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UN FATTO DI GRANDE RILEVANZA SOCIALE:
LA SCHIAVITU' DI FINE MILLENNIO SARA' ABOLITA

 

L'ultimo rapporto delle Nazioni Unite, il 10° sullo "Sviluppo umano" non fa che confermare in peggio quanto era già noto: la forbice della ricchezza sta ulteriormente divaricando, con il 20% della popolazione che possiede l'86% dei beni della terra, il 60% che ne controlla il 13% e il restante 20% (circa un miliardo e mezzo di persone che vivono con l'equivalente di un dollaro al giorno) che si divide un magro 1%.
L'autorevole documento è apparso nel periodo in cui, a Ginevra, si sono svolti i lavori del Consiglio Economico Sociale delle Nazioni Unite, presieduto quest'anno dal rappresentante italiano, ambasciatore Paolo Fulci. Si è preso atto con crescente consapevolezza che la povertà nel mondo può essere combattuta e, se non debellata, almeno ridotta. Uno degli obiettivi sociali da raggiungere è quello di spostare i flussi monetari dei paesi indebitati dal pagamento degli interessi a sostegno delle strutture sanitarie, dell'istruzione, dell'assistenza ai bambini e agli anziani nei paesi sottosviluppati, all'attuazione della riforma agraria e all'edilizia popolare.
E' un primo passo verso una migliore utilizzazione del denaro dell'ingente debito contratto dai paesi poveri. Sono stati compiuti altri gesti significativi in tale direzione. Pensiamo ai 17 milioni di firme, raccolte in tutto il mondo per la remissione del debito dei paesi più poveri e presentate in giugno a Colonia in occasione del vertice dei cosiddetti G-7, cioè delle sette nazioni più economicamente progredite del mondo, oggi diventate G-8, perché vi è stata associata anche la Russia. Questo movimento di opinione pubblica non è spuntato come un fiore selvaggio, ma trova la sua ragione nell'attività di migliaia di organizzazioni, associazioni, gruppi di volontari, ecclesiali e laici, che spingono per una maggiore giustizia nei rapporti tra i popoli.
Ricordiamo l'opera meritoria di sensibilizzazione svolta dal documento del Pontificio Consiglio "Iustitia et Pax" e di quello pubblicato successivamente dal movimento cattolico "Cor Unum".
Il Cancelliere tedesco Gerhard Schoeder, Presidente di turno dell'Assemblea di Harare, si è compiaciuto con i membri delle varie delegazioni che avevano approvato il principio della cancellazione del debito a carico dei 52 paesi più poveri del mondo. Si tratta di un debito enorme, di almeno 70 miliardi di dollari, pari a lire 130 mila miliardi che come un laccio scorsoio strangola le economie poverissime dei paesi che hanno risorse economiche così scarse da poter far vivere le loro popolazioni a stento al limite della sopravvivenza.
Certo sembrano tempi lunghi quelli richiesti per l'estinzione del maxi-debito dei paesi del Terzo mondo; ma bisogna prendere atto dell'inversione di tendenza, cioè dell'accettazione del principio che bisogna risolvere questa tragica situazione, decurtandoil debito e creando condizioni favorevoli, perché si possa estinguere nel più breve tempo possibile.
Il cardinale Joachin Meisner, Arcivescovo di Colonia, ha detto: "Siamo in ritardo, ma non è impossibile lenire gli errori del passato; occorre cancellare al più presto una schiavitù di fine millennio. Anche perché vivere in un mondo ingiusto è politicamente rischioso".
George Bernanos, scrittore cattolico francese, ha fatto una profezia: "La collera dei poveri sarà terribile". Un altro scrittore francese, Noel Copin avverte: "La povertà dei poveri minaccia la ricchezza dei ricchi: lo squilibrio del mondo è un danno e un pericolo per tutti".
Fortunatamente i responsabili dei destini dell'umanità stanno mettendo in atto una politica che mira a risolvere il problema in maniera equa e in tempi relativamente brevi. E' una buona notizia per il nuovo millennio.

don Luigi Baù     

     

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