Quella dei Tessalonicesi
è davvero una comunità esemplare, se San Paolo ne fa questo elogio: "Ringraziamo
sempre Dio per tutti voi, ricordandovi nelle nostre preghiere, continuamente memori
davanti a Dio e Padre nostro del vostro impegno nella fede, della vostra operosità
nella carità e della vostra costante speranza nel Signore nostro
Gesù Cristo" (cap.1,versetti 2-3).
Con questi tratti viene descritta la vita cristiana come espressione ed esercizio delle
virtù "teologali" della Fede, della speranza e della carità. Chiamiamo
"teologali" queste virtù per tre ragioni fondamentali:
1 - perché sono dono di Dio, non risultato di nostre capacità o sforzi;
2 - perché ci mettono in comunione con Dio, facendoci entrare vitalmente nel suo mistero;
3 - perché ci fanno vivere da figli di Dio, aperti e accoglienti nei confronti della sua
volontà e abilitati a collaborare per la realizzazione, fin da ora, del suo Regno.
Difatti San Paolo aggiunge subito: "Noi ben sappiamo, fratelli amati da Dio, che
siete stati eletti da lui" (cap. 1, vers. 4).
Non si è cristiani per decisione umana, ma per elezione divina. La nostra responsabilità
e partecipazione è riconoscimento dell'amore di Dio e risposta alla sua scelta e
chiamata.
In questa luce l'essere cristiani provoca, in primo luogo, gratitudine. San Paolo si
esprime abitualmente con accenti di riconoscenza, riflettendo sulla sua conversione e
sull'entrata nella Chiesa di giudei e pagani. Al rendimento di grazie verso Colui che ci
ama, l'apostolo esorta i suoi fratelli e le sue sorelle nella fede. Soltanto nel clima e
nel contesto della gratitudine si può vivere con gioia la fede; ci si sente stimolati ad
una generosa e fedele sequela del Signore Gesù; si è portati ad aprire il cuore verso
gli altri, verso tutti, senza esclusioni, nello spirito e nella pratica della solidarietà
e della condivisione.
Notiamo che San Paolo presenta ciascuna delle virtù teologali con una particolare
caratteristica:
1. La fede è unita all'impegno (l' "opera della fede"), che significa
accoglienza di Gesù e del messaggio evangelico e, nello stesso tempo, bisogno di
annunzio, azione missionaria. La fede autentica sente la necessità di manifestarsi nelle
opere corrispondenti e, innanzitutto, nell'urgenza di testimoniare e proclamare agli altri
che Gesù è il Signore.
2. La carità è operosa. L'apostolo parla della "fatica della carità".
L'amore sincero è attivo, concreto, generoso; domanda sforzo; non evita il sacrificio,
pur di raggiungere i suoi destinatari: Dio e il prossimo.
3. La speranza chiede pazienza. Più che "costante speranza"
San Paolo scrive "pazienza della speranza"; è la perseveranza umile e operosa
nell'attesa del ritorno del Signore, dell'incontro definitivo con lui. Gesù è la ragione
ultima della fiducia che anima la comunità cristiana, anche nella sofferenza e nella
persecuzione. Mai si perde di vista lo scopo, la meta, della fede e della vita.
Tutto questo è accaduto e avviene "con potenza e con Spirito Santo e con profonda
convinzione" (cap. 1, vers. 6). È la potenza dello Spirito a suscitare, a
formare e ad accompagnare i cristiani e le comunità cristiane. La "profonda
convinzione" corrisponde ad un termine greco, che può avere un duplice significato.
Quello di "intima persuasione" e di "pienezza di doni", dei quali si
ha bisogno per corrispondere alla elezione divina e alla chiamata alla vita cristiana.
Viene in tal modo indicato l'incontro indispensabile fra la magnanimità del Padre che
mediante Cristo nello Spirito ci colma di tutte le grazie necessarie per essere e vivere
come figli e fratelli, e la nostra adesione nell'accoglienza dei doni di Dio e
nell'obbedienza alla Parola.
I primi versetti della prima lettera ai Tessalonicesi, presi in considerazione, possono
costituire un termine di confronto e di verifica, per ripensare alla nostra vita
cristiana, per rispondere in questa Quaresima all'appello forte alla conversione, per
ridare vitalità e smalto, in quest'anno giubilare, alle nostre comunità cristiane. |