Chissà quanti
italiani hanno ascoltato con attenzione, o letto sui giornali, il discorso che il
Presidente del Consiglio ha fatto al Parlamento prima di Natale. Pochi, sicuramente.
Perché l'insofferenza per la politica è ormai diffusa e i "rumori" del Palazzo
scivolano via come mercurio sul vetro.
Nell'elencare le benemerenze del suo Governo, il premier ha snocciolato una litania di
cifre affermando, fra l'altro (cito le esatte parole tratte dal resoconto stenografico
della seduta della Camera): "La legge finanziaria, aumentando il reddito disponibile
per le famiglie mediamente di 480mila lire l'anno, porterà 200mila famiglie fuori
dall'area della povertà".
"Bravo, bene, bis!". La maggioranza ha applaudito, e questo dimostra che cosa
succede quando l'interesse di parte prende il sopravvento sulla ragione.
Infatti c'è poco da stare allegri. 480mila lire (lorde) in più all'anno significano
40mila lire (lorde) al mese. Una famiglia di tre persone in vena di scialo può, al
massimo, permettersi una pizza.
Per convenzione statistica è considerato povero chi dispone di un reddito, mettiamo, di
500mila lire al mese che rappresenta la soglia o, come dicono gli specialisti, il
"parametro". Se il limite viene superato sia pure di una sola lira si esce
"dall'area della povertà". Capito il trucco?
Quelle famiglie, arricchite dalla statistica, povere erano e povere rimarranno. Le
statistiche, da che mondo è mondo, non hanno mai riempito la pancia.
Se il Governo non fa niente per migliorare la situazione di quelli che tutti i giorni
combattono per mettere insieme il pranzo con la cena, almeno non si vanti di successi
inesistenti. La gente i conti li sa fare. |