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SCHEDA BIBLICA
a cura di don Ugo Ughi

 

L'APOSTOLO E IL MISSIONARIO

È una pagina stupenda quella del secondo capitolo della prima lettera di San Paolo ai Tessalonicesi; prendiamo in considerazione i primi dodici versetti. In essi vengono delineate le caratteristiche essenziali di un apostolo e le modalità con le quali si presenta il missionario del vangelo, sulla base dell'esempio offerto dallo stesso San Paolo.
Il brano si apre con l'appello alla leale testimonianza dei Tessalonicesi: "Voi stessi infatti, fratelli, sapete che la nostra venuta in mezzo a voi non è stata vana". Non è un'illusione di San Paolo constatare frutti abbondanti e significativi della sua missione nella città di Tessalonica; gli stessi cristiani lo possono chiaramente attestare.
Sono tre le ragioni fondamentali di tale successo.

La piena disponibilità dei Tessalonicesi, i quali hanno accolto la parola divina della predicazione "non quale parola di uomini, ma, come è veramente, quale parola di Dio, che opera in coloro che credono" (I Tess. 2,13).

La potenza dello Spirito che ha guidato e illuminato, che vivifica l'azione della Chiesa e tocca i cuori, perché si aprano alla potenza della parola che salva. "Avete accolto la parola con la gioia dello Spirito Santo anche in mezzo a grande tribolazione" (I Tess. 1,6).

La ricchezza interiore di San Paolo e il modo con cui si è presentato nella città di Tessalonica e ha annunziato il Vangelo.

Alla base della missione fra i Tessalonicesi c'è la persecuzione che San Paolo ha subìto a Filippi. Difficoltà, sofferenze, umiliazioni e perfino insuccessi non hanno minimamente intaccato il morale e il coraggio dell'apostolo. Anzi, tutto è diventato stimolo per allargare il raggio dell'azione missionaria, nella certezza che Dio mai abbandona i suoi eletti.
Vediamo, allora, come San Paolo descrive il suo ministero e le ragioni che lo sostengono.

1. In senso negativo, ciò che ha evitato: inganno, secondi fini, sottintesi, interessi di qualsiasi genere. "Il nostro appello non è stato mosso da torbidi motivi, né abbiamo usato frode alcuna… Mai abbiamo pronunziato parole di adulazione, come sapete, né avuto pensieri di cupidigia: Dio ne è testimone. E neppure abbiamo cercato la gloria umana né da voi né da altri" (I Tess. 2, 3-6).
È la stupenda testimonianza di una coscienza limpida, che non ha cercato "di piacere agli uomini, ma a Dio che prova i nostri cuori" (I Tess. 2,4).

2. In senso positivo, le qualità che hanno distinto la comunicazione dell'apostolo: dedizione incondizionata, straordinaria tenerezza, ricerca sincera del bene altrui.
È commovente rileggere le parole di San Paolo. "Siamo stati amorevoli presso di voi come una madre nutre e ha cura delle proprie creature. Così affezionati a voi, avremmo desiderato darvi non solo il Vangelo di Dio, ma la nostra stessa vita, perché ci siete diventati cari" (I Tess. 2, 7-8).
È uno straordinario esempio di autentica sequela del Signore Gesù, di immedesimazione nei suoi sentimenti , di intensa partecipazione al suo amore. È san Paolo immagine viva di Gesù buon pastore, tanto che in Tess. 1,6 ha potuto affermare: "Voi siete diventati imitatori nostri e del Signore", come se fosse la stessa cosa!
E aggiunge: "Vi ricordate infatti, fratelli, la nostra fatica e il nostro travaglio: lavorando notte e giorno per non essere di peso ad alcuno, vi abbiamo annunziato il Vangelo di Dio… E sapete che, come fa un padre verso i propri figli, abbiamo esortato ciascuno di voi, incoraggiandovi e scongiurandovi a comportarvi in maniera degna di quel Dio che vi chiama al suo regno e alla sua gloria" (I Tess. 2, 9. 11).
Quando seguire Cristo e rispondere alla specifica vocazione sono autentici, si può arrivare fino a questi livelli!

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