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CURIOSITA':
COSA BEVONO I NOSTRI POLITICI

 

Leggendo qua e là, si scoprono gusti che accomunano destra conservatrice e sinistra estrema, laici e cattolici, monarchici e repubblicani.
Negli ultimi tempi, in particolare, si direbbe che la cultura del buon bere e del buon mangiare abbia preso piede anche in politica.
L'esempio più significativo ce lo fornisce il Presidente del Consiglio Massimo D'Alema. Il Massimo più famoso d'Italia ama abbinare cibi raffinati con altrettanti vini di razza; sembra che in quest'arte abbia raggiunto tanta maestria e conoscenza delle cantine, da fare invidia a stimati sommelier professionisti. Apprezza lo Chardonnay friulano ed i vini campani, ma ha una predilezione per il Sassicaia (chi non lo avrebbe pensato!!).
Ma a D'Alema si contrappone Veltroni che non presta nessuna attenzione a quello che mangia, ama bere qualcosa di gassato che lo aiuti ad ingoiare un frugale panino tra una riunione e l'altra.
Al raffinato Sergio Cofferati viene la febbre tutte le volte che deve incontrarsi a pranzo con altri leader a casa Veltroni. Molto amico del "Dio" Carlin Petrini, guida e patron dell'Arcigola, non esita, tra una trattativa contrattuale e l'altra, a seguire quest'ultimo in tour de force enogastronomici.
Altro grande intenditore è il segretario di Rifondazione Comunista, Fausto Bertinotti. Il" Segretario Rosso" è considerato un "maestro di pensiero" del buon bere. Ama la Barbera e il Rossese di Dolceacqua; apprezza in genere il vino Italiano, ma quando si trova a Strasburgo, non trascura i vini Alsaziani e i Vini del Reno. Quando parla con Prodi e D'Alema , mette da parte la bottiglia e prende un caffè.
Dalla parte opposta il vino è parimenti amato ma bevuto senza essere troppo studiato.
Gianfranco Fini non è un esperto, ma ama bere cose buone e sicure, non a caso fra i suoi vini preferiti troviamo il Rosso Conero ed il Chianti, ma solo quello di Antinori.
Sul rapporto tra Silvio Berlusconi e il vino è nata addirittura la notizia che lui producesse un vino addirittura etichettato con il suo nome. Niente di più falso; il Cavaliere ama bere con moderazione i rossi e predilige i Cabernet; in cima alla sua graduatoria troviamo quello di Vallania, un cabernet delle Terre Rosse di Zola Predosa ( gran bel vino Onorevole!!)
Tra i popolari la cultura del buon bere è largamente diffusa.
Sembra che Sergio Mattarella sia così esperto di vino da essere considerato nel suo ambiente un "santone". Fa da giudice in gare enogastronomiche e sembra che abbia risolto una disputa fra Franco Marini e Oliviero Diliberto , nata perchè il primo sosteneva il rosato di Valentini, e l'altro il Turriga di Argiolas. Sembra che l'abbia spuntata Marini per ammissione dello stesso Diliberto.
Marini, da buon abruzzese, promuove i vini della sua regione. Essendo Valentini il produttore più conosciuto e rappresentativo, è normale che sia il vino più osannato e portato come esempio di qualità dal Marini. Tuttavia Marini non viene ripagato con la stessa riconoscenza dal Valentini, il quale dichiara di non aver mai votato per lui e di non volerlo votare neanche in futuro. Ma Marini non si scompone. " Io amo il suo vino e del voto poco mi importa".
Si racconta anche che il buon Franco dovette bere a Palazzo Chigi una "schifezza" di vino Francese portato in regalo da Chirac. Bere e zitti, per non mancare di rispetto all'ospite; fortunatamente Prodi offrì una grandiosa bottiglia di Rum Cubano regalato da Fidel Castro salvando così la serata del Leader Popolare.
Dunque agli Onorevoli piace bere bene e soprattutto conoscere la storia della bottiglia da degustare. Ecco che l'atto del bere non è puro edonismo ma diventa un fatto culturale.
La speranza è che questi signori diano la giusta importanza al settore agroalimentare, fondamentale per l'economia Italiana e per la promozione della cultura nostrana nel mondo.

       Massimo Biagiali       

 

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