Per sostenere la
nostra scelta consumista noi del Nord, che rappresentiamo appena il 23% della popolazione
mondiale, consumiamo l'80% delle risorse della Terra. Così condanniamo gli altri 2/3
dell'umanità a vivere nella povertà e ci apprestiamo a lasciare ai nostri figli un
pianeta inabitabile.
Ma a ben guardare noi siamo le prime vittime del consumismo perché siamo sommersi dai
rifiuti, ci ritroviamo addosso le malattie da sovralimentazione, siamo affetti da
centomila nevrosi a causa delle insoddisfazioni e della vita frenetica che conduciamo.
Dunque avremmo mille motivi per ricercare una forma di vita più sobria che non significa
ritorno alla candela o alla morte per tetano.
La sobrietà è uno stile di vita che sa distinguere tra i bisogni reali e quelli imposti,
che si organizza a livello collettivo per garantire a tutti il soddisfacimento dei bisogni
fondamentali con il minor dispendio di energia, che dà alle esigenze del corpo il giusto
peso, senza dimenticare le esigenze spirituali, affettive, intellettuali e sociali della
persona umana.
La sobrietà poggia su quattro imperativi che iniziano tutti per "R".
Il primo è RIDURRE, ossia badare all'essenziale.
Il secondo è RECUPERARE, ossia riutilizzare lo stesso oggetto finché è servibile e
riciclare tutto ciò che può essere rigenerato.
Il terzo è RIPARARE, ossia non gettare gli oggetti al primo danno.
Ma alla base di tutto ciò c'è un quarto imperativo: RISPETTARE. Solo sviluppando un
profondo rispetto per il lavoro altrui, impareremo a trattare bene le cose che ci rendono
possibile la vita. (...)
Per funzionare il nostro sistema ha bisogno di energia, cioè di petrolio.
Il consumo pro capite di un nordamericano è 31 volte più alto di quello di un afri-cano.
Se improvvisamente tutti i cittadini del mondo consumassero come i nord-americani, le
riserve mondiali di petrolio si esaurirebbero in 8 anni anziché in 50.
Per risparmiare energia, oltre a usare meno l'auto, si possono adottare altri mille
accorgimenti in ambito domestico: scegliamo elettrodomestici più efficienti, usiamo poco
lo scaldabagno, spegniamo le lampadine quando non siamo in stanza, usiamo lampade
fluorescenti, mettiamo i doppi vetri e isoliamo bene la casa. Infine compriamo il più
possibile in ambito locale per evitare lo spreco di carburante legato ai prodotti che
vengono da stabilimenti o zone produttive lontane.
Quando entriamo in un supermercato dobbiamo stare sulle difensive perché tutto è
organizzato per indurci all'acquisto: musica, esposizione degli oggetti, pagamento
cumulativo alla cassa. Un modo per renderci conto se compriamo come vogliamo noi o come
vogliono i supermercati e la pubblicità, è di tenere la contabilità della nostra spesa.
All'inizio di ogni mese, nella calma della nostra casa, potremmo programmare cosa ci
serve, escludendo le spese superflue. Poi, giorno per giorno, potremmo annotare cosa
compriamo davvero e a fine mese potremmo fare un confronto per verificare se abbiamo
rispettato la nostra programmazione.
Il movimento "Beati i costruttori di pace" propone questo metodo non solo per
allenarci ad evitare le spese superflue, ma anche per imparare ad assumere altre abitudini
di consumo e di risparmio che sono fondamentali per costruire un mondo più giusto. Per
questo la loro proposta è stata battezzata "operazione bilanci di giustizia"
(tel. e fax 041/5381479). (...)Ci siamo adagiati nell'abbondanza e l'idea di essere meno
ricchi ci spaventa. Nella nostra fantasia si affacciano immagini di privazioni e di
sofferenze. Il terrore ci pervade e facciamo dietrofront verso l' "isola del
più", che pur essendo popolata da mostri come le guerre, l'ingiustizia e il degrado
ambientale, ci dà un grande senso di sicurezza.
Ma quando siamo assaliti da questo terrore ricordiamoci che è possibile vivere bene pur
disponendo di meno. Basta affrontare la vita con un altro spirito e ridare agli oggetti il
loro giusto valore. Per cominciare proviamo a dare più spazio al dialogo, all'amicizia ,
alla partecipazione, alla riflessione, alla meditazione, perché è dimostrato che il
consumo è diventato una forma di compensazione della nostra insicurezza e della nostra
insoddisfazione affettiva, umana, sociale e spirituale. |