Nasce a Caltagirone (Catania) il 26 novembre 1871 da
Felice e Caterina Boscarelli. Muore a Roma nella casa generalizia delle suore Canossiane
l'8 agosto 1959 alle ore 16.30.
Tre stanze al pianterreno della modesta palazzina furono il suo ultimo porto, dove
intensamente lavorò fin quasi all'ultimo giorno della sua vita.
Nel settembre 1946 - dopo vent'anni di esilio - aveva riportato il suo corpo all'anima
rimasta sempre in Italia.
Educato in un ambiente profondamente cristiano, Luigi entrò nel Seminario di Acireale nel
1883. Ebbe un fratello, Mario, sacerdote e poi vescovo, e tre sorelle, di cui una si fece
religiosa tra le "Figlie della carità". Luigi fu ordinato sacerdote nel 1892.
L'anno precedente usciva la "Rerum novarum" di Leone XIII. Per capire Don Sturzo
non si può prescindere da quella Enciclica. Ci voleva qualcuno che traducesse nella
pratica gli insegnamenti ivi contenuti. Troviamo lo Sturzo in quegli anni a Roma, dove
studia intensamente presso la Gregoriana e consegue la laurea in Teologia, e in Lettere
presso la "Sapienza". Alla luce degli insegnamenti di Giuseppe Toniolo,
approfondisce indagini sociologiche ed economiche.
Ritorna spesso nella sua città, dove viene a contatto con la povertà, la miseria,
l'oppressione della dignità umana.
Tra il 1893-95 organizza i comitati dell' "Opera dei Congressi"e fonda la Cassa
Rurale.
Nel 1905, sotto l'impulso di Don Sturzo, la lista dei cattolici ha la maggioranza assoluta
nelle votazioni amministrative.
Essendo sacerdote, non poteva accettare la carica di Sindaco. Accettò la carica di
pro-sindaco e - venuto a Roma a chiedere consiglio - il futuro papa Benedetto XV (Giacomo
Della Chiesa) lo consigliò di accettare, senza chiedere autorizzazioni.
Aveva una profonda conoscenza del diritto amministrativo, riuscendo là dove altri non
erano riusciti, come a lottizzare un feudo, per distribuirlo ai contadini. Promosse e
fondò scuole, tra le quali un istituto tecnico. Curò in modo particolare l'agricoltura,
dando inizio al rimboschimento di campagne desolate.
Don Sturzo giunse all'attività politica per la duplice via della partecipazione attiva
all' "Opera dei Congressi" e dell'esperienza amministrativa. Fu strenuo
assertore delle autonomie comunali e regionali.
Fu il presidente dell'Associazione nazionale dei Comuni fino al 1924, quando ne fu
estromesso - con i metodi già in auge - dal vicepresidente Roberto Farinacci.
Nell'Enciclica "Immortale Dei" Leone XIII aveva chiesto ai Cristiani la presenza
attiva nella società, di cui erano parte integrante e soggetti responsabili. La
situazione italiana era del tutto particolare. Era ancora in vigore il "non
expedit" che soprattutto i giovani, guidati da Don Romolo Murri, mal sopportavano,
volendo entrare di forza sul terreno politico. Alla prima Democrazia Cristiana del Murri
partecipò anche Don Sturzo, pur consigliando prudenza. L' "Opera dei
Congressi", sorta con scopi puramente religiosi, volendo riparare i torti fatti alla
Chiesa, si vedeva costretta all'inazione, essendo la partecipazione al voto l'unica via
legale a tale riparazione. Di qui la crisi dell' "Opera" e il contrasto
Murri-Sturzo, il quale rimase fino all'ultimo spiritualmente unito al sacerdote
marchigiano, pregando ogni giorno per il suo ritorno alla Chiesa. |