La pazzia, signore, se ne va a passeggio
per il mondo come il sole,
e non v'è luogo in cui non risplenda.
(Shakespeare, La dodicesima notte)
Geert Geertsz, alias Erasmo da
Rotterdam, scrisse l' "Elogio della Pazzia" nel 1509,
quattrocentoventicinque anni prima che Calibano nascesse.
Peccato per il pensatore olandese! Magari, se lo avesse conosciuto, avrebbe avuto qualche
spunto in più per il suo trattatello satirico.
Calibano, dal canto suo, non ha mai sentito parlare di Erasmo, ma, per quello che gli
serve, non ha perduto nulla. I suoi interessi sono rivolti altrove.
Si è appena ripreso dalla disfatta contro la gramigna.
Guerra condotta senza quartiere, con grande dispendio di risorse e di energie.
Aveva cominciato alla maniera tradizionale: voltando e rivoltando la terra, setacciandola
minuziosamente e strappando via, con certosina pazienza, tutte le erbacce.
Ma la gramigna era rispuntata fuori "più bella e più grande che pria". Lungi
dallo scoraggiarsi, Calibano aveva allora cambiato strategia.
Aveva pensato che, soffocandola con una spropositata quantità di concime e affogandola
con acqua a profusione, la maledetta sarebbe scoppiata per eccesso di nutrimento.
Non è stato così: ha preso invece tanto vigore da formare un lussureggiante boschetto.
Ma le cose corrono veloci e Calibano deve pensare ad altro.
È tempo di potare le viti ed il nostro, da zelante coltivatore qual è, lo ha fatto.
Disgraziatamente aveva scelto un brutto giorno. Un gelido vento di tramontana sollevava le
foglie sopravvissute all'inverno e intirizziva le membra.
Così aveva desistito.
Poi ha riflettuto: "Perché lavorare al freddo, quando si potrebbe farlo in casa,
magari vicino al fuoco?". Così , senza indugio, è andato nel campicello, ha
tagliato raso terra le sette o otto viti striminzite e le ha portate a casa.
Dove le ho potate ben ben, a regola d'arte.
Poi, stanco ma soddisfatto, è andato a dormire, trascurando il dettaglio di rimettere le
viti a posto nel campo.
Ma ogni cosa a suo tempo, a questo penserà domani. |