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SI LEGGE COME UN ROMANZO

 

Mi è capitato di recente tra mano un volume uscito nel febbraio dello scorso anno, stampato da "Editoriale Delfi - Milano", a cura del giornalista Salvatore Giannella e del Direttore Generale della Provincia dott. Pier Damiano Mandelli, per ricordare la figura di Pasquale Rotondi, nato in Arpino (Frosinone) nel 1909, Soprintendente alle Gallerie delle Marche in Urbino dal 1939 al 1949, autore di opere sul Palazzo Ducale e di una Storia dell'Arte Italiana, Direttore dal 1961 al 1973 dell'Istituto Centrale del Restauro a Roma, consulente per il restauro della Cappella Sistina, deceduto in un incidente per le vie di Roma il 2 gennaio 1991. Urbino gli aveva conferito la cittadinanza onoraria nel 1986. A lui è intitolato dal 1997 un premio per i "salvatori dell'Arte".
L'opera, si presenta come ricostruzione di un Diario inedito del Rotondi, per raccontare "l'avventuroso salvataggio di diecimila opere d'arte nella Rocca di Sassocorvaro, fortezza-capolavoro del Rinascimento nelle terre di Urbino e del Montefeltro marchigiano".
In un certo senso, però, è molto di più: riesce infatti a trasmetterti quell'ansia, che tutti dovremmo provare di fronte ai rischi che corrono in mezzo a noi, in Italia, i favolosi capolavori artistici di cui siamo ricchi in maniera superlativa.
Il Diario racconta come, grazie all'opera intelligente e fortunata del Rotondi, ciò sia accaduto durante la seconda guerra mondiale, specie nel periodo cruciale della sua conclusione.
E' accattivante fin dalla copertina: un fotomontaggio compone in maniera significativa e piacevole la tela del Giorgione chiamata "la tempesta" - un'opera che io prediligo per il suo fascino misterioso e coinvolgente - con la splendida Rocca che Ottaviano Ubaldini nel 1500 fece progettare dal grande Francesco di Giorgio Martini per la città di Sassocorvaro.
Se poi cominci a sfogliarlo, ti accorgi che il Diario rimane come il filo che lega tutta una ricca trama di notizie interessanti, così che non c'è rischio di un suo appiattimento su un tema unico, per quanto importante e drammatico come un film d'avventura.
In una concezione di moderna vivacità, ti offre spunti di storia, geografia, arte i più svariati, con un'abbondante fioritura fotografica, piacevole agli occhi e alla mente, che dà sostanza visiva e istruttiva a tutti quegli spunti, in funzione non solo ornamentale, ma più ancora documentaria.
Negli otto agili capitoli tu segui la vicenda di un salvataggio, che si realizza fin dall'inizio della guerra (il Rotondi prende possesso in Urbino del suo ufficio proprio il 1° ottobre 1939) e, dopo le informazioni relative alle disposizioni date dal governo fascista per la protezione dei monumenti italiani, vieni a conoscenza dell'azione immediatamente intrapresa dal giovane Soprintendente per cercare e preparare sedi adatte a un necessario trasporto di opere d'arte mobili in luoghi di sicuro rifugio.
La Rocca di Sassocorvaro diventa già dal 1940 ricovero di opere d'arte di tutte le città delle Marche. Il 16 ottobre 1940 giungono a Sassocorvaro cento opere dai musei di Venezia.
Nel 1943 altre opere del Castello Sforzesco di Milano vengono sistemate nel Palazzo dei Principi di Carpegna, insieme a molte altre di vari musei e chiese di Roma e del tesoro della Basilica di S.Marco a Venezia, compresa la celebre "pala d'oro".
Il periodo più critico è quello in cui, nel passaggio dal vecchio al nuovo governo e della guerra, che attraversa tutta l'Italia, giungono ordini contraddittori e insicuri. Il Rotondi deve prendere iniziative autonome, tra il timore delle truppe germaniche da una parte e l'incertezza dell'autorità italiana dall'altra: trasferimenti dalla Rocca di Sassocorvaro al Palazzo Ducale di Urbino; poi la soluzione finale: il ricovero delle opere a Roma, in Vaticano, con l'assenso di Papa Pacelli.
Alla fine tiri anche tu un sospiro di sollievo: ti pare di essere riuscito a operare un salvataggio così difficile, tra pericoli, insufficienze, contraddizioni di ogni genere.
Credo che il volume, oltre a prenderti emotivamente, abbia una forte carica educativa.
Abbiamo bisogno di diventare consapevoli di quanta bellezza ci circondi, per impegnarci a conoscerla, ad amarla e a salvaguardarla.
Esprimo a chi ha realizzato il libro i miei più vivi complimenti e auspico che esso sia conosciuto e apprezzato, specie tra i giovani.

  Lino Ricci      

    

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