Un tempo, in
campagna, il giorno in cui si ammazzava il maiale era un giorno di festa, nonostante il
lavoro frenetico di uomini e donne: gli uomini a preparare l'occorrente all'esterno, le
donne in casa a far bollire notevoli quantità di acqua per pulire e pelare l'animale.
Tutto questo lavorio era coronato infine da una piacevolissima abbuffata di carne di
maiale cotta in padella e innaffiata dal vino migliore della casa. Io le ricordo come una
delle più gustose colazioni dell'anno. Un contadino di Montegherardo, che era rincorso
dalla miseria come una lepre da una muta di cani, finito il lavoro e consegnata la metà
del maiale al padrone, prese a sfogarsi con un vicino di casa per una situazione di
disagio da cui non riusciva a venirne fuori. L'anno precedente gli si era ammalato il
maiale di "carboncello" ed era stato costretto ad ucciderlo e a bruciarlo. Per
tutto l'anno era dovuto andare ad elemosinare, da parenti e amici, qualche chilo di lardo
per condire, con l'impegno di restituirlo l'anno successivo. La parte di maiale che gli
era toccata di parte sua non era tanto grossa e gli sarebbe bastata appena per restituire
il lardo avuto a prestito, pertanto gli si stava presentando un'annata non migliore della
precedente.
Il vicino lo ascoltò attentamente e, poiché era una vecchia volpe, gli consigliò uno
stratagemma per non restituire niente a nessuno.
- Ma come? - Domandò incuriosito quel poveraccio, che in fondo era un'anima onesta.
- Tu devi fingere che durante questa notte ti hanno rubato la pacca del maiale che hai
lasciato a tesare sotto la loggia. Ti alzi domattina verso le sei, sul far del giorno,
quando ancora sono tutti a letto, porti la pacca in casa, la nascondi; poi vai a bussare
per tutte le case del castelletto lamentandoti che ti hanno rubato il maiale.
La proposta non l'allettò molto, ma il bisogno incalzava a tal punto che finì per
vederci una soluzione ai suoi guai.
La mattina successiva il consigliere fraudolento, alle cinque era già all'opera e,
aiutato dal figlio, portò via da sotto la loggia la metà del maiale del vicino, la
nascose in casa e tornò a letto.
Quando, poco dopo le sei il proprietario si alzò per mettere in atto lo stratagemma, per
poi fingere il furto, non trovò più la sua pacca di maiale.
Sorpreso e disorientato da questo imprevisto, corse a casa del cattivo consigliere per
metterlo al corrente di questo fatto.
Bussò, chiamò, imprecò. Finalmente questi, fingendosi tutto assonnato, aprì la
finestra ed ascoltò, piuttosto infastidito, le lagnanze del derubato.
Ad un certo punto sbottò:
- Ma proprio a me lo vieni a dire? Sono stato io a dirtelo. Io ci credo che te lo hanno
rubato.
E l'altro insisteva:
- Ma la pacca del maiale sotto la loggia non c'è più.
E quello dalla finestra:
- Ma allora sei proprio tonto. Non devi dirlo a me; devi andarlo a dire a tutti gli altri
vicini. Io ci credo; è gli altri che devi convincere.
E questo sempre più disperato:
- Ma te lo giuro quant'è vero Iddio che me l'hanno rubato. Perché non ci vuoi credere?
E l'altro che ribatte:
- Ma io ci credo; sei tu che non capisci; devi andarlo a dire agli altri.
Questo dialogo fra sordi, perché non c'è più sordo di chi non vuol capire, sarebbe
durato ancora più a lungo se l'interlocutore, fingendosi arrabbiato, non avesse chiuso la
finestra, lasciando quel poveraccio nella più cupa disperazione.
Certo che, come scherzo non sarebbe stato brutto; purtroppo la persona che me lo ha
raccontato è certa che il fatto sia avvenuto realmente.
C'è da dire: povera Carità! Qualcuno non sa che cosa essa sia. |