"Il
saluto è di mia propria mano, di me, Paolo" (Lettera ai Colossesi, capitolo
4, versetto 18). È l'autenticazione della lettera che l'apostolo ha dettato e che
conclude con raccomadazioni e saluti.
San Paolo ricorda due aspetti
della vita cristiana, che gli stanno particolarmente a cuore:
1. La preghiera, fatta
con perseveranza. "Vegliate in essa, rendendo grazie", (Col.
4,2).
I cristiani devono essere persone sveglie, attente, pronte. Il rapporto abituale con il
Signore rende aperti e sensibili alle necessità umane e alle esigenze della volontà di
Dio. Senza preghiera non si può conoscere, tanto meno attuare, il bene che Dio dà la
possibilità di compiere.
San Paolo domanda di essere ricordato nella preghiera, perché il Signore tocchi i cuori
degli uomini e renda possibile l'annunzio del Vangelo dovunque, anche negli ambienti più
ostili. L'apostolo non è spaventato dalle "catene"; essere perseguitati e in
carcere per amore del Vangelo è un onore e una grazia; anzi, una ragione in più per
desiderare di svolgere la missione. Le difficoltà non lo intimoriscono; piuttosto
esaltano la sua fiducia in Dio e l'inventiva per il servizio del Vangelo.
2. Un comportamento saggio con
tutti. La condotta dei cristiani non deve essere arrogante; non si risponde all'offesa
con l'offesa; non ci si mette sul piano della provocazione. "Il vostro parlare sia
sempre con grazia, condito di sapienza, per sapere come rispondere a ciascuno"
(Col. 4,6). È uno stile che si pone in alternativa sia con la volontà di imporre sia con
l'arrendevolezza che scade nella viltà e cede al compromesso.
Dopo l'esortazione, ecco i saluti che esprimono legami profondi e intensi e sincera stima
per le collaborazioni ricevute. Notiamo soltanto tre nomi:
- Marco, il cugino di Barnaba. È l'evangelista estensore del secondo Vangelo. A
motivo di Marco, san Paolo è entrato in contrasto con Barnaba, come è ricordato nel
libro degli Atti, al capitolo 15, versetti 36-40. Ma le divergenze sono state ricomposte e
Marco è diventato fedele collaboratore di Paolo, come è di Pietro, di cui si fa
"interprete" (così scrivono alcuni autori antichi) nella stesura del vangelo.
- Luca, il caro medico. Veniamo in questo modo a sapere la professione dell'autore
del terzo vangelo. Luca accompagna Paolo nei suoi viaggi apostolici e gli è di valido
aiuto. Questo è chiaramente attestato nel libro degli Atti degli Apostoli, del quale lo
stesso Luca è autore.
- Epafra, "servo di Gesù Cristo, che è dei vostri" (Col. 4,12).
Si ritiene essere stato Epafra l'evangelizzatore della città di Colossi: ai cristiani di
questa città è indirizzata la lettera di cui stiamo esaminando per sommi capi l'ultimo
capitolo. San Paolo elogia lo zelo di Epafra e ne esalta le qualità missionarie. "Non
cessa di lottare per voi nelle sue preghiere, perché siate saldi, perfetti e aderenti a
tutti i voleri di Dio. Gli rendo testimonianza che si impegna a fondo per voi, come per
quelli di Laodicea e di Gerapoli" (Col. 4,12-13).
Dopo aver ricordato altri nomi, San Paolo chiede che la sua lettera sia inviata ai
cristiani di Laodicea, mentre questi sono invitati a trasmettere lo scritto (poi andato
perduto), che essi hanno ricevuto dall'apostolo. Evidentemente la situazione delle due
comunità è simile; ciò che è valido per una, può essere di giovamento anche
all'altra.
La conclusione: "Ricordatevi delle mie catene. La grazia sia con voi"
(Col. 4,18). La solidarietà e l'affetto dei fratelli nella fede sono di grande conforto
per chi è nella sofferenza; ma l'ultima parola è per il bene e per la gioia della
Chiesa. |