Un libro che
vale la pena di leggere è "Perché io credo in Colui che ha fatto il
mondo" del prof. Antonino Zichichi, edizioni "il Saggiatore",
pubblicato nel 1999: si parla di due realtà, la Fede e la Scienza, a proposito delle
quali ogni essere umano anche "laico" o "profano" ha il dovere di
interrogarsi.
Il principio fondamentale che troviamo nell'analisi del prof. Zichichi è l'obiettiva
constatazione per cui "non esiste alcuna scoperta scientifica che possa essere
usata al fine di mettere in dubbio o di negare l'esistenza di Dio" (v.
retrocopertina). La dimostrazione è data dalla continua citazione del credente Galilei il
quale, fondando il metodo di analisi sperimentale che tuttora viene usato, si è posto con
un atto di Fede e di umiltà il problema di come il Creatore abbia deciso che la realtà
materiale che ci circonda funzioni. Affermava infatti Galilei: "La Natura e la
Bibbia sono entrambe opera dello stesso Creatore. La Bibbia è la parola di Dio. La Natura
è invece la sua scrittura" (pag. 48).
Le Tre Colonne (protone, neutrone ed elettrone) e le Tre Forze
(Elettrodebole, Subnucleare forte e Gravitazionale) fondamentali della Natura,
regolarità riscontrabili in ogni ambito della realtà materiale, rappresentano la Logica
seguita da Dio nel creare il mondo di cui noi facciamo parte. A tal senso, Zichichi
afferma in modo molto penetrante: "Noi siamo figli di Dio, non del Caos"
(pag. 24).
Vi è poi una confutazione - costruttiva, non distruttiva - della teoria di Charles Darwin
in quanto quest'ultima, prevedendo l'evoluzione della specie culminante con la discendenza
dell'essere umano dalla scimmia, presenta ancora degli anelli mancanti nei collegamenti
tra i successivi stadi evoluzionistici e quindi non può essere considerata credibile
secondo il metodo scientifico galileiano. Il darwinismo rappresenta quindi ancora
un'ipotesi, e non una tesi come la cultura, anche mass-mediatica, dominante sostiene.
Tuttavia anche nel caso venga dimostrata la teoria di Darwin, ciò non metterà affatto in
discussione l'esistenza di Dio e la realtà della Morte e Risurrezione di Gesù Cristo,
tesi che molti darwinisti ancora continuano a negare.
"L'Ateismo - afferma Zichichi - è una costruzione logica contraddittoria.
Essa infatti parte dalla negazione del Trascendente e affida tutta la sua credibilità al
rigore logico nell'Immanente. Questo rigore logico nell'Immanente vuol dire Matematica e
Scienza. Né l'una né l'altra riescono a dimostrare che Dio non esiste" (pag.
24). Il ragionamento del prof. Zichichi come potete notare è fine, ma il paradosso
dell'Ateismo risulta in fondo evidente.
Il marxismo cosiddetto scientifico, frutto del positivismo e del darwinismo sociale,
credeva di creare dei "dogmi" nell'Immanente, sintetizzabili nell'utopia che
avrebbe liberato l'umanità. Esso non solo non ha sconfitto la sofferenza dell'uomo -
anzi, abbiamo visto tutte le sue conseguenze negative in certi Paesi - ma, continua
Zichichi, con l'imposizione dell'Ateismo di Stato, non merita nemmeno l'aggettivo di
scientifico in quanto "la Scienza lascia l'uomo libero nella scelta tra Fede e
Ateismo" (pag.205).
Inoltre, e ciò è un dato di fatto indipendentemente dalla dimostrazione delle teorie di
Darwin, l'essere umano rappresenta l'unica forma di realtà vivente capace, tramite
l'uso del dono della Ragione, di sviluppare un metodo finalizzato a comprendere il
funzionamento del Creato. La stessa Ragione umana applicata al Trascendente ci dà la
Teologia, la quale altro non è che la lettura "razionale" della Fede.
Ciò che tuttavia colpisce principalmente è il discorso per cui a differenza dell'Arte -
peraltro amata dagli stessi Galilei e Zichichi - le cui opere possono aver origine da
sentimenti sia buoni che cattivi, la Scienza tramandataci da Galilei è in sé
un'attività che non potrà mai essere finalizzata al male, poiché si propone il nobile
fine di scoprire come funziona il mondo che ci circonda, e nasce quindi da un gesto
d'amore verso il Creato.
E' l'uso distorto delle scoperte scientifiche da parte della Tecnica, che lo
Scientismo dominante ancora erroneamente confonde con la Scienza, che può portare alla
distruzione del genere umano. Fu il regime nazionalsocialista di Hitler - a proposito,
l'obiettività della Scienza impone il totale rifiuto del razzismo - che ideò la bomba
che distrusse Hiroshima e Nagasaki sfruttando a scopi bellici l'importante scoperta della
fissione nucleare. Fu Stalin a dare il via al progetto della bomba-H, strumentalizzando a
fini distruttivi la fusione nucleare. Il credente Max Planck, fondatore della fisica
quantistica, ebbe un figlio assassinato dal nazismo avendo rifiutato di mettere le proprie
conoscenze a servizio della bomba a fissione. Pëtr Kapitza, scopritore della
superfluidità, fu ridotto dal regime stalinista sul lastrico poiché non volle dirigere
il progetto per la bomba a fusione.
La Scienza dovrà quindi trovare nella Fede un'indispensabile alleata al fine di porre
sotto rigore morale le sue applicazioni tecnologiche: il Manifesto di Erice di Giovanni
Paolo II, a cui molti scienziati hanno aderito, è il più importante passo in questa
direzione.
Da tener poi presente la denunzia da parte del prof. Zichichi per cui non ci troviamo
affatto in un'era della Scienza visto che molti ancora conoscono poco o nulla riguardo
alle scoperte della stessa, molte delle quali peraltro rimangono segregate nei laboratori
o in ambiti accademici.
Da citare anche la constatazione del merito della Chiesa cattolica nell'aver permesso al
nostro Paese di detenere la grande maggioranza del beni culturali a livello mondiale, e il
ricordo di Sandro Pertini che, nonostante il suo ateismo, conservava nello studio
presidenziale il Crocifisso, dichiarando di aver "un grande rispetto e una
profonda ammirazione per quell'uomo finito sulla croce per dire cose giuste"
(pag. 176).
La Scienza finalizzata all'Immanente e la Fede diretta verso il Trascendente possono
quindi coesistere e addirittura integrarsi a vicenda in modo da far sì che la Fede possa
orientare la Tecnica nello sfruttare le scoperte della Scienza in applicazioni pratiche
favorevoli, e non dannose, allo sviluppo dell'umanità. Parola di Antonino Zichichi. |