"Chi
scandalizza o fa del male ad uno solo di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che gli
fosse appesa al collo una macina di mulino e fosse gettato negli abissi del mare".
Un recente articolo, comparso su
Civiltà Cattolica del 4 marzo 2000, cita uno studio impressionante dello scrittore P.
Arlacchi dal titolo: "SCHIAVI: IL NUOVO TRAFFICO DI ESSERI UMANI".
Mi limiterò a riportare alcuni accenni riguardo alla storia della schiavitù e, per il
poco spazio a me riservato, parlerò solamente del dramma dei bambini ridotti a schiavi e
sfruttati per i loschi guadagni di proprietari corrotti e senza scrupoli. L'essenza della
schiavitù consiste nella totale perdita dei fondamentali diritti della persona umana che
sono la libertà, la dignità, il rispetto, il diritto alla vita, al matrimonio, alla
scelta professionale, religiosa, a vivere come Figli di Dio liberi e responsabili delle
proprie azioni.
In realtà lo schiavo è una "cosa", un oggetto di proprietà del padrone: servile
caput nullum ius habet; così è scritto nel "Digesto".
Lo schiavo può essere venduto, sfruttato, ucciso, è alla totale mercé del padrone che
può farne quello che vuole. Aristotele paragona lo schiavo ad un animale domestico.
Lo schiavo non appartiene a se stesso, ma è sotto la dominazione totale di un altro uomo.
All'origine della schiavitù c'è sempre un fatto traumatico; nel mondo antico era
soprattutto la guerra.
I prigionieri di guerra, invece di essere uccisi, come avveniva spesso, erano adibiti ai
lavori dei campi, ai lavori forzati nelle miniere, o in lavori di edilizia pubblica; le
donne ai servizi nelle case dei signori o in lavori agricoli.
Poiché il padrone aveva un potere assoluto di vita o di morte, quando gli schiavi non
erano più in grado di lavorare venivano uccisi e i loro corpi dati in pasto alle murene,
che erano pesci voracissimi lasciati vivere nelle vasche, per trastullo dei ricchi
proprietari.
Con l'avvento del cristianesimo inizialmente l'istituto della schiavitù non fu abolito in
quanto i cristiani non avevano il potere per farlo; ma quando il cristianesimo cominciò a
diffondersi e cominciò ad essere conosciuta la dottrina cristiana sulla uguaglianza e
fratellanza degli uomini, si formò gradualmente una nuova coscienza morale che portò
alla abolizione della schiavitù, nonostante la forte resistenza dei ceti sociali più
ricchi che si servivano degli schiavi come forza gratuita di lavoro e quindi come fonte di
guadagno e di ricchezza.
Ma all'epoca del colonialismo la schiavitù tornò di nuovo: ci fu la famigerata tratta
dei negri trapiantati dalla loro terra di origine in Europa e in America, e costretti a
lavorare con retribuzioni da fame, fustigati, malmenati e trattati come bestie.
Contro questa nuova forma di schiavitù insorse la Chiesa e finalmente la condanna della
schiavitù venne sancita e approvata da tutti nel 1948 con la Dichiarazione Universale dei
diritti dell'uomo.
Purtroppo, quando si sperava che ormai la civiltà moderna avesse aperto la strada al
rispetto della dignità e dell'uguaglianza di tutti gli uomini, sono sorte nuove forme di
schiavitù, odiose e perfide, perché realizzate con mezzi moderni e non meno crudeli
della schiavitù antica e della tratta dei negri: la schiavitù economica e la schiavitù
sessuale.
Vittime di queste nuove barbarie sono le donne e i bambini, la parte più debole e
indifesa dell'umanità. Non ho spazio per parlare di questi soggetti che sono i più
colpiti. Mi limito ad alcune considerazioni che riguardano i bambini. Secondo le più
recenti stime dell'Ufficio Internazionale del Lavoro di Ginevra, circa 250 milioni di
bambini di età compresa tra i cinque e i dieci anni sono economicamente attivi, circa la
metà lavora a tempo pieno e svolge le proprie mansioni il luoghi e condizioni pericolose
e insalubri. Ricevono paghe da fame o non sono affatto retribuiti. Molti di loro lavorano
in India in laboratori con atmosfera surriscaldata nelle fabbriche di vetro, camminando a
piedi nudi e trasportando aste di ferro e vetro incandescenti.
Altri lavorano nelle fornaci di mattoni in India, in Pakistan e in Tailandia, spesso si
ammalano di silicosi e di malattie circolatorie che abbreviano la loro vita.
Nel Sudan vengono strappati dalle loro case da razziatori musulmani e venduti al mercato.
A volte sono arruolati in bande o eserciti nazionali: è quanto avviene in Afganistan,
Sierra Leone, Sudan e Uganda.
Perché si arriva a questo? Sempre per la maledetta "Esecranda auri fames"
(così la definì Virgilio) per il desiderio di arricchire in breve tempo, sfruttando gli
altri.
Il Papa ha denunciato più volte questi orrendi delitti, tanto più deplorevoli perché
perpetrati a danno di bambini incapaci di difendersi.
Ma la voce del Papa è "Vox clamantis in deserto". Per ragioni politiche
le grandi potenze non fanno nulla, l'ONU si limita a qualche presa verbale di posizione e
intanto la strage degli innocenti continua. Sono lodevoli le prese di posizione
dell'UNICEF e di altre associazioni cattoliche e umanitarie, ma è troppo poco.
Per chi fa del male ai piccoli c'è la condanna fortissima di Gesù: "Chi
scandalizza o fa del male ad uno solo di questi piccoli, sarebbe meglio per lui che gli
fosse appesa al collo una macina di mulino e fosse gettato negli abissi del mare".
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