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proponiamo il "sogno" che il cardinale di Milano, Carlo Maria Martini ha
raccontato intervenendo al Sinodo il 7 ottobre scorso:
" Ho ascoltato con molto interesse tutti gli interventi fatti fin qui, cercando di
capire in che modo rispondessero alla domanda: come Gesù Cristo vivente nella Chiesa
è oggi sorgente di speranza per l'Europa? (...) Anch'io in questi giorni, ascoltando
gli interventi, ho avuto un sogno, anzi parecchi sogni. Ne richiamo tre.
1. Anzitutto il sogno che, attraverso una familiarità sempre più grande degli
uomini e delle donne europee con la Sacra Scrittura, letta e pregata da soli, nei
gruppi e nelle comunità, si riviva quella esperienza del fuoco nel cuore che fecero i due
discepoli sulla strada di Emmaus. (...) Anche per la mia esperienza, la Bibbia letta e
pregata, in particolare dai giovani, è il libro del futuro del continente europeo.
2. In secondo luogo il sogno che la parrocchia continui ad attualizzare, col
suo servizio profetico, sacerdotale e diaconale, quella presenza del Risorto nei nostri
territori che i discepoli di Emmaus poterono sperimentare nella frazione del pane.
In questo Sinodo sono già state spese parecchie parole per evidenziare il ruolo dei
movimenti ecclesiali in ordine alla vivificazione spirituale dell'Europa.
Ma è necessario che i membri dei movimenti e delle nuove comunità si inseriscano
vitalmente nella comunione della pastorale parrocchiale e diocesana, per mettere a
disposizione di tutti i doni particolari ricevuti dal Signore e per sottoporli al vaglio
dell'intero popolo di Dio. Dove questo non avviene, ne soffre la vita intera della Chiesa,
tanto quella delle comunità parrocchiali quanto quella degli stessi movimenti. Dove
invece si realizza una efficace esperienza di comunione e di corresponsabilità, la Chiesa
si offre più facilmente come segno di speranza e proposta credibile alternativa alla
disgregazione sociale ed etica da tanti qui lamentata.
3. Un terzo sogno è che il ritorno festoso dei discepoli di Emmaus a Gerusalemme
per incontrare gli apostoli divenga stimolo per ripetere ogni tanto nel corso del secolo
che si apre, una esperienza di confronto universale tra i Vescovi che valga a
sciogliere qualcuno di quei nodi disciplinari e dottrinali che forse sono stati evocati
poco in questi giorni, ma che riappaiono periodicamente come punti caldi sul cammino delle
Chiese europee e non solo europee. Penso in generale agli approfondimenti e agli sviluppi
dell'ecclesiologia di comunione del Vaticano II.
Penso alla carenza in qualche luogo già drammatica di ministri ordinati e alla crescente
difficoltà per un vescovo di provvedere alla cura d'anime nel suo territorio con
sufficiente numero di ministri del vangelo e dell'eucaristia. Penso ad alcuni temi
riguardanti la posizione della donna nella società e nella Chiesa, la partecipazione dei
laici ad alcune responsabilità ministeriali, la sessualità, la disciplina del
matrimonio, la prassi penitenziale, i rapporti con le Chiese sorelle dell'Ortodossia e
più in generale il bisogno di ravvivare la speranza ecumenica, penso al rapporto tra
democrazia e valori e tra leggi civili e legge morale.
Non pochi di questi temi sono già emersi in Sinodi precedenti, sia generali che speciali,
ed è importante trovare luoghi e strumenti adatti per un loro attento esame. Non sono
certamente strumenti validi per questo nè le indagini sociologiche nè le raccolte di
firme. Nè i gruppi di pressione. Ma forse neppure un Sinodo potrebbe essere sufficiente.
Alcuni di questi nodi necessitano probabilmente di uno strumento collegiale più
universale e autorevole, dove essi possano essere affrontati con libertà nel pieno
esercizio della collegialità episcopale, in ascolto dello Spirito e guardando al bene
comune della Chiesa e dell'umanità intera.
Siamo cioè condotti a interrogarci se, quaranta anni dopo l'indizione del Vaticano II,
non stia a poco a poco maturando, per il prossimo decennio, la coscienza dell'utilità e
quasi della necessità di un confronto collegiale e autorevole tra tutti i vescovi su
alcuni dei temi nodali emersi in questo quarantennio. V'è in più la sensazione di
quanto sarebbe bello e utile per i Vescovi di oggi e di domani, in una Chiesa ormai sempre
più diversificata nei suoi linguaggi, ripetere quella esperienza di comunione, di
collegialità e di Spirito Santo che i loro predecessori hanno compiuto nel Vaticano II e
che ormai non è più memoria viva se non per pochi testimoni. Preghiamo il Signore, per
intercessione di Maria che era con gli apostoli nel Cenacolo, perché ci illumini per
discernere se, come e quando i nostri sogni possano diventare realtà".
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