Lo scorso 26
aprile si è verificato un fatto clamoroso che è stato quasi del tutto ignorato dai mezzi
di informazione. Una scossa di terremoto piuttosto forte è stata avvertita in Sardegna;
per capirci, è come se avesse nevicato in pieno deserto, ma la notizia è passata
inosservata.
Eppure, per certi aspetti, è una notizia sensazionale. Ma come? Ci hanno sempre detto che
la Sardegna è una delle poche regioni italiane dove l'attività sismica è praticamente
nulla, e dopo una "botta" come quella del 26 aprile nessuno dice niente?
Nessuno, a parte pochissime eccezioni, chiede uno straccio di spiegazione al solito
esperto? Nessuno si pone il problema se certe convinzioni, che vengono presentate come
verità assolute, siano in realtà delle colossali balle? Sono sicuro che in materia di
terremoti si vada avanti con molti luoghi comuni e molti pregiudizi, a cominciare
dall'affermazione che non sia possibile prevederli.
Ricordo ancora con un certo fastidio quello che accadde il 7 febbraio 1998 nel corso di un
convegno dedicato ai terremoti. Un illustre relatore disse che chi sostiene sia possibile
prevedere i terremoti sia un imbroglione. Fui l'unico a contestare questa affermazione e
il relatore mi guardò come se fossi scappato da un giardino zoologico.
Capite? Se uno studioso cerca di trovare un sistema per salvare delle vite (è questo
l'unico scopo della previsione) per certi signori è un imbroglione.
Sono gli stessi signori che hanno sempre sostenuto che la Sardegna non è a rischio di
terremoto.
Di conseguenza, immagino che in quella bellissima regione le case non siano costruite
secondo criteri antisismici. Se poi il terremoto arriva lo stesso e quasi nessuno ne
parla, il problema nemmeno si pone.
Figuriamoci se qualcuno viene sfiorato dal dubbio e se non sia il caso di rivedere la
classificazione delle zone a rischio.
Troppo faticoso, come sarebbe troppo faticoso predisporre l'evacuazione di migliaia di
persone nel caso che qualche "imbroglione" sia in grado di prevedere un forte
terremoto.
Meglio andare avanti così, raccontando qualche balla al popolo, e pazienza se ogni tanto
ci scappa una strage.
|