di vista cinematografico, la vera storia
di Giovanna d'Arco, ma quasi tutti, forse eccetto Dreyer, l'hanno fatto descrivendola in
maniera troppo stereotipata. In quasi tutte le versioni precedenti infatti nessuno si era
preoccupato di renderla reale: il più possibile vicina al pubblico. Questo è stato, sin
dall'inizio, il principale obiettivo del regista francese: descrivere, anche grazie
all'aiuto di alcuni documenti storici, la travolgente personalità della santa francese.
Tantissime sono state le versioni cinematografiche della storia della giovane d'Orleans;
da ricordare quella di Dreyer del 1928, quella di Fleming del 1948 e quella di Rossellini
con Ingrid Bergman del 1954.
Un'eccellente Angelica Huston è
regista e interprete nel suo nuovo film "La storia di Agnes Browne".
Agnes Browne è una testarda e intelligente vedova irlandese, capace di mantenere sette
figli e di non perdere mai la voglia di lottare e di rimanere in vita. Una storia
fondamentalmente drammatica ma allo stesso tempo disperatamente allegra, ambientata nella
tipica Irlanda proletaria, impregnata di canzoni, qualche birra e tanta solidarietà.
Con questa seconda regia Angelica Huston si riconferma un ottima interprete di storie di
vita, capace e sensibile nell'esprimere tutto questo con grande poesia e passionalità .
Ultimo consiglio per il mese di
Gennaio.
"East is East" è la storia di
una "tipica" famiglia britannica: madre inglese, padre pakistano e sette figli
sospesi tra la voglia d'integrazione e la ribellione verso la volontà paterna. Infatti i
programmi del patriarca per i propri figli vanno allo sfascio, qualcuno scappa per andare
a lavorare nel mondo della moda, altri fuggono da matrimoni combinati.
"East is East", tra una risata e all'altra, ha avuto il grande merito di mettere
d'accordo pubblico e critica all'ultimo Festival di Cannes.
Buona Visione |