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DOM HELDER CAMARA
Una voce profetica che ha fatto rinascere la speranza

 

Il 28 agosto scorso, all'età di 90 anni, si è spento nella sua Recife in Brasile, dove è stato Vescovo per 21 anni, una delle figure più significative della Chiesa latino-americana.
Fin dalla sua giovinezza dimostrò di essere un poeta brillante ed uno spirito creativo. Nel 1936 gli era stata affidata la segreteria dell'educazione per la città di Rio e dello stato del Guanabara.
L'attività di Dom Helder a Rio era febbrile. Tra le altre opere organizzò la Crociata di S. Sebastiano, che nel volgere di pochi anni mise a disposizione 810 appartamenti ad altrettante famiglie diseredate delle favelas, con tanto di scuola, chiesa, mercato ed officine di apprendistato per 1.800 giovani di età inferiore ai 14 anni. Lo stesso Dom Helder su questa iniziativa dira: "Non mi faccio illusioni: le mie opere, per quanto utili e necessarie, non sono che un palliativo: la vera causa della povertà e della miseria delle favelas non sta qui, ma altrove". Evidentemente alludeva ad una politica che favoriva l'accentramento della ricchezza nelle mani di pochi sfruttatori e lasciava nella disperazione migliaia di famiglie povere.
Da quel momento Dom Helder iniziò ad orientarsi verso quelle posizioni sociali che gli avrebbero procurato tanti amici, ma anche tanti nemici in malafede, che vedevano in lui un pericolo per i loro enormi capitali accumulati con l'appoggio di uomini di governo. Nel 1996 Dom Helder in un'intervista alla RAI disse: "Se ti presenti in una favelas distribuendo cibi e vestiti, tutti ti acclameranno come un benefattore, ma se invece ti azzardi a porre le dita sulla piaga e denunci le cause di tanta miseria, allora sarai accusato di essere un sovversivo. Se rivoluzione è sinonimo di cambiamento totale, radicale e profondo, allora io sono rivoluzionario, perché desidero riforme radicali di base subito, senza altra perdita di tempo. Già siamo in ritardo di un secolo".
Per facilitare la sua missione, creò un organismo ecclesiale che coordinava il lavoro dei Vescovi dell'America latina, degli Stati Uniti e del Canada. Pensava di compiere una missione grande quanto quella della cristianità, per affrontare il sottosviluppo e la povertà del Terzo mondo. Diceva:
"E' nostro dovere tentare il possibile e l'impossibile per metter ordine allo scandalo del secolo ventesimo: due terzi dell'umanità sono ancora immersi in una situazione di miseria e di fame".
Nel primo anno del suo ministero pastorale in Recife, nella festa del Corpus Domini, conforme a quanto avveniva da sempre, Dom Helder attraversò le vie della città con il Santissimo Sacramento nell'ostensorio dorato. Giunto in cattedrale, iniziò la Messa, ma i suoi occhi erano imperlati di lacrime e al momento della colletta non riuscì a leggere la preghiera nel Messale. Con voce accorata e rotta dal pianto gridò: "Signore, per noi è più facile riconoscere la Tua presenza nell'Ostia consacrata che in migliaia di fratelli e sorelle miserabili che soffrono e penano per le strade e nelle baraccopoli di tutto il mondo. Come possiamo passare per le vie delle città con il pane, segno della Tua presenza e del Tuo desiderio di un mondo nuovo nella condivisione, indifferenti di fronte a bambini e adulti che muoiono di fame? Donaci la grazia di adorare la Tua presenza nel pane eucaristico in modo da riconoscere e onorare la Tua presenza in ogni essere umano, soprattutto nei fratelli e nelle sorelle più emarginate".
A conferma della stima universale che godeva, Dom Helder ha ricevuto riconoscimenti e premi molto significativi: 32 lauree honoris causa, cittadinanza onoraria di 30 città, 53 biografie, 14 premi per la pace e la candidatura al premio Nobel per la pace nel 1970, non andata in porto per l'ostinata opposizione dei capi militari del Brasile.
Ritengo utile riassumere quanto scritto con le parole di Dom Helder che si possono definire il suo testamento sociale e spirituale; "Invece di dare regali, pagate il salario giusto alle vostre domestiche e garantite i diritti di quanti lavorano alle vostre dipendenze: i poveri hanno bisogno di giustizia, non di elemosina".

        Don Luigi Baù        

 

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