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Don Goffredo nei ricordi di un confratello

 

L'11 marzo è tornato a Dio Don Goffredo Eutizi, da 24 anni Parroco di Sant'Andrea di Suasa. La presenza di tanti parrocchiani in chiesa, dai bambini che hanno deposto un fiore sulla sua bara, ai giovani, agli adulti anche anziani, tutti stretti in un abbraccio di fede e in commossa partecipazione alla Messa esequiale, concelebrata da molti sacerdoti, ha suggerito al Vescovo, che presiedeva, una spontanea constatazione nella sua omelia: "Ma questo non è un funerale, sembra invece una festa!". Don Goffredo è nato a Pergola nel 1922. Il babbo calzolaio sapeva organizzare la sua modesta attività in modo da offrire lavoro a qualche aiutante e assicurare un modesto mantenimento della famiglia, con diversi figli, in tempi allora molto difficili e di diffusa povertà.
In occasione del 50° di Sacerdozio e anche nei frequenti incontri con chi, negli ultimi tempi, lo aiutava nel ministero parrocchiale, don Goffredo si lasciava andare sull'onda dei ricordi della sua vita: la sua fanciullezza, la sua formazione nel Seminario Diocesano di Fossombrone e poi in quello Regionale di Fano; il lungo periodo trascorso, prima, giovane sacerdote, quale aiuto dello zio parroco e poi suo successore a Monterolo di Pergola; gli anni di fecondissimo impegno missionario fra gli emigrati italiani in Olanda; il breve periodo passato, al suo rientro in Italia, a Pergola presso il piccolo Santuario della Madonna dell'Olmo, sempre ovunque richiesto come predicatore, dalla parola chiara, semplice e convincente.
Infine è approdato a Sant'Andrea di Suasa, a succedere ad uno zelante sacerdote, Don Romano Corsi. Qui don Goffredo ha profuso tutte le sue energie e il suo lavoro nel modo che tutti hanno conosciuto e apprezzato.
Vero pastore e guida illuminata ha cercato di rendere la comunità parrocchiale una vera famiglia, aperta ai valori del Vangelo e vivace nelle diverse iniziative da portare avanti con entusiasmo e non solo nella preparazione di feste liturgiche, missioni predicate, frequenza ai Sacramenti, ma anche nel campo dello sport e del folclore paesano, mobilitando soprattutto i giovani per promuovere l'amicizia e aprirli alla collaborazione: basta ricordare la festa dei fiori con pioggia di petali da un piccolo aereo, la marcialonga e l'attività sportiva nella frazione del "pianaccio", recite, gite guidate, rievocazione della Passione di Cristo, i grandi presepi, ecc.
Da dove aveva attinto tanta energia e bontà d'animo? Don Goffredo ricordava con gratitudine l'educazione avuta in famiglia. Un semplice episodio: il babbo, la domenica, prima di mettersi a tavola, lo mandava, ancora piccolo bambino, nella misera casa di due povere anziane a portar loro qualcosa da mangiare. È vero che il babbo a Messa non andava. Ma quando ebbe ben due figli sacerdoti si lasciò convincere ad accostarsi ai Sacramenti, che poi frequentò sempre con regolarità, tanto che, in un tragico sabato durante l'ultima guerra, prima di tornare dal mercato di Pergola a Monterolo, incontrò per caso il suo confessore, lo costrinse, nonostante la sua ritrosia perché non ne vedeva l'urgenza, ad ascoltare la sua confessione, che fu l'ultima, perché lungo la strada, sorpreso da un bombardamento aereo, fu colpito da una scheggia e morì.
Nella sua canonica a Monterolo don Goffredo ricavò spazi per i catechismi, per attività ricreative e per tante iniziative; fu il primo, nella zona, a mettere a disposizione dei suoi parrocchiani un televisore in bianco e nero, richiamando gente anche da fuori parrocchia. Aveva anche un piccolo cannocchiale astronomico per l'osservazione delle stelle, una biblioteca piccola, ma ben fornita, ecc.
In Olanda ancora molti lo ricordano con affetto e nostalgia e non solo gli emigrati italiani, che conosceva uno ad uno, ma anche diversi pastori protestanti, con i quali aveva rapporti fraterni e dai quali era ricambiato con cordiali inviti nelle loro famiglie, tanta era la stima che ovunque riscuoteva. Coltivava così quegli approcci ecumenici che il Concilio Vaticano II° aveva aperto e incoraggiato.
Non occorre parlare dell'attività pastorale svolta a Sant'Andrea di Suasa a cui si è fatto accenno, perché tutti i parrocchiani ne sono stati e ne sono testimoni.
Ricordiamo appena: la sua ricerca di materiale storico d'archivio, ordinato ed esposto in un piccolo ambiente della canonica; la stampa di opuscoli e libri divulgativi di vario genere; il giornalino parrocchiale; le numerose poesie sgorgate dalla sua facile vena poetica. Era davvero un vulcano inesauribile che sapeva prodigarsi nel suo piccolo e amato mondo in unione di spirito con tutta la comunità parrocchiale.
Ora è ad essa riservato l'impegno di continuare la via già tracciata, con amore e perseveranza. Ne è buon auspicio la testimonianza di tanti che hanno collaborato con don Goffredo nella pastorale parrocchiale e hanno seguito la varie tappe del suo calvario offerto al Signore per tutti loro.
È anche doveroso ringraziare (ma soltanto il buon Dio potrà farlo adeguatamente con i suoi doni di grazia) chi gli è stato tanto a lungo vicino nella cura della Chiesa e della Casa Canonica e soprattutto nell'assistenza in Ospedale per la dolorosa e non breve degenza.
È dunque giustificata l'espressione del Vescovo: "Non è un funerale, ma una festa". E don Goffredo vuole che la festa continui, nella gioia interiore, frutto di quella fede, dono prezioso di Dio, che il defunto Parroco di Sant'Andrea di Suasa ha cercato di coltivare e sostenere con infaticabile zelo.
Ora egli guarda i suoi figli, prega per loro presso il Signore, che lo avrà sicuramente accolto nella Casa del Padre con le parole del Vangelo: "Bene, servo buono e fedele,… prendi parte alla gioia del tuo Padrone!". (Mt. "25,20).

Don Araldo Angeloni  
  

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