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VIENI AL PADRE
Schede di Catechesi di Don Lino Ricci

12a SCHEDA

 

IL GRANDE PERDONO

L'Anno Santo ha una sua giustificazione storica, che è la più facile a essere compresa: celebrare l'anniversario - l'anniversario due volte millenario! - della venuta di Cristo nel mondo è importante per tutti, credenti e non credenti, atteso il segno che Gesù ha lasciato nella storia.
Per i credenti lo è certamente molto di più; non c'è difficoltà a riconoscere una forte motivazione teologico-religiosa nella celebrazione del Giubileo. La nascita di Cristo investe quel grande discorso di fede, che si chiama Incarnazione del Figlio di Dio.
Che poi il Giubileo sia accompagnato da feste, manifestazioni di culto (processioni, pellegrinaggi, liturgie…), di cultura (libri, conferenze, dibattiti, commemorazioni…), di arte (chiese, monumenti, restauri…), di folklore, non c'è molto da obiettare; si tratterà, caso mai, di buon gusto da rispettare, di senso della misura o di equilibrio nelle spese, di rifiuto di ogni forma di fanatismo o di trionfalismo deteriore. Oggi le sensibilità sono tante e non è facile metterle tutte d'accordo. Solo il senso del reciproco rispetto e della benevola tolleranza possono fare in modo che tutti si esprimano al meglio, senza infastidire troppo gli altri.

Ma c'è tra le espressioni del Giubileo una che, nella visuale della fede cattolica, ha indubbiamente un rilievo non secondario: è quella legata al concetto di Indulgenza. Nel Giubileo c'è la possibilità di acquistare l'Indulgenza plenaria, cioè totale. E che l'Indulgenza possa essere acquistata non è una semplice affermazione devozionale: è, per la Chiesa Cattolica, una verità di fede, definita come tale.
Proprio questa "verità di fede" non è la più facile a essere compresa e accettata; sta anzi alle origini di quella "protesta" o contestazione che, per certi aspetti giustificata, è partita da Lutero e ha procurato la grande frattura nella Chiesa Occidentale, nota come Riforma o Protestantesimo.
Il Grande Giubileo del Duemila ha tra le sue aspirazioni più alte quella "ecumenica", cioè l' "unità dei cristiani": ma il concetto di Indulgenza sembra più dividere che unire. È opportuno entrare dentro questo discorso, anche se non è dei più facili e piani.

Il verbo "indulgere" vuol dire perdonare, condonare…
C'è il Sacramento della Penitenza che ci dà la remissione dei nostri peccati. A che serve allora l'Indulgenza?
L'Indulgenza è certamente sulla linea del Sacramento del Perdono: diremo, per intenderci, che serve a completare ciò che il Sacramento ci dà. Il Sacramento perdona la colpa: ci riammette nella amicizia, nella comunione con Dio, ridandoci la vita soprannaturale. L'Indulgenza interviene nel campo delle conseguenze del nostro peccato. Il peccato fa danni, perché il male ha sempre uno strascico di conseguenze cattive. Sul piano umano si chiede a chi ha fatto il male di riparare i danni arrecati. Sul piano soprannaturale è ancora Dio che interviene, nella sua infinita misericordia, e, per mezzo della Chiesa, ripara, come lui sa, i danni che abbiamo fatto e per i quali dobbiamo soddisfare. Lungi quindi dal darci l'idea di un Dio severo e vendicativo, l'Indulgenza ci parla ancora della sua bontà e della sua santità. La perfezione infinita di Dio sa coniugare pienamente insieme quello che a noi uomini riesce spesso impossibile: misericordia e giustizia. Ma la giustizia viene pienamente reintegrata non per le nostre opere, ma per la generosa donazione di Dio, che nel Figlio ha sofferto per noi.

La "prassi" della Chiesa, nel corso della sua storia, è stata sempre questa, anche se in forme diverse. Ecco, ad esempio, i martiri, che, in attesa del supplizio, mandavano al Vescovo libelli di richiesta di condono per i fratelli colpiti da sanzioni per le loro colpe pubbliche. Ecco il sacrificio eucaristico, offerto fin dai primi secoli a Dio in suffragio dei fratelli defunti…E' da questa fede costante della Chiesa che è anche scaturita la fede nella esistenza del Purgatorio.
Se dovessi in qualche modo cercare nel Vangelo qualche segno di questo aspetto della misericordia di Dio, lo indicherei nel perdono che Gesù dà al ladro crocifisso con lui, perché addirittura gli promette il Paradiso nell'"oggi" e non in data indeterminata. E nella parabola del figlio prodigo mi pare di cogliere l'aspetto dell'"Indulgenza", nel "modo" con il quale il Padre dà al figlio il suo perdono: lo riammette nella condizione di prima: anello, vestito nuovo (e non mantello che copre i suoi stracci), calzari…Non accetta la proposta: "Prendimi come uno dei tuoi servi".
Chi prova il rimorso del male fatto, le cui conseguenze spesso sono umanamente irreparabili, sa bene quanto giovi alla sua serenità il sapere che Dio non solo gli dà il perdono, ma distrugge (la Bibbia dice "dimentica") tutto il residuo fangoso e ingombrante di un triste passato.
Direi che Dio non si preoccupa solo di farci sentire il suo perdono; si fa carico, a sue spese, anche di garantire in noi un senso nuovo di ricostruita dignità.
È chiaro che un dono così grande dobbiamo accoglierlo e, in qualche modo, meritarlo. Ecco perché per avere l'Indulgenza ci vengono chieste pratiche da compiere e, soprattutto, "il distacco pieno dall'attaccamento ai nostri peccati".

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