Ti ringrazio,
mio Dio, di avermi concesso di rimanere in vita fino a questo momento e Ti ringrazio anche
a nome degli amici ancora viventi, memori di coloro che ci hanno lasciato per una vita
migliore.
Confesso questa mia umana debolezza, di aver chiesto e sperato di raggiungere questo
traguardo: sono stato esaudito, "Ti ringrazio o Signore".
Non sono molti i privilegiati che si possono permettere questo triplice Augurio
contemporaneamente. L'umanità del nostro tempo ha avuto questa occasione e ne dovrebbe
essere ragionevolmente soddisfatta.
Poiché, come recita un vecchio proverbio, "non c'è rosa senza spine", anche
questa gioia doveva essere in qualche modo oscurata da qualche ombra. L'uomo pare si sia
sempre divertito a seminare ostacoli sul proprio cammino.
Dalla lettura dei giornali e dai mezzi di informazione si ha la netta impressione che la
società dei nostri giorni stia guardando alla nuova epoca che si apre sul suo orizzonte
con la stessa trepidazione e la stessa incertezza con cui un ragazzino si inoltra in un
bosco ricco di vita e di vegetazione nel pieno della primavera: tanti piccoli rumori,
tanti segnali incomprensibili, linguaggi occulti che denotano una vita intensa,
affascinante, misteriosa, ma che trattiene il piede dell'inesperto esploratore sul
limitare dell'imponderabile, dell'ignoto.
La stessa cosa sta accadendo un po' a tutti, ma in particolare alle persone della mia
età: noi siamo incappati, o meglio siamo rimasti i più intrappolati nel bosco del tempo
presente, divenuto incomprensibile per la nostra mente adusata a parametri di vita troppo
diversi da quelli che si sono andati delineando in questa seconda metà del nostro secolo.
Sono cambiati completamente le abitudini, i comportamenti, il linguaggio, l'educazione, il
rispetto, le forme di alimentazione, i modi di divertirsi.
Volete un esempio, per intenderci meglio?
Il mio svago, nelle domeniche estive, consisteva, nel passare il pomeriggio, insieme ad un
gruppo di altri ragazzini, lungo il fiume Cinisco correndo con il retacchietto di balla
dietro a qualche pesciolino o a qualche granchio. La nostra merenda, mediante furtive
visite negli orti prossimi al fiume, consisteva in pomodori mezzo maturi e nei ghiotti
cetrioli (le cosiddette melangole); oppure nei campi le melette rosse di San Giovanni o le
pere di Sant'Anna, ma non si ripudiava neanche le susine rosse o gialle (i bregnoni).
Da ragazzotti (14 - 16 anni), di nascosto, alle 2 del pomeriggio si partiva dalla
piazzetta del giardino e si andava in bicicletta a Marotta a fare il bagno e si ritornava
puntuali alle 8 per l'ora di cena, tutti sudati e bianchi di polvere, poiché la strada
non era ancora asfaltata.
Non c'è bisogno di spiegare come passano il sabato sera e la domenica i nostri ragazzi,
perché tutti lo sanno. Fatto il dovuto confronto si capisce perché agli occhi dei
giovani, noi siamo dei "semifreddi" o dei "Matusa". Ma questo è
soltanto un aspetto e non il più drammatico. C'è di peggio.
Chi, come me, ha conosciuto quel simpatico insetto chiamato "baco" da seta che
si nutriva di foglie di gelso, ditemi come fa a capire in che cosa consiste e come opera
il nuovo, misterioso "baco" che infilandosi, non si sa come, nei computers delle
banche, riuscirebbe a brucare non le foglie del gelso, ma i fogli da centomila sui nostri
conti correnti? Eppure questa notizia, non sappiamo se vera o falsa, ha tolto il sonno a
parecchie persone.
E chi non ha mai volato o messo piede su una nave, come fa a capire come si fa a
"navigare su Internet"? Sono termini nuovi, corrispondenti a realtà nuove, che,
per essere state inventate altrove, vengono espresse col nome del Paese di origine. A
molti di noi basta un'espressione in inglese per essere messi K.O.
Se alle difficoltà di questo tipo aggiungiamo le più recenti notizie di cronaca sulle
alluvioni nei diversi continenti, sui terremoti e sui probabili effetti negativi delle
prossime perturbazioni solari, il nostro stato di confusione e di paura raggiunge il
livello del primo millennio. Arrivati a questo punto direi: "Fermiamoci; lasciamo
raffreddare il nostro cervello surriscaldato e domandiamoci: cosa è successo nell'anno
Mille? Niente di quello che l'umanità si aspettava e così sarà anche per il passaggio
al Terzo millennio". Ci dobbiamo rendere conto che l'incertezza è una categoria
della vita umana, una categoria esistenziale direbbero i filosofi. Ma chi può dire di
aver la certezza del proprio domani? Quando diciamo, e spesso con convinzione: "La
vita è la mia e sono padrone di spenderla come voglio" commettiamo il più grosso
errore di presunzione. Noi siamo i beneficiari di un bene non nostro che ci può essere
tolto in qualsiasi momento.
E allora? Allora accettiamo l'Augurio di Buon Anno!; di Buon Secolo!; di Buon Millennio!,
come una richiesta a Dio, come una preghiera, come un "biglietto d'ingresso" per
entrare nella nuova era dove giace occultato, sotto le macerie dei nostri dubbi, delle
nostre incertezze, dei nostri fallimenti, il bulbo della Speranza in attesa di
germogliare, crescere e rifiorire in una nuova e più vigorosa primavera. |