Anno 2001, la
doppia vita di Los Angeles: di giorno affollata da uomini d'affari in costosi abiti,
sicuri nei lori uffici altolocati, sempre alla rincorsa di nuove ricchezze e di notte
popolata da falliti, derelitti della società. Ma proprio in mezzo a questo inferno esiste
The Million Dollar Hotel,
residenza di vagabondi ed emarginati. Lì vive Tom Tom ( Jeremy Davies "Salvate il
soldato Ryan" , "L'insaziabile"), un'anima buona, innamorato della vita e
di una splendida ragazza (Milla Jojovic "Giovanna d'Arco","Il Quinto
Elemento). Una notte però un ospite dell'hotel, il tossicomane Izzy, muore cadendo dal
tetto e si scopre che è il figlio di un noto magnate dell'informazione di Los angeles.
Tutti gli ospiti del Million Dollar Hotel diventano sospettati di omicidio. L'indagine
passa sotto l'agente del F.B.I. Skinner (Mel Gibson "Arma Letale",
"Braveheart") ma la sottile linea tra omicidio e suicidio diventa sempre più
impercettibile.
The Million Dollar Hotel è una storia d'amore tra due angeli della strada ma è anche un
film sull'amicizia, il tradimento e il mondo degli affari.
Diretto dal regista tedesco Wim Wenders ("Il cielo sopra berlino", "Fino
alla fine del mondo","Buena vista social club") il film prende il nome
dall'insegna in ferro battuto di un decadente albergo al centro della metropoli americana,
utilizzato anche per le riprese del video "where the streets have no name" dal
cantante degli U2, qui compositore della colonna sonora, ma soprattuttto co-sceneggiatore.
Wim Wenders, attraverso la morte, vuole mettere in evidenza la dolcezza e l'intensità di
una semplice ma travolgente storia d'amore.
The Million Dollar Hotel non è solo un viaggio attraverso il mondo degli emarginati e
degli sconfitti.
Rubin Hurricane è un grande boxer:
durante i combattimenti scruta l'animo dell'avversario, ne individua il punto debole e con
una forza dirompente lo annienta. Ma ad un solo passo dalla realizzazione del suo sogno,
il titolo dei pesi medi, il destino gli tira un brutto colpo: in un bar del New Jersey si
ritrova le manette ai polsi, accusato ingiustamente di aver ucciso tre persone con la
complicità di un suo fan.
La giustizia americana se inizialmente lo scagiona, in seguito non potrà fare a meno di
accusarlo ed incarcerarlo. Siamo nell'America degli anni cinquanta, Hurricane è un uomo
di colore; siamo ai tempi delle lotte antirazziali di Martin Luter King, anni in cui il
colore della pelle è sufficiente per Così il pugile e il suo complice vengono condannati
a tre ergastoli: è la fine di due vite ma soprattutto è la fine dei sogni di un ottimo
pugile di colore.
Hurricane dopo aver scritto e fatto pubblicare la propria biografia, deluso e disgustato
dalla giustizia americana, decide di chiudersi e di buttar via ogni speranza.
Ma dopo anni proprio un giovane emarginato convince i suoi assistenti sociali ad occuparsi
del caso hurricane. Il pugile se inizialmente rifiuta ogni aiuto in seguito si fa
convincere dall'entusiasmo dei nuovi amici. È una nuova vita. Con grande ostinazione
riesce nella conquista della libertà.
Denzel Washigton è diventato con questa grande interpretazione il paladino di tutta la
comunità afroamericana. L'attore prima dell'inizio delle riprese si è dovuto sottoporre
ad un intero anno di intensi allenamenti sotto la guida di un vero allenatore di boxe.
Hurricane è un film che narra una battaglia per la verità, senza eccessi e sempre con
estrema sensibilità.
Ambientato in una splendia Roma
postmoderna, il film Titus
(forse l'opera più violenta di W. Shakespare) ci narra i temi più cari all'autore
inglese: il tradimento, l'onore, l'amore e la morte. Da una semplice azione del
protagonista, interpretato dall'ottimo Anthony Hopkins, prenderà il via un'intricata
storia di destini, legati l'uno all'altro da una fittissima trama, magicamente orchestrata
dal malefico Aronne.
Un film diretto sicuramente in maniera molto originale, che passa senza alcuna difficoltà
da scene solenni a scene grottesche per giungere a situazioni di estrema violenza, tutto
straordinariamente avvolto da scenografie stravaganti ma mai fuori luogo. Un Titus
completamente fuori dagli schemi classici del teatro schakesperiano: una fusione
coraggiosa di elementi pagani e sacri che a volte può lasciare perplessi ma che riesce a
coinvolgere lo spettatore per tutta la durata del film. |