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SCOPRIRE LA PSICOLOGIA
a cura della
Dr.ssa Giuseppina Caporaletti

 

TEST

Hai un buon rapporto con il cibo?

Sei goloso o inappetente?
Ti premi con il cibo o ostenti un aristocratico distacco come volessi "punirti" di qualcosa?, impedendoti il piacere del cibo?
Preferisci il dolce o il salato?
Facendo questo test a sfondo "alimentare", scoprirai molto della tua situazione affettiva: soddisfacente o insoddisfacente, serena o colpevolizzante e alla fine il tuo rapporto con il cibo ti sarà chiaro quanto quello con le persone alle quali chiedi affetto.

1) Uno stato di ansia ti induce a mangiaredi più?
A. Mai
B. A volte
C. Sempre
2) Ti capita di paragonare le persone ai cibi: acido, dolce, piccante?
A. Mai
B. Qualche volta
C. Sempre
3) Dovendoti preparare una cenetta solitaria davanti alla televisione, tu:
A. Salti la cena
B. Spizzichi qualche cosa già pronto, tipo affettati presi dal frigorifero
C. Ti cucini qualcosa di appetitoso che ti piaccia come il programma che ti accingi a guardare
4) Ti è capitato di mangiare da solo\a e testimone che mentre mangi ti causi avvertire come la sensazione di avere un testimone che mentre mangi ti causi disagio?
A. Sempre
B. Qualche volta
C. Mai
5) I rapporti sentimentali ti soddisfano?
A. Sempre
B. Qualche volta
C. Mai
6) Ti capita di reagire con un blocco dello stimolo dell'appetito a una situazione di tensione?
A. Sempre
B. Quasi sempre
C. Mai
7) Quando litighi con una persona cara tendi a:
A. Fare una passeggiata, uscire di casa per distrarti
B. Cercare una persona amica per sfogarti
C. Mangiare qualcosa di buono per consolarti.
8) Dalla persona che ami preferisci ricevere:
A. Libri
B. Fiori
C. Dolci
9) Ritieni che ostentare indifferenza per il cibo sia:
A. Mancanza di gioia di vivere
B. Snobismo
C. Naturale 

Adesso controlla le risposte e a seconda del tipo di scelta che hai fatto, capirai qualcosa in più del tuo rapporto con l'amore e il cibo.

Risultati del test

Prevalenza di risposte "A"
Il tuo rapporto con il cibo è assolutamente normale, nel senso che è perfettamente naturale compensare, a volte, delusioni amorose gratificandoci con qualcosa che amiamo particolarmente mangiare. Per fortuna capisci anche che il cibo non è tutto, così come non lo è l'amore e un rapporto equilibrato con questi due aspetti della vita favorisce entrambe le cose. Non drammatizzi se fai una litigata con persone care, così come non dai troppa importanza a una "abbuffata consolatoria" o alla mancanza di appetito se un gesto d'amore non arriva: prima o poi saprai recuperare il giusto equilibrio senza farti condizionare da un giudizio negativo.

Prevalenza di risposte "B"
Soffri di tensioni affettive, di insicurezze che ti piace trasferire sul cibo.
Qualsiasi emozione viene trasferita sul piano fisico e tendi a "mandare giù", nel senso proprio fisico di ingoiare cibo, o a "bloccarti" fino a rifiutare di ingoiare qualcosa, nel senso di accettare, "digerire" un problema. Probabilmente in questo periodo hai una vita faticosa e non piena affettivamente, e tendi a scaricare sul cibo queste tensioni cercando aiuto o un alibi, come l'inappetenza. Perché qualcuno si accorga che in te qualcosa non va, e venga a darti più amore, più attenzione.

Prevalenza di risposte "C"
Sfoghi sul cibo le tue ansie, ma in realtà hai il controllo della situazione e non perdi mai di vista il tuo benessere. Rinunciare al cibo per attirare l'attenzione fa parte di una scelta precisa che, tuttavia, non arriverà mai a danneggiarti. Se mangi troppo per compensare una certa scontentezza affettiva è un "mangiare troppo" che corrisponde perfettamente, comunque al tuo carattere passionale e pieno di eccessi, che va, in amore, da una litigata alla passione più assoluta. Così passi dal rifiuto del cibo alla "abbuffata" soltanto perché vivi, per carattere, senza vie di mezzo, ma sai comunque gestire questi eccessi in un senso o nell'altro: senza che ti portino un vero danno psico - fisico.

Cibo e amore.
Dietro ogni scorretto o disordinato rapporto con il cibo ( si possono alternare nella persona attacchi di anoressia o bulimia), c'è sempre un legame affettivo irrisolto, oppure un difficile rapporto d'amore, una sofferenza che è di tipo sentimentale ma che si scarica sul cibo: esagerando o rifiutandolo si esprime comunque una difficoltà ad amare o essere amati. Se la sessualità fa paura, se si teme il rapporto con l'altro, si può arrivare a negarsi, a negare sé stessi come soggetti d'amore: si fanno sparire, dimagrendo, le curve che, nel caso delle donne, ne segnalano la femminilità, come se si volesse rifiutare la possibilità di essere oggetti di un interesse amoroso. Ma il cibo può essere anche un'arma di ricatto più o meno inconsapevole. Fin dai tempi in cui la mamma ci prometteva: "Se mangi la verdura avrai un regalo", il cibo è visto come segnale per attirare l'attenzione; "non mangio", oppure "mangio troppo", e dovrai darmi affetto, prestare attenzione a un problema nascosto che esprimo attraverso il cibo rifiutato o divorato, ma che non è mai rappresentato dal cibo: si tratta dell'amore.
Evitare di confondere il bisogno di cibo con quello di amore, avere un comportamento che tenga ben distinte le due cose, non è facile. Tutto parte da come sono state impostate le cose nell'infanzia. Se la madre o comunque le persone care, usavano il cibo come premio o strumento di ricatto, "Se sei buono ti preparo un dolce", è difficile scindere nell'adulto un binomio "cibo uguale premura".
Crescendo si innescherà un atteggiamento che identifica l'alimentazione con il piacere. Bisognerebbe sempre trattare il cibo per quello che è, e non far nascere nel bambino significati che possano presentarlo come surrogato di affetto: premiatelo con un giornalino, un gioco, ma evitate di identificare col cibo la testimonianza d'affetto.

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