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La Pagina del Poeta

 

LA CANDELORA

a Elisa

Era inverno già inoltrato,
c'era neve: un alto strato.
E dai tetti, tutte in fila,
tante: forse settemila,
di candele senza "stoppi"
che calavan giù dai coppi.
Belle, bianche, ben mature
che sembravano sculture.
Sì, da cuocer nel caldaio,
con del sale e con dell'aglio.
La cottura a fuoco lento,
fioco-fioco, quasi spento:
altrimenti fa lo squaglio.
Nel camino un grosso ciocco,
rosso in viso di vergogna,
già bruciava alla bisogna.
Della legna si abbondava,
ma purtroppo chi attizzava
era ingenua e piccolina,
dolce-tenera bambina.

Poi, tastar col forchettone
per saggiarne la cottura:
no, non basta, è ancora dura. Riproviamo tra un pochino
e vedrai, sarà a puntino.
Ma, ahimé, per questa volta,
come nebbia s'è dissolta.
Rimanesti proprio male
ed allora mi dicesti:
"Ti perdono, è carnevale".
Ed intanto, in fondo in fondo,
quel folletto furbo e... immondo, svaporando bolle a mille,
ridacchiava a crepapelle,
sfavillando di scintille.

Gilberto Savelli

Dedicata a mia figlia Elisa e a un simpatico ricordo della sua infanzia felice e scanzonata.

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