"Chi
dimentica il suo passato,
sarà condannato a riviverlo"
(Santayana)
La clamorosa vicenda austriaca
induce a qualche riflessione cui m'accingo.
La prima, di carattere più generale, riguarda il metodo democratico o più semplicemente
la democrazia come governo di popolo o sovranità popolare a quale _ va subito affermato _
non garantisce affatto per la bontà dei risultati conseguiti. In realtà la gente che
sceglie, quando sceglie, è ovunque quella che è: più incline alle emozioni che non a
percorrere gli impervi sentieri della ragione, corta di memoria e sovente incolta,
opportunista poiché trova più comodo applicarsi ad una presunta convenienza personale
piuttosto che al bonum commune.
Quanti poi parlano in nome di questa gente: la gente è stanca, la gente vuole o non
vuole, la gente protesta e così via! Ma è mai possibile che sia così facile
interpretarne una vera ed univoca volontà in mezzo a tante sue contraddizioni!
Eppure, il "sistema democratico", che alla gente dà il potere, resta il
migliore, aldilà dei risultati, atteso che nella libertà rende artefici i cittadini del
loro destino, li crocifigge alla responsabilità per le conseguenze negative delle loro
scelte; non dà possibilità di alibi e ciò fa premio su ogni altra lacuna del sistema. I
tedeschi, ad esempio, debbono assumersi la responsabilità per le orrende tragedie del
nazismo poiché Hitler fu eletto con voto popolare, seppure assistito dalle compiacenze
delle caste militari prussiane e della solita, stolida borghesia, così spesso attratta
dalla mitologia del Capo onnipotente e carismatico.
Oggi Haider con le sue affermazioni, più volte pronunciate e mai smentite esattamente, di
xenofobia, razzismo e nazismo riceve il consenso degli austriaci.
Del resto, nel 1991 fu costretto a dimettersi da Governatore della Carinzia _ ove più
tardi è ritornato _ per apologia di nazismo; e prima ancora, per le stesse ragioni,
Giovanni Malagodi (certamente un uomo della destra democratica) lo fece espellere dalla
Internazionale Liberale di Salvador De Madariaga. La gente austriaca lo sa, deve saperlo
(lo esige il sistema democratico) e tuttavia lo sostiene con tale ampio suffragio da
rendere il suo partito forza di Governo.
Le regole democratiche comportano, è vero, che si prenda atto del risultato, ma non
comportano che il risultato stesso, per il solo fatto che si è verificato, giustifichi la
scelta compiuta. Non è la storia il Tribunale del mondo; deve essere chiaro che il
consenso ricevuto, ancorché non coartato, non può sostituire la misura o il criterio per
la validità e bontà dell'oggetto intorno al quale s'aggruma.
E' lecito ed anzi doveroso che gli altri Paesi dell'Europa _ libertà per libertà _
deplorino le scelte austriache o coloro che quelle scelte esaltino o dicano di voler
imitare.
Non è il caso di evocare l'interferenza, con buona pace di Massimo Fini e di
Giulio Andreotti (V. "Il Resto del Carlino" del 3.2.2000) in quanto l'Unione
Europea, iuxta propria principia si è limitata a giudicare la conformità delle scelte
politiche austriache ai valori fondanti di quelle istruzioni alle quali l'Austria chiese
liberamente di aderire.
Tutto ciò, a prescindere dal fatto che in un mondo così rimpicciolito dalla
globalizzazione dell'economia e delle solidarietà necessarie, il concetto d'ingerenza va
sicuramente ripensato per aggiornarlo alla nuova temperie. L'applicazione di un principio
di non ingerenza (che spesso dissimula un "grasso" egoismo nazionalistico)
avrebbe recentemente consentito che sino in fondo si compisse, ad esempio, la mattanza
kossovara.
La seconda riflessione concerne l'utopicità e quindi l'insignificanza dell'antico
aforisma della "historia magistra vitae", inteso accademicamente come un
processo assolutamente evolutivo e garantito poiché si fonda sulla capacità di
apprezzare sperimentalmente la positività o meno dei percorsi già compiuti per
insistervi o per evitarli in prosieguo; viceversa abbiamo visto come e quanto l'antico
sperimentato (ma non compreso) "errore" ritorni sempre eguale, per colpa della
stupidità di tanti, a devastare tutti con le sue vampate di irrazionalità.
La terza ed ultima riflessione è stimolata dalle prudenze e dai distinguo che vedo
mettere in campo, tartufescamente, sul caso occorso; a me sembra invece che occorra una
immediata e chiara intransigenza nei confronti di quei soggetti politici _ ai quali faccio
onore di ritenere che pensino quello che dicono e provino a realizzare, se a loro è
possibile, quello che han detto _ che rilancino i miti deliranti che già hanno
insanguinato l'Europa non più tardi di circa mezzo secolo fa.
Sull'Olocausto non sono consentibili tatticismi, patteggiamenti o sottintesi.
Solo così, con una ampia opposizione sui fronti della libertà, gli austriaci potranno
essere aiutati a capire l'errore delle scelte compiute ed a rimediarlo, liberandosi dalle
seduzioni del populismo e dalla demagogia, poiché "il sonno della ragione genera
mostri". |