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Stephen King, con il romanzo a puntate "Il miglio verde" ha abbandonato per una volta il genere Horror per lasciare il posto a una storia che racconta di essere umani.
Da questo romanzo è stato tratto l'ultimo film interpretato da Tom Hanks. Il titolo si riferisce al colore del pavimento del braccio della morte del penitenziario della Louisiana negli anni trenta. E così dalle innumerevoli notti insonne di Stephen King è nata la storia di Luke Coffey, un gigante nero forse ingiustamente condannato alla pena di morte, e del suo rapporto molto speciale con la guardia carceraria Paul Edgecomb. Il soggetto nasce dalle domande che l'autore prova a farsi sin da 1992 su quali possano essere le emozioni e il comportamento di un condannato alla pena capitale e che mestiere possa essere quello della guardia carceraria che ogni giorno ha che fare con questa realtà.
La visione da parte del capo delle guardie carcerarie di un vecchio cappello a cilindro riporta la sua memoria a sessant'anni prima quando conobbe Luke Coffey: Con un lungo flashback Edgecomb rivive la sua straordinaria storia che ha cambiato la sua esistenza per sempre.
Tom Hanks è stato colpito dalla storia e dalla sceneggiatura riscritta dallo stesso regista Frank Darabout: "un copione sensibile e allo stesso tempo leggero, in uno spazio molto limitato è riuscito a raccontare molte storie: il razzismo nell' America degli anni trenta, il suo sistema giudiziario, la generosità degli uomini contrapposta ad una profonda cattiveria".
Un viaggio pieno di atmosfere quasi claustrofobie, accompagnato prima da colori vividi e poi cupi che ci aiuta nella comprensione di una parte del mondo in cui niente è realmente quello che sembra, in cui l'unica cosa certa e immutevole è l'inferno creato proprio dall'uomo.
Il miglio è stato realizzato grazie alla collaborazione dello scenografo Terence Marsh ("Il dottor Zivago", "Caccia a Ottobre rosso); del montatore Richard Francis-Bruce ("Seven", "Air force one"); e del musicista Thomas Newman ("L'uomo che sussurrava ai cavalli"). Nel cast, veramente eccezionale, il già citato Tom Hanks, Michael Clarke-Duncan ("Armageddon"), candidato al premio oscar come miglior attore non protagonista, nella parte di Coffey e poi James Cromwell nel ruolo di direttore del carcere, e Doug Hutchinson in quello del sadico secondino.
Un film con immagini chiare, a volte molto brutali, che ci trasmette una decisa dichiarazione di guerra contro la pena di morte, contro l'utilizzo di strumenti infernali come la sedia elettrica, ancora utilizzata in alcuni penitenziari degli USA.

Silvio Soldini dopo il film "Le Acrobate" esordisce nella commedia con "Pane e tulipani". E' la storia di Rosalba ( Licia Maglietta "Le acrobate"), casalinga di Pescara, che durante una gita turistica viene dimenticata in un autogrill. Offesa ed indispettita, la protagonista non perde tempo: decide di montare su un'auto diretta a Venezia e di prendersi una vacanza. Suo marito Mimmo (Antonio Catania "La Cena", "Così è la Vita") però è fuori di sé: ingaggia un suo dipendete idraulico, appassionato di libri gialli, come investigatore spedendolo alla ricerca della moglie nella città lagunare. Nel frattempo Rosalba ha cominciato una nuova vita: vive a casa di Fernando (Bruno Ganz "Il cielo sopra Berlino" e "Così lontano, così vicino" di Wim Wenders), un cameriere d'origine islandese, è diventata amica di Grazia (Marina Massironi "Così è la vita, "Tutti gli uomini del deficiente"), sua vicina di casa, estetista e massaggiatrice ed ha iniziato a lavorare da un vecchio fioraio anarchico.Suo marito dopo varie peripezie riuscirà a raggiungerla senza poter fare a meno d' imbattersi in qualche immancabile imprevisto.
Venezia è lo sfondo di questa "densa" commedia, scelta da Silvio Soldini per la sua caratteristica fantasia ma allo stesso tempo per la sua realtà: una città ancora piuttosto fuori dal tempo rispetto alla frenesia della società. Una Venezia poco turistica, segreta ma pur sempre affascinante.
Il regista milanese è riuscito a realizzare una commedia scorrevole, leggera, mai banale, che in punta di piedi riesce a travolgerci con odori e sapori dalla prima inquadratura ai titoli di coda.

"Magnolia" racconta nove storie, nove vite diverse, intrecciate una nell'altra ognuna alla ricerca di una vera e propria identità: dal presentatore televisivo Earl Partidge (Jason Robards "Nemico pubblico", "Allarme Rosso") alla ricerca della presenza di suo figlio Frank (Tom Cruise) che ha seguito le stesse orme del padre, grande seduttore, ma che non vuole sapere più niente di suo padre alla giovane moglie di Earl, Linda (Julianne Moore "Fine di una storia", "Un marito ideale"), opportunista ed ipocrita ma sconvolta alla morte del marito. Jimmy Gator (Philip Baker Hall "Insider - Dentro la notizia", "Nemico pubblico"), anch'egli un personaggio dello spettacolo, apparentemente onesto, gentile e dalla moralità integra, ma che nasconde una realtà familiare ben diversa conosciuta soprattutto da sua figlia Claudia ormai persa nella droga anche grazie ad un passato incancellabile. Fino ad arrivare al nuovo bambino prodigio (Jeremy Blackman) protagonista del programma televisivo: ricco di conoscenze ma completamente privo dell'amore del padre, un uomo completamente vuoto e dipendente dal successo del figlio.
Forse è la televisione il filo conduttore di queste vite, forse è il completo vuoto che li circonda e la speranza di colmarlo.
Paul Thomas Anderson, il regista di questo film, è riuscito a trasmettere tutti i meccanismi che si nascondono dietro le maschere dei nove protagonisti, le scelte, le motivazioni esprimendoli nel miglior modo possibile. Magnolia è candidato a ben tre premi oscar.

Buona visione.

R. M.     
   

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