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Arriva in redazione il seguente scritto. La prima idea è quella di cestinarlo. Chi è infatti questa associazione? Sarà il solito anonimo che si cela dietro ad una sigla? In ogni caso non ci risulta che questi amici della montagna abbiano mai preso posizione in alcuna materia, e sì che con una cava stanno mangiando proprio una montagna sopra le nostre teste. Il contenuto poi... lo giudichino i lettori...

 

Croci, crociate, ambiente e un po' di confusione

L'idea di mettere croci o altri simboli più o meno religiosi su vette alpine, appenniniche o su qualche montarozzo domestico non è nuova.
Se qualcuno tra i lettori prova una potente inquietudine al vivere all'ombra di una megalitica croce come quella che campeggia in cima al Monte Catria (e delle conseguenti devastazioni ambientali provocate dalla costruzione della strada servita per l'assemblaggio del rugginoso suppellettile), potrà capire il disagio vissuto da noi amanti della montagna.
Abbiamo toccato con mano il metallo di trenta e passa metri della croce che orna l'Amiata, abbiamo riflettuto sulle improbe fatiche costate ai generosi alpinisti-fedeli per porre una statua della Madonna sulla rocciosa cima del Dente del Gigante (Monte Bianco). Sul vasto terrazzamento che accoglie l'alpinista giunto sulla vetta del Monte Ligoncio (Alpi centrali) abbiamo contato non una, bensì tre croci, a dominare l'epilogo di tre distinte valli.
Ma torniamo alla ventilata ipotesi di far troneggiare, in occasione dell'Anno giubilare, una ennesima struttura sui già affollati colli pergolesi. E' tempo di essere chiari: valutate sotto l'aspetto della turbativa all'ecosistema, croci e madonne (la minuscola è dello scrittore, ndr) recano un inquinamento prossimo allo zero. Se si bada al paesaggio già la musica cambia, soprattutto per dei cittadini abituati a convivere con la mostruosità rossodipinta (antenna? ripetitore?) campeggiante in cima alla collina di Ferbole. A proposito, chissà che a qualche bravo amministratore, letto il presente articolo, non venga in mente di incaricare la ASL di rilevare il livello di elettrosmog nella nostra ridente vallata. E chissà che tali esami non ci rivelino che l'etere è altrettanto inquinato quanto l'acqua del pubblico acquedotto?
Ma il fastidio, quello vero, è lo spirito di conquista che anima gli impiantatori di questi inquietanti manufatti. Trascinare la struttura marmorea di una madonna (la minuscola è dello scrittore, ndr) sulla vetta del Dente del Gigante o più semplicemente erigere molossiche costruzioni metalliche su pacifiche cime appenniniche consente al parroco o alla comunità religiosa mandante dell'azione di sentirsi un novello Cristoforo Colombo che alza croce sulla spiaggia di Hispaniola o di un Goffredo di Buglione che erige il suo simbolo sulla Gerusalemme finalmente libera dagli odiati mori.
Consacrare ambienti naturali a varie divinità religiose o laiche è un'usanza che ha una lunga storia. Gli indiani e gli ultimi sparuti eredi degli antichi aztechi salgono ancora oggi le montagne per ergervi nuovi luoghi di culto. Mosè salì al Sinai come i giapponesi sul Fuji. Anche il culto dello Stato ha fatto le sue eco-vittime: dai Tatra al Pamir molte sono le vette costellate di bronzei Stalin o Lenin.
Il problema, come per mille altri comportamenti umani, è comprendere che i tempi sono mutati. Proprio ora che Fidel Castro è divenuto il più coerente e credibile alleato del Papa nella denuncia dei danni arrecati alla genia umana dal moloc rappresentato dal capitalismo globalizzato e islamici ed ortodossi, anziché essere passati a fil di spada, vengono invitati a celebrazioni ecumeniche, noi chiediamo maggior tolleranza per il nostro ambiente.

Non si può non rispondere. C'è da troppo tempo nell'aria un odore nauseabondo di intolleranza. Ciascuno vorrebbe un mondo fatto su misura per sé, dove l'altro, il prossimo, non deve aver voce. Ne è un esempio questa lettera giunta in redazione.
Anch'io sono un amante della montagna, da quando sono nato. Da sempre.
Tutte le mattine (quando il cielo me lo consente ovviamente), la prima cosa che faccio è affacciarmi dalla finestra e guardare la vetta del Catria con la sua grande croce. E' per me un'emozione. Grande.
Considero questa opportunità un privilegio, una di quelle cose per cui vale la pena di vivere qui piuttosto che altrove.
Anch'io ho visto vette in ogni parte d'Italia.
E' ovvio, ciascuno scala una montagna con un suo spirito. Le capre, quando raggiungono la cima di un monte non si fermano a meditare sulla bellezza del creato, ma l'uomo invece sì.
Per questo l'uomo, a differenza del caprone (per il quale, a ragione, quel manufatto non è altro che un "rugginoso suppellettile" che gli impedisce di brucare l'erba), pianta sulla vetta del monte un simbolo: per ringraziare il Creatore.
Quando con fatica si riesce a conquistare la vetta ci si siede esausti e ci si ferma a riflettere. Le domande sono quelle che l'uomo si pone da sempre: chi avrà creato tutto questo? Che senso ha la mia vita? Ci sarà qualcosa dopo la morte?
E' lecito non essere cristiani, quindi ciascuno dà a questi interrogativi una propria risposta, misurandosi con se stesso e con la propria visione del mondo.
La croce è lì per ricordare che un giorno, in una stalla, è nato un bambino che poi è morto in croce per salvare ogni uomo, anche te che sei lì in quel momento. Non ci credi? Guarda altrove e cerca altrove una risposta. Lascia però al tuo fratello la libertà di andare lassù a pregare il suo Dio.
Solo così sarai amico della Montagna e del mare, della pioggia e del vento, degli animali e dell'uomo.
Altrimenti sarai solo e vuoto dentro.
Quanto alle crociate, anche queste righe ne sono un esempio: tu vorresti imporre agli altri la tua visione. Lascia stare. Potresti scoprire che le motivazioni che hanno spinto ad agire Cristoforo Colombo o dei Crociati, anche se certamente non tutti, sono in fondo forse più alte e nobili del tuo piccolo egoismo.
Quanto ai nostri parroci - se per caso alludi a loro - ti posso dare per certo che non c'entrano niente, anzi che sono stati accusati di non aver appoggiato l'iniziativa, partita da persone private. Alla fine, richiesto di benedire la croce, il parroco del luogo ha detto: "Di benedire una croce non posso rifiutarmi! Lo farò anzi con tutta la serietà richiesta dalle norme liturgiche, perché per un credente una Croce è sempre una Croce. Ma voglio che assolutamente non diventi motivo di espressioni meno serie di devozionismo fuori luogo".
L'ecolgia poi non c'entra proprio nulla. Non c'è croce che possa nuocere alla tua salute.
Spegni la TV invece e apri un libro, butta il cellulare che ti frigge il cervello. E usa poco l'auto: quella sì che inquina davvero. E sii tollerante, se vuoi che gli altri lo siano con te.
Buon anno, amico della montagna! Che il 2000 - che magari hai festeggiato sparando botti petardi e mortaretti - ti faccia essere amico di tutti, anche di chi non la pensa come te.
Piuttosto combatti le tue battaglie contro l'inquinamento vero: combatti le discariche abusive, i rifiuti nei fiumi. Lotta contro le mille ingiustizie che si perpetrano ogni giorno: contro l'uso dei bambini soldato, contro la fame nel modo, contro lo sfruttamento minorile, contro le guerre contro gli orrori che in ogni minuto si compiono in ogni parte del pianeta. E quando incontri una croce alza gli occhi al cielo, incontrerai le Pleiadi, Orione, l'Orsa Maggiore e chissà forse una cometa. Auguri. 

Paolo Fadelli       

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